ROTOTOM SUNSPLASH DAY 05 / Inner Circle e Dub Inc : è magia al Festival

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Grande quinta giornata del Rototom Sunsplash a Benicassim in Spagna. Quattro i nomi che si sono esibiti sul main stage del 17 agosto : the Congos, Gentleman & Dub Club, Inner Circle e Dub Inc.

I Congos sono una formazione storica jamaicana. Reggae band dagli anni ’70 possono essere annoverati tra le leggende del genere. Lo show è stato molto coinvolgente e piacevole. Il sound della band d’altronde era ottimo. Abbiamo incontrato il gruppo after show e conoscendoli un po’ da vicino abbiamo potuto constatare la loro umiltà. Nonostante gli oltre trenta anni di carriera i Congos sono persone alla mano e che amano interagire con i propri supporters. Potremo approfondirne la storia nell’intervista video che uscirà a breve sul nostro portale.

Sul main stage è stato poi il turno di Gentleman & Dub Club. Il noto reggae singer made in Uk si è esibito in un interessante live con un sound del tutto rinnovato, con una nuova band molto più dub ed è stato apprezzato positivamente dalla massive. L’artista ha girato quest’estate diversi dei Festival più importanti di Europa e si riconferma una personalità versatile e dallo stile poliedrico.

Il terzo gruppo a calcare il palco principale del Rototom Sunsplash è stato Inner Circle. I veterani jamaicani hanno colpito dritto al cuore tutti gli appassionati della musica originaria dell’isola.

Il Festival si è tinto di magia quando gran parte degli spettatori hanno cantato a squarciagola i brani più celebri di Inner Circle, che si sono aggiudicati un posto ben preciso nella storia di queste sonorità.

A chiudere in bellezza la serata la nota reggae band francese Dub Inc che ha letteralmente travolto il pubblico con un fantastico show. Acclamatissimi da tutti, il gruppo di St. Etienne ha dimostrato ancora una volta quanto sia seguito in tutta Europa. I cantanti sono stati perfetti e veri trascinatori di folle. Un momento molto raggamuffin è avvenuto quando, durante il live dei Dub Inc, è salito sul palco per un brano Skarra Mucci, artista franco jamaicano e autore dell’ultimo cd “Dancehall president”.

Il finale dello show è stato dei migliori con una fortissima risposta da parte delle migliaia di persone presenti.

Terminati i live è stato doveroso spostarsi in area dancehall dove il jamaicano Freddie Kreuger dei Killahmanjaro ha tenuto i controlli della console per poi lasciare il microfono allo stesso Skarra Mucci che ha tenuto una performance di un’ora in cui scatenarsi e sprigionare la propria gioia attraverso la danza è stato il minimo.

Il nostro diario di bordo Rototom Sunsplash continua con la sesta serata che ha visto come protagonista estremo l’amatissimo cantante franco-spagnolo Manu Chao assieme alla sua validissima band La Ventura.

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RECORD REVIEW / Orchidee di Ghemon (2014)

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Prima di partire con l’analisi vera e propria del disco credo sia necessario premettere che tra questa recensione e l’uscita dell’album c’è più di un anno e mezzo di distanza. La cosa può sembrare ininfluente ma in realtà è determinante perché quelli che a un primo ascolto del disco potevano sembrare degli spunti ora con il passare del tempo e con l’evolversi della carriera di Ghemon sono diventate delle vere e proprie certezze. Ma andiamo per gradi.

Orchidee è la quarta fatica solista (non contando i due mixtape) di Gianluca Picariello, in arte Ghemon uscita il 27 maggio 2014 per Macro Beats. A un primo approccio il disco già ci mette davanti ad una domanda importante: in quale genere musicale possiamo catalogarlo precisamente. Probabilmente questa nessuna risposta sarebbe completa.

L’aspetto che colpisce di più è relativo ai beat, tutti suonati da musicisti di qualche band: Fabio Rondanini ed Enrico Gabrielli dei Calibro 35, Patrick Benifei dei Casino Royale, Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours, solo per citarne alcuni dei più famosi.  C’è da dire che non è questa la particolarità che allontana Orchidee dall’essere considerato un disco strettamente hip-hop (l’esperimento dei beat infatti era da anni già più che riuscito in America), ma ci sono altri fattori che deviano dalla norma. In primis le produzioni affidate a Marco Oliva e Tommaso Collivi ( anche quest’ultimo Calibro 35) che pur mantenendo una base prettamente hip-hop lasciano comunque intravedere la contaminazione da u panorama musicale diverso. La seconda caratteristica invece riguarda proprio il cantato di Ghemon che non si limita più soltanto a intonare ritornelli più melodici, come era stato in passato, ma a cantare su tutta la traccia fino ad arrivare a un pezzo come Veleno, in cui il rap non c’è proprio.

Analizzando il disco track by track troviamo subito il singolo “Adesso sono qui”, nonché primo pezzo scritto per l’album che fa un po’ da manifesto programmatico per il “new Ghemon”. Con lo sguardo sempre concentrato il cantante è a metà tra il mondo personale di Gianluca e quello artistico di Ghemon, realtà che si compenetrano e che possono creare malinconia (Fuoriluogo ovunque) oppure orgoglio per ciò che si è costruito (Nessuno vale quanto te) accompagnato dall’ansia di fare qualcosa di nuovo (L’ultima linea). Più generalmente al centro dei brani c’è sempre una certa introspezione che a volte si sofferma sull’amore (Crimine, Da lei), altre volte su abitudini e rapporti con gli altri (Quando imparerò, Il mostro, Smetti di parlare). Alcuni brani sembrano scritti guardandosi intorno, anche con una punta d’amaro (Tutto sbagliato, Ogni benedetto giorno), oppure descrizioni di un pomeriggio di noia (Pomeriggi svogliati).

 

Ma riprendendo quello che abbiamo detto all’inizio, quali sono gli “spunti” presenti in questo disco trasformatisi in certezze? Orchidee sembra essere il disco della liberazione di Ghemon che finalmente è riuscito a fare quello che effettivamente gli piace, quello che ha sempre voluto dopo un lungo periodo di crisi. Non a caso in PTS pt.2 diceva “Non ho mai sopportato l’idea di stare fermo, in coda nella stessa fila in eterno” e se quel pezzo preannunciava tanti cambiamenti che poi ci sarebbero stati, questa frase nello specifico rappresenta la maturazione dell’idea di creare proprio l’album Orchidee. Il rapper avellinese ha raggiunto ora una nuova fase in cui è più libero di esprimersi ed in cui è la sua musica a farla da padrona, completamente slegata a canoni già fissati e a cliché ai quali attenersi. Un assaggio di ciò che potrà riservarci in futuro possiamo averlo già dai suoi live che portano sul palco questa evoluzione e questa ricerca di nuovi modi di comunicare al pubblico, senza far dimenticare ai più appassioanti che sul palco c’è  sempre e comunque un Mc che rappa e peraltro benissimo. In Orchidee di rap ce n’è tanto, di soul e blues anche. La bella musica non manca. E va benissimo così.

Tracklist

  1. Adesso sono qui – 4:06
  2. Quando imparerò – 3:26
  3. Da lei (Con lo scudo e la spada) – 3:35
  4. Fuoriluogo ovunque – 3:53
  5. Il mostro – 4:00
  6. Smetti di parlare – 3:44
  7. Tutto sbagliato – 4:00
  8. Nessuno vale quanto te – 3:58
  9. Ogni benedetto giorno – 3:17
  10. Crimine – 4:05
  11. Pomeriggi svogliati – 3:04
  12. Veleno – 3:09
  13. L’ultima linea – 3:18

 

Corrado Tesauro

CONCERTS / In Salento oggi si da il via all'edizione 2016 de La Focara Festival

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Anche quest’anno al via il secolare festival de “La Focara” celebrato annualmente a Novoli nel Salento. L’edizione 2016 del “FócaraFestival” comincerà da oggi fino a lunedì. La “focara”, termine che indica un falò di grandi dimensioni, ha origini antichissime, legate all’importanza del fuoco per i pagani.

La manifestazione, richiamando un arcaico rito pagano di consacrazione e purificazione, si svolge infatti di fronte a un grandissimo falò, il più grande d’Europa, che si accende il 16 gennaio, giorno della vigilia della festa del patrono della città, Sant’Antonio Abate.

Una tradizione che si perpetua nel corso degli anni e che sarà arricchita dai bellissimi interventi musicali che si susseguiranno sul grande palco situato proprio di fronte alla montagna di fuoco. Ad allietare ancora di più l’evento i vari stand in cui è possibile degustare i prodotti enogastronomici tipici del posto e diversi capannoni adibiti per ballare per poter continuare la festa una volta terminati i live.

Qui di seguito riportiamo il programma musicale del week-end :

16 GENNAIO 2016
Ore 20.00 Piazza Tito Schipo Accensione Focara. Spettacoli pirotecnici .

Dalle 21.30 Piazza Titov Schipa Focara Festival

Main Stage: Funketti, Fanfare Ciocarlia, Passione tour, Dengue Dengue Dengue, Mad Professor ft. Brother culture, Electro Tent.

Dalle 23.00 Swat Party Capibara Buraka Som Sistema

17 GENNAIO 2016
ore 19.00 Teatro comunale Lectio magistralis Vittorio Sgarbi Il fuoco nell’arte e Sant’Antonio

dalle 21.30 Piazza Tito Schipa Focara Festival

Main stage : Teenage, Riot, La Municipal, Nneka, Subsonica, Prince fatty and Horseman ft. ,Shniece Electro Tent,
Dj Beta, Mad Dopa

Eugenia Conti

 

ADDIO PINO DANIELE / Clementino dedica un brano rap al suo maestro su Youtube

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A caldo aveva scritto sulla sua pagina Fb: “Maestro mio, porterò con me i preziosi consigli che mi hai dato , terrò custodito con cura quel regalo che mi hai fatto così le parole delle tue canzoni saranno trasmesse da generazione in generazione ancora di più …  Nel tuo ultimo concerto a Napoli io ero con te sul palco , ero nell’ultima canzone in scaletta ,e ti ho accompagnato io dal palco ai camerini, l’ultima volta che sei sceso dal palco a Napoli l’hai fatto con me …. Non lo dimenticherò mai più.

Non dimenticherò quella volta che sono entrato nel tuo camerino e tu stavi provando con la chitarra la mia canzone “o’vient” e mi dicevi : “Disgraziato questa canzone è bellissima!”. Terrò vivo il tuo ricordo nella mia musica…per sempre…promesso! Ora riposa in pace Zio Pino ! By quel “disgraziato mascalzone” come mi chiamavi tu”.

Ma poi Clementino non ce l’ha fatta a non dedicare a Pino Daniele un rap. Una canzone dal testo profondo e commovente nata in poche ore e che su tube ha raggiunto in poche ore 300mila visualizzazioni. Nell’impeto dell’emozione e del dolore il rapper ha aperto il suo cuore commuovendo tutti, ma soprattutto trasmettendo il forte messaggio che la musica di Pino si continuerà a tramandare di generazione in generazione soprattutto grazie agli allievi del Blues Man tra cui egli si annovera in primis. Un vero e proprio addio in strofe: un ultimo ringraziamento a chi l’ha tanto aiutato e un ultimo saluto a un personaggio importantissimo della sua Napoli, paragonabile a Troisi, Totò e De Filippo, che fisicamente va via per sempre. Ma come nell’animo di ogni napoletano anche in quello della Iena c’è la ferma convinzione che Pino sarà sempre vivo nei cuori di tutti e presente in ogni angolo, suono e colore della città.

 

Qui di seguito riportiamo il testo, ovviamente in napoletano.

Ti vec si guardo ‘o mare
si nu ricordo ca rimane pe sempre
pecché si Napule
t’ piens si guardo o cielo
si nu ricordo ca rimane p’ semp
E mo Pinù nun c’ stai cchiù
t sent rint e testi re canzoni

rint e “vers” ca faciv tu
p’ Napoli e po sud, p’ l’italia
e tutto o munn a me me piace o blues
e raccontat over
che r’è la terra mi
una “tazzulella” e stu caffè e passa appucundrìa
ca sigaretta acopp e quanno chiove è ‘na magia
anema e core e cu a chitarra a fatt a sti poesie
“je so pazz e non me scassat o’cazz”
mo s’arrevota ‘o rione e tutti abbasc’ o palazzo
salutami a Totò, a Massimo e pure a Eduardo
t’ penso ind a sti note si m sento “quando quando”
Napoli è na carta sporca, Napoli è mille culure
e c’e lassàt ind a sti vic nir c’a paur
e si “ogni scarrafone è bell a mamma soia” sicuro
allora ‘a voce e sti criature resta ‘o futuro

Ti vec si guardo ‘o mare

si nu ricordo ca rimane pe sempre

pecché si Napule
t’ piens si guardo o cielo
si nu ricordo ca rimane p’ semp

t’ piens si guardo o cielo
si nu ricordo ca rimane p’ semp
Vir Comm s’ cagn over,

Gesù, Gesù non te ne accorgi più, guagliò

Ti vec si guardo ‘o mare

si nu ricordo ca rimane pe sempre

pecché si Napule

Io dubbi più non ho fra’ che Dio ti benedica
che male c’è se adesso ‘sta canzone è la mia amica
un deserto di parole, non calpesto i fiori
vuless’ essere aller cu spiniello ca fori
chi tene o mare cammina a vocca salata ‘o sai
che simm “neri a metà”, “yes i know my way”
i sto vicino a te ma tu resta cu’ me
e guardo dai balconi di Napoli si è morto u rre
stanotte è sonato o telefono e ‘a notizia eccir
i stev int all’albergo scetàt senza rummì
m’e lasciat ‘mmocc l’amaro e chi nun pò fuji’
sacc’ ca si fiero ‘e me e mo m’aggia fa sentì
‘o nomm toj rimarrà impresso int’ a sti vie
int a sti cap, int a sti disch ra canzone mi’
Grazie per i consigli mi danno coraggio
voglio dire solo “Zio Pino” ora fai buon viaggio.

Ti vec si guardo ‘o mare

si nu ricordo ca rimane pe sempre

pecché si Napule
t’ piens si guardo o cielo
si nu ricordo ca rimane p’ semp

t’ piens si guardo o cielo
si nu ricordo ca rimane p’ semp
Vir Comm s’ cagn over,

Gesù, Gesù non te ne accorgi più, guagliò

Ti vec si guardo ‘o mare

si nu ricordo ca rimane pe sempre

pecché si Napule

Porterò con me i preziosi consigli che mi hai dato
e terrò custodito con cura quel regalo che mi hai fatto
così le parole delle tue canzoni
saranno trasmesse di generazione in generazione ancora di più
terrò vivo il tuo ricordo nella mia musica per sempre, promesso
ora riposa in pace Zio Pino
by Quel disgraziato mascalzone
come mi chiamavi tu..”

 

ADDIO PINO DANIELE / Il ricordo di amici e figliocci: da James Senese a Tullio De Piscopo

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Un pezzo di storia della città ci ha lasciato, una pietra miliare che ha fatto cantare assieme figli e genitori di diverse generazioni oggi ci abbandona per sempre: il nostro amato Pino Daniele. Una notizia che ha choccato tutti quanti nel mondo della musica e non, ma che in primis ha colpito i fans della sua patria, della sua Napule dai mille culure. Milioni di persone, me compresa, hanno vissuto questo lutto come la perdita di una persona molto prossima o di famiglia. Il secondo duro colpo è stato inferto al cuore della città dopo la prematura scomparsa di Massimo Troisi avvenuta nel 1994. Piange anche chi non l’aveva mai conosciuto o nemmeno avvicinato semplicemente perché Pino era un manifesto, era un punto di riferimento essenziale nelle vite di tutti coloro che lo stimavano e supportavano. Ma soprattutto con la sua voce, la sua chitarra e la sua musica sapeva perfettamente come toccare le corde più profonde dell’anima umana. Per ricordarlo al meglio, ci sembrava giusto riportare di seguito gli ultimi saluti al cantante di alcuni tra i suoi colleghi più vicini, tra i suoi fratelli di Napoli Centrale e tra i suoi allievi più cari:

James Senese – Con lui se ne va una parte di me. Ho sempre dedicato una parte della mia musica a lui e sarà sempre così”

Tullio De Piscopo – Non mi sento tanto bene adesso. Sto aspettando il dottore. L’ho sentito tre giorni fa. Era più che un fratello per me. Non me lo aspettavo.

Enzo Avitabile – Pubblicando su Fb il suo brano con Pino Daniele “E’ ancora tiempo”: “…E coccheccosa nun more ma resta…” R.I.P.”

Teresa De Sio – Tra i maggiori artisti che hanno portato Napoli da un’epoca a un’altra, è stata un traghettatore. Le sue canzoni rimarranno nelle mura delle case, nell’aria, resteranno per sempre”

Clementino – “Non ci voglio credere… Maestro mio, porterò con me i preziosi consigli che mi hai dato , terrò custodito con cura quel regalo che mi hai fatto così le parole delle tue canzoni saranno trasmesse da generazione in generazione ancora di più …Terrò vivo il tuo ricordo nella mia musica…per sempre… Ora riposa in pace Zio Pino ! By quel “disgraziato mascalzone” come mi chiamavi tu.”

Rocco Hunt – Il mattino non è mai stato così amaro. Ci incontrammo a Radio Deejay la prima volta, mi presentai e tu dicesti: “Guaglió sei fortissimo a scrivere!”… Io saltellavo dalla gioia, Pino mi aveva fatto i complimenti! Poi la promessa di un concerto insieme nella tua Napoli… Mai avrei voluto immaginare che fosse stato l’ultimo. Zio Pino ci ha lasciati qua! Fiero di averti conosciuto maestro… Quella promessa che mi avevi fatto non la dimenticherò mai. Ossaje comm’ fa o Core!”

Edoardo Bennato  – sul suo profilo privato condividendo la versione di Napule è di Pino Daniele ed Eric Clapton:”Hai Inventato il Blues Partenopeo, Hai detto allo Stato nel 1977 Come la Pensavi , con il Tuo Verismo ci Hai Fatto Vibrare l’ Anima , ADDIO PINO ADDIO BLUES 19 / 3 / 1955 4 / 1/ 2015 R.I.P……………COMBAT ROCK …….”

Sempre Edoardo, sulla sua pagina pubblica: “Due anni fa avremmo dovuto tenere insieme un concerto allo Stadio San Paolo per l’addio al calcio di Fabio Cannavaro; sarebbe stato un bellissimo momento per suonare insieme, ma purtroppo i problemi per il campo hanno impedito questo nostro progetto… Sul cellulare ho ancora i messaggi che ci siamo scambiati una settimana fa per le feste e ora questo enorme dolore e rimpianto per un grande amico e un grande musicista napoletano. Ciao Pino.”

Enzo Gragnaniello –  Quante emozioni abbiamo provato in questo momento, tante ne abbiamo trasmesse ai nostri amici del pubblico. Grazie Pino.

Lucariello – E cu ‘e spall’ sott ‘e casce nun se sente cchiù l’addore ‘e mare… R.I.P.

Nino D’Angelo – I mille colori di Napoli hanno perso la loro voce, ciao Pino

99 Posse – (riferito a Pino e a Massimo Troisi) ci piace pensare che adesso vi state prendendo ‘na tazzulella ‘e cafè assieme


Un fiume di pianto o una valle di lacrime non basteranno mai a colmare il vuoto che il Maestro per antonomasia ha lasciato dentro ognuno di noi e all’interno dello scenario musicale del Paese. Perdiamo il “Blues Man” più forte di tutti i tempi e la sua assenza già manca troppo. E’ come un’epoca che finisce. Ma il vero patrimonio che ci resta nelle mani e che appartiene a tutti quanti è la sua musica, la sua fantastica discografia. Un tesoro che contribuiremo sempre a diffondere e a trasmettere alle nuove generazioni affinché il già immortale Mascalzone Latino possa continuare a vivere in eterno.

Eugenia Conti

POST PRIMO MAGGIO / Le nostre riflessioni dopo il concertone di Taranto

Qualche riflessione dopo il primo maggio a Taranto e dopo il concerto”Si ai diritti, no ai ricatti”.

Anzitutto è stato uno spettacolo senza precedenti. Più di 180000 persone presenti e nulla da invidiare al tradizionale concerto annuale di Piazza San Giovanni a Roma.

Non a caso molti artisti dalla capitale cominciano a inviare sms ai propri colleghi dal contenuto: “Qui è una noia, dovremmo essere a Taranto anche noi”.

In secondo luogo cosa dire della Cisl che invece di preoccuparsi delle problematiche derivanti dall’Ilva, come doveroso da parte di un sindacato, si è preoccupato di definire l’evento “saga di paese” rispetto a Roma?

Il concerto di Taranto aveva una ratio ed un senso ben precisi: gente del Sud unita per lottare per i propri diritti, per far rinascere la propria città, per urlare dalle 15,00 alle 02,00 di notte “Taranto libera”, insieme ai cantanti.

Alle 14,30 si è capito subito, con Caparezza, che si trattava di un momento importante. Poi l’attore Michele Riondino, direttore artistico insieme a Roi Paci. E quando mai a Roma si è vista un’apertura così? ”Signor presidente del consiglio, signori ministri, signor presidente della Regione, signor sindaco e signori sindacalisti vi continueremo a maledire ogni giorno per tutto ciò che potreste fare e non fate. Ci sarà il giorno in cui le voci che avete soffocato riusciranno a farsi sentire. Siamo vicini a quella data”.

Dopo una serie di gruppi emergenti, si alternano negli show i Big: Fiorella Mannoia, Tre allegri ragazzi morti, Vinicio Capossela, Mama Marjas, Fido Guido, Sud Sound System, 99 Posse, Afterhours e tantissimi altri.

“Il lavoro è un nostro diritto, ma lo è anche e soprattutto la salute”, dice Fiorella Mannoia.
“Ilva is a killer. Se ci uniamo concretamente tutti e 100000 quanti ne siamo otterremo i cambiamenti. Perché gli abitanti di Taranto non devono morire. Devono credere ancora nella vit.”, grida sul palcoscenico la grintosa e tarantinissima Mama Marjas.
È poi il turno dei Sud Sound System: “Questa è casa mia, terra mia, Tarantu, no, nuh se tocca”. I tre salentini hanno esortato il pubblico a riprendersi la propria terra dalle mani degli impostori.

Standing ovation per i 99 Posse, i quali operano un parallelo tra Taranto e Napoli. Una rappresentanza molto forte, la loro, che hanno accusato potere precostituito e polizia.

Tra un’esibizione e l’altra intervengono diverse realtà e movimenti ecologici nazionali: “No al Carbone Brindisi”, “Coordinamento Acqua Pubblica Abruzzo”, “No Triv Basilicata”, “Via il Carbone La Spezia”, “Terra dei Veleni-Crotone ci mette la faccia”. Ognuno racconta le proprie storie, le proprie problematiche, le proprie battaglie e la folla ringrazia con il proprio calore.

Mentre la “fabbrica della morte” fuma in lontananza con i propri veleni e vapori, a poca distanza c’è una distesa infinita di gente proprio all’interno di un luogo emblematico: il Parco Archeologico delle mura greche. Proprio in quello scenario ricco di storia, i tarantini rivendicano la propria identità, la propria appartenenza e desiderano il ritorno agli antichi splendori, come quando Taranto era una delle colonie più belle e importanti della Magna Grecia. Basta abusi, vogliamo tornare a respirare e a vivere il futuro con speranza. Provincialismo o semplice senso di giustizia?

Eugenia Conti