INTERVISTA CON ASIAN DUB FOUNDATION (ita version)

12671614_526742460837954_3871454317566104227_o

Abbiamo incontrato la celebre formazione britannica Asian Dub Foundation lo scorso dicembre a Conversano (Bari) presso l’affascinante struttura di Casa delle Arti, spazio abbandonato che è stato recuperato per oggi promuovere interessanti eventi culturali. La band, sulla scena musicale internazionale dal 1993 e famosa per essere da sempre sensibile al messaggio antirazzista, specialmente quando negli anni ’80 nel Regno Unito c’erano delle forti tensioni anti-asiatiche, ha tenuto un bellissimo e particolare live nel centro poli-culturale pugliese. In occasione infatti del ventennale del cult cinematografico la Haine (L’Odio) di Mathieu Kassovitz, annoverato al trentaduesimo posto nella classifica stilata da Empire Magazine dei “Migliori 100 film nella storia del Cinema”, il gruppo ha riproposto dal vivo le musiche della sound-track di cui sono autori mentre la pellicola veniva proiettata su un maxi schermo alle proprie spalle. Lo spettacolo è stato unico. Le scene crude e violente che scorrevano in sequenza e che avevano come protagonisti i ragazzi disagiati dei quartieri ghetto francesi in perenne guerra contro le forze dell’Ordine, dipinte con grande crudeltà ed autori dell’assassinio di uno di questi giovani emarginati, sono state unite alla potenza della musica live grazie all’enorme talento di tre dei musicisti del gruppo ovvero il batterista Brian Brainfair, il chittarista Chandrasonic e il bassista Dr.Das. Abbiamo avuto il piacere di intervistare gli ultimi due, rispettivamente militanti nella formazione dal 1994 e dal 1993.

12308386_974748125929043_3851754209517542061_n

Come mai 22 anni fa decideste di chiamarvi Asian Dub Foundation ?

Il nome venne dato ben 22 anni fa dal primo dj della formazione. Asian perché i componenti del gruppo erano quasi tutti asiatici, dub perché era uno dei generi che più trattavamo e Foundation perché volevamo dare l’idea non di un semplice complesso musicale, ma di un vero e proprio collettivo in cui più teste fondevano le proprie idee e creavano sinergie artistiche e militanti. Era anche un’opportunità per i ragazzi dei quartieri più disagiati con del talento di poter trovare uno spazio in cui esprimersi attraverso la musica.

Cosa potete dirci circa il messaggio anti-razzista che ha da sempre caratterizzato la vostra band ?

Prima era diverso da ora. Eravamo molto più giovani, molto più incazzati contro il Sistema. Abbiamo sempre scelto di trattare argomenti impegnati politicamente e socialmente. Si pensi al singolo “Fortress Europe” in cui attaccavamo l’Unione Europea riguardo alle politiche sulle immigrazione. L’antirazzismo è sempre stata una costante della nostra band, che nel Regno Unito ha promosso tantissimi live in favore delle minoranze. Oggi nelle grandi metropoli come Londra in cui convivono tranquillamente più etnie e c’è davvero un meltin’ pot di popoli c’è però il fenomeno della globalizzazione. Quest’ultima ha aspetti negativi e deleteri come la speculazione, la brama di potere, il monopolio assoluto delle istituzioni politiche ed economiche tipo le banche sulla vita della gente comune. Ma ha anche aspetti positivi perché ha portato al progresso in tutte le arti, anche nell’evoluzione del suono.

Come è avvenuta l’evoluzione del vostro sound che è un cross-over di generi che spazia dal reggae al dub passando per il punk ed il rap hardcore?

Diciamo che amiamo più generi e con gli anni abbiamo sperimentato ed approfondito varie sonorità fino a creare quello stile unico non catalogabile in un modello musicale predefinito. Poi ogni influenza artistica e sonora unitamente ai nuovi musicisti che sono entrati a far parte della band hanno contribuito a dare il proprio apporto all’evoluzione del sound. La nostra musica è fondamentalmente reggae e dub abbinata alle volte al punk, al rap militante o alla tradizionale ritmica indiana.

La ritmica indiana è un’influenza musicale che deriva dalle vostre origini. E tante sono state le manifestazioni in favore dei diritti delle minoranze asiatiche che avete proposto. Pensate che la musica sia il giusto mezzo per la Rivoluzione?

La musica può sicuramente essere un ottimo canale per sostenere istanze rivoluzionarie. Tuttavia ritengo che ad oggi al West non sia utilizzata per questi fini. Attualmente questa nobile arte sta diventando sempre più un business e il messaggio passa in secondo piano. In altre parti del Pianeta dove c’è la vera povertà la musica ha ancora la sua funzione nella presa di coscienza e di consapevolezza ma qui in Occidente ogni giorno perde un po’ di più la sua essenza.

Quali sono i vostri progetti futuri. Un saluto per Gege Vibes

Il futuro è incerto e non è dato saperlo. (Ridiamo, ndr) Sicuramente musicheremo la colonna sonora di un altro film e come sempre nonostante il tour e l’uscita del nostro ultimo progetto More Signal More Noise (2015) non possiamo fare a meno di riunirci in sala di registrazione.

Big up Gege Vibes from South Italy and thank you all the audience for the special atmosphere of tonight in Conversano !

Eugenia Conti

 

 

 

 

(Visited 163 times, 1 visits today)