INTERVIEW WITH NANDU POPU / "Sta tornu sarà il nono album dei Sud Sound System"

sss sta tornu

“SSSta tornu”: dove le tre esse che stanno tornando rappresentano quel trio salentino che da venti anni fa “presciare” la capu, lu core e lu corpu di moltissimi “vagnoni” e “piccinne” a colpi di raggamuffin dai messaggi forti. I Sud Sound System sono tornati. Il tanto atteso nono cd ufficiale: “Sta tornu”, composto da 19 tracce dallo stile dancehall con contaminazioni hip hop, dubstep, funk, rhythm & blues e che vanta addirittura collaborazioni con Capleton, nome mondiale della musica reggae, e con i nuovi talenti di Kingston Dr Evil e Alozade, uscirà il prossimo 10 giugno nei migliori negozi di dischi e negli store digitali.

Oltre a regalare gioia e puro divertimento durante le dancehall, fenomeno importato dalla cultura musicale jamaicana, ovvero quando “ne sciamu a ballare” senza freni i freschi ritmi reggaeggianti, possibilmente “annanzi al mare”, ci hanno insegnato tante cose. Ad esempio come sia essenziale il legame con la natura e che “ne basta lu sule” o avere come doni “lu jentu” e “lu mare” per essere felici.

Ci hanno fatto riscoprire le “radici ca tenimu” come presupposto per rispettare anche “quiddhre de li Paisi luntani”, per dare più valore alla nostra cultura.

Ci hanno incitato a difendere la nostra terra da ogni male: “Questa è casa mia, terra mia, lu Salentu no, nuh se tocca” e ad analizzare, criticare, combattere il sistema.

“Maledetti politici e corrotti che avvelenano la terra mia”: Don Rico, Terron Fabio e Nandu Popu sono sempre scesi in campo in prima persona perché quei Sound System anti-system, che hanno il Sud nel cuore e nel loro nome d’arte, ritengono che sia questa la vera “mission” di un’artista.

Non a caso li abbiamo visti abbracciare tante battaglie: da quella di Brindisi, insieme ai “No al Carbone” contro l’Enel, a quella di Taranto, insieme al “Comitato dei Lavoratori Liberi e Pensanti” e ai ragazzi di “Ammazza che Piazza” contro l’Ilva e per la riqualificazione della città. Hanno affiancato i GreenPeace e i NoTap e soprattutto hanno denunciato. Nandu Popu poi col suo libro “Salento fuoco e fumo” ha girato le scuole, le librerie, le piazze per svelare a tutti gli sporchi affari delle ecomafie, per spiegare come sia necessario lottare per il Sud e non limitarsi ad emigrare.

 

Del resto i loro live sono diventati momenti di rivendicazione e verità: per la liberazione del Meridione, per il superamento delle differenze tra le due Italie, per la bonifica dei territori inquinati, da Taranto alla Terra dei Fuochi. Oggi gli ambasciatori del reggae made in Salento sono pronti per far conoscere a tutti il nuovo progetto discografico, “Sta tornu”. Ne parliamo in anteprima per voi con Nandu Popu.

Nandu, perché “Sta tornu”?

“Sta tornu” perché stanno tornando i Sud con un nuovo disco dopo quattro anni, ma soprattutto perché sta tornando il Sud e la sua coscienza di popolo. Secondo noi il capitalismo occidentale dell’area Nord del mondo, compreso quello del Settentrione d’Italia, sta fallendo. Perché questo avvenga del tutto bisogna riprendere abitudini e tradizioni proprie della nostra terra: ad esempio riappropriarci delle campagne abbandonate. Questo non significa che dobbiamo impugnare di nuovo tutti le zappe perché ormai i tempi sono cambiati, abbiamo mezzi per aiutarci come i computer, le tecnologie, i trattori, ma semplicemente che dobbiamo riprenderci quei terreni ed applicare la scienza. Per farlo è necessario prima la bonifica totale del territorio visto come è stato ridotto. Quindi, “Sta tornu”: più che un ritorno alle origini, la continuazione di un lungo percorso.

I temi sono soprattutto quelli dell’impegno o non solo, Nandu? Il vostro target di riferimento restano soprattutto i giovani?

Premesso che il nostro percorso è sempre lo stesso di venti, dieci o quattro anni fa e “ne basta lu sule”, oggi come ieri, ai giovani vogliamo dire di costruirsi un mondo nuovo. Non è affatto vero che i ragazzi non hanno futuro come vogliono far credere le istituzioni. Anzi dalla crisi nasceranno occasioni migliori di quelle che abbiamo avuto fino ad oggi. C’è più consapevolezza in questo momento storico. Ad esempio dopo l’esperienza dell’Ilva di certo non manderemo più i nostri figli a morire la dentro ossessionati dal posto fisso, ne’ ci schiavizzeremo ancora per il politico o l’imprenditore. C’è aria di cambiamento che bisogna incentivare. I ragazzi sono la vera speranza su cui puntare, a cui lasciare carta bianca perché sicuramente svolgeranno un ottimo lavoro. Basti pensare ai ragazzi di “Ammazza che piazza” di Taranto che hanno creato una vera e propria avanguardia culturale consistente nel rivestire la propria città di bellezza. E così hanno bruciato l’Ilva, i Riva, i sindacati, il sindaco, il primo ministro. Hanno bruciato tutti come se li avessero infilati dritti nell’altoforno di quella fabbrica della morte! Dobbiamo emularli, creare intorno a questo modello una nuova società dove i cittadini si occupano attivamente di ogni problematica e di far valere i propri diritti, senza aspettare ed illudersi con le promesse del politico di turno. Occorre scendere in piazza per “pulirla” o presidiarla con la presenza umana e fisica, non soltanto con le parole. E noi Sud Sound System sorreggiamo con ogni mezzo questa mentalità.

Cosa ci anticipate sui brani di “Sta tornu”? Quale è la vera essenza del vostro nono disco?

Non ci dimentichiamo che siamo nipoti dei tarantati. Per noi l’essenza del disco sta nel supportare le istanze in cui crediamo attraverso la musica che è ”La megghiu medicina”, la risposta ad ogni male. Di certo la sua funzione non è quella di crescere degli “stronzetti” che andranno a partecipare a ridicoli talent show in televisione. Le tematiche del disco sono sempre in perfetto stile Sud Sound System: dalla società, all’ambiente, alla rabbia dei giovani che vogliono un lavoro, presenti in brani come “Roja”, un inno d’amore in spagnolo per la nostra Terra venduta a bassissimo prezzo e “Nazione strana”, una critica verso l’Italia che cela atti mafiosi, imbrogli e che accentua sempre più le disparità fra Nord e Sud.

Fumo nell’anima, uno dei brani del disco, si riferisce all’Ilva?

Non solo. In “Fumo Nell’Anima” col fumo non si intende soltanto quello di fabbriche killer come l’Ilva di Taranto, ma anche il fumo delle falsità propinateci quotidianamente e che annebbiano la mente in modo da impedirci di conoscere la verità.

Come difendersi da tutto questo?

Con l’amore, la gioia e la voglia di ripartire. Non a caso la maggior parte dei brani sono con accordi in maggiore, quasi a rappresentare la colonna sonora di chi si sente positivo e vuole avere un ruolo attivo. Su questa lunghezza d’onda nascono ad esempio “Do parole”, tipica ballata d’amore anni ’60 o la title-track, che racconta di una band che torna in scena cercando di portare al mondo le esperienze della sua gente. L’album, impreziosito dalle musiche della Bag a Riddim Band e dalla tromba di Cesare Dell’Anna, è per la maggior parte cantato in dialetto perché come sempre il salentino costituisce la nostra fortuna e la nostra spada. Non mancano però esperimenti in lingua straniera. Per il resto vi aspettiamo il 10 giugno!

Eugenia Conti

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