INTERVIEW WITH MARIOTTO MC / "Dall'epoca delle Posse militante in note per il mio quartiere Bagnoli"

mariotto mc

In questi giorni è in ruolo un po’ insolito, quello di attore – interpreta un pusher – nel nuovo film di Antonio Capuano, Bagnoli Jungle, le cui riprese finiranno il 30 maggio (nell’immagine una foto del set, con Mariotto e sullo sfondo Capuano). Ma Mariotto Mc è soprattutto musica militante: canta dai primi anni ’90, da ben ventidue anni, e ha vissuto a pieno la scena Posse di allora.

Nominato “erede spirituale” dai 99 Posse, Mariotto racconta nei suoi versi le problematiche e i disagi della classe operaia, tenendo sempre a cuore le sorti della sua Bagnoli e militando concretamente con i ragazzi della zona per combattere le problematiche da cui è afflitta. Tra l’altro, l’mc ha il merito di essere tra i primi a Napoli ad aver portare la situazione della dancehall e ad avvicinarsi a certe sonorità jamaicane e a ritmi reggaeggianti, in un periodo in cui il rock ed il metal dominavano come generi musicali indiscussi. A favore di una mescolanza di generi, come espressione della versatilità che ha sempre contraddistinto la musica napoletana, si riconosce nell’hip hop, ma non nel fenomeno di tendenza che è diventato oggi. “La musica è avere qualcosa di importante da dire, ma solo chi è cresciuto sui marciapiedi può averne”, ci spiega sfoderando subito il suo animo militante-antagonistico.

I 99 Posse ti hanno nominato erede ideale della loro musica. Qual è il tuo rapporto con loro?

Siamo amici da ventidue anni e abbiamo sempre percorso la stessa strada sia ideologica, che musicale. Ciò che più ammiro in loro oltre all’innegabile talento è la costanza che hanno mantenuto in tutti questi anni di carriera. Al di là dell’affetto personale ritengo che il motivo per il quale mi abbiano nominato un erede sia il mio modo di far musica militante-antagonistica, specie col gruppo che avevo nei primi anni ’90, Codice 22. La maggior parte dei miei testi erano rivolti alla classe operaia, soprattutto agli operai di Bagnoli, zona da cui provengo, e che vivevano e vivono la problematica dell’amianto. Essere un’artista, secondo me, significa anche essere un militante. Non a caso vivo a Villa Medusa a Bagnoli, posto occupato, che è diventato la casa del popolo.

Dopo un ventennio che fai musica militante-antagonista a Napoli noti un cambiamento in positivo o in negativo in entrambi i sensi?

Secondo me, oggi a Napoli si sono persi molti valori, tra cui la cultura musicale. Le band scarseggiano sempre più e sembra che tutto debba essere fatto in digitale. C’è il fermento dell’hip hop, ma questo genere non ha ancora scritto niente nelle pagine della storia della città. Ci sono sicuramente dei talenti in quest’ambito, la mia top five è composta da: Dope One, Peste Mc, Capone Mc, Capeccapa e Pepp Oh, però mi sarebbe piaciuto che ci fosse anche oggi un sound più versatile come è sempre accaduto dagli anni ’70, agli anni ‘90. Ai nostri tempi operavamo una commistione di generi e suonavamo accompagnandoci con gli strumenti, vedi gruppi come i 99 Posse o gli Almamegretta. Infine c’era un’amicizia più stretta e più disinteressata tra di noi. Sapevamo il vero significato della parola crew insomma.

Quale è la tua attuale crew e che percorso hai fatto prima?

La Flegrea Black Music, crew composta da una quindicina di elementi. Ci sono alcuni nomi noti come Marcello Colemann (Almamegretta), Valerio Jovine ed altri più conosciuti nella scena rap come Genesi e Matto Mc. Come si evince dal nome, questa crew abbraccia tanti generi che confluiscono più o meno nel black, dall’hip hop al reggae, dal raggamuffin alla dancehall, all’r’n’b. All’epoca delle Posse, noi eravamo tutti un’unica scena Posse, ma ognuno aveva un suo genere di riferimento. Ad esempio, gli Almamegretta facevano Dub; i 99 Posse facevano Old Posse con influenze più jamaicane; i 24 grana facevano dub ma con influenze etniche e sonorità tipiche napoletane; La Famiglia, Speaker Cenzou e i 13 Bastardi facevano hip-hop ed hanno portato questa cultura a Napoli per la prima volta, così come i Sud Sound System hanno avuto il merito di creare un proprio filone musicale raggamuffin in Salento. Il mio gruppo invece era più crossover e suonava una sorta di rock mescolato all’hip-hop. Sono ventidue anni che canto ed ho sempre cercato di raccontare nei miei testi il disagio sociale e la solidarietà verso i deboli. Sono cresciuto in una famiglia proletaria, ho perso mio nonno per una malattia a causa dell’amianto, ho vissuto tutto sulla mia pelle e non potevo non esprimerlo sotto forma di musica.

Hai scritto anche un brano sulla terra dei fuochi insieme alla Flegrea Black Music, che si intitola appunto “Terra dei Fuochi”…

Si. Abbiamo avuto anche delle critiche, ci hanno accusato di aver strumentalizzato un problema per dare una maggiore visibilità e notorietà alla crew. Ma posso garantire che gente come noi ha vissuto la situazione della Terra dei fuochi sulla propria pelle ed in prima linea (si pensi che molti ragazzi della crew sono di Pianura). Le accuse rivolteci sono assolutamente infondate: non sfrutterei mai questioni così delicate per ragioni diverse da quella della necessità, come ho sempre fatto, di raccontare il disagio. E chi mi conosce lo sa. Il pezzo comunque nasce da persone che affrontano problematiche quotidiane nel proprio quartiere di appartenenza e ci è venuto istintivo parlarne. Dai rifiuti tossici disseminati nella Terra dei Fuochi, all’amianto a Bagnoli, alla discarica a Quarto ed a Chiaiano e così via…

Raccontaci del quartiere da cui provieni, Bagnoli.

Bagnoli a differenza di altre periferie di Napoli, come quella Nord o Est, ha una sua cultura e mentalità ben precisa. Il ragazzo di Bagnoli è abituato fin da adolescente a praticare i posti occupati, a militare, a non rimanere muto di fronte alle ingiustizie. E poi qui c’è molto fermento musicale. La scena artistica di Bagnoli è florida ed è sbagliato ridurla alla persona di Bennato. E’ risaputo che c’è il problema dell’amianto e stiamo lottando con tutte le nostre forze perché si bonifichi. Abbiamo instaurato anche un comitato ad hoc per modificare lo stato di cose e per riscattare i 510 morti per amianto che si contano sul territorio. Perciò, riteniamo la ricostruzione di ”Città della Scienza” un problema del tutto secondario. Oltre a queste azioni militanti, abbiamo poi la Casa del Popolo o Villa Medusa Occupata, al cui interno svogliamo un sacco di attività per anziani, adulti, bambini ed in cui non può mancare anche un nostro piccolo studio di registrazione. Detto questo, ritengo che in futuro ci sarà sempre più azione militante antagonistica tra i giovani di Bagnoli.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando al mio secondo disco da solista. Avrò diversi featuring tra cui Francesco Di Bella, ex voce dei 24 Grana, Ciccio Merolla e Marco Zurzolo, fratello del noto bassista di Pino Daniele, Rino, oltre che vari componenti della Fbm come Jovine, Geco e Matto Mc. Con questo disco voglio fare un salto indietro di venti anni, commemorare la scena Posse. Il titolo ancora non è definitivo, ma molto probabilmente sarà “Nisida”, posto che ho avuto modo di vivere a lungo e presente nelle tematiche del disco.

Eugenia Conti

POST PRIMO MAGGIO / Le nostre riflessioni dopo il concertone di Taranto

Qualche riflessione dopo il primo maggio a Taranto e dopo il concerto”Si ai diritti, no ai ricatti”.

Anzitutto è stato uno spettacolo senza precedenti. Più di 180000 persone presenti e nulla da invidiare al tradizionale concerto annuale di Piazza San Giovanni a Roma.

Non a caso molti artisti dalla capitale cominciano a inviare sms ai propri colleghi dal contenuto: “Qui è una noia, dovremmo essere a Taranto anche noi”.

In secondo luogo cosa dire della Cisl che invece di preoccuparsi delle problematiche derivanti dall’Ilva, come doveroso da parte di un sindacato, si è preoccupato di definire l’evento “saga di paese” rispetto a Roma?

Il concerto di Taranto aveva una ratio ed un senso ben precisi: gente del Sud unita per lottare per i propri diritti, per far rinascere la propria città, per urlare dalle 15,00 alle 02,00 di notte “Taranto libera”, insieme ai cantanti.

Alle 14,30 si è capito subito, con Caparezza, che si trattava di un momento importante. Poi l’attore Michele Riondino, direttore artistico insieme a Roi Paci. E quando mai a Roma si è vista un’apertura così? ”Signor presidente del consiglio, signori ministri, signor presidente della Regione, signor sindaco e signori sindacalisti vi continueremo a maledire ogni giorno per tutto ciò che potreste fare e non fate. Ci sarà il giorno in cui le voci che avete soffocato riusciranno a farsi sentire. Siamo vicini a quella data”.

Dopo una serie di gruppi emergenti, si alternano negli show i Big: Fiorella Mannoia, Tre allegri ragazzi morti, Vinicio Capossela, Mama Marjas, Fido Guido, Sud Sound System, 99 Posse, Afterhours e tantissimi altri.

“Il lavoro è un nostro diritto, ma lo è anche e soprattutto la salute”, dice Fiorella Mannoia.
“Ilva is a killer. Se ci uniamo concretamente tutti e 100000 quanti ne siamo otterremo i cambiamenti. Perché gli abitanti di Taranto non devono morire. Devono credere ancora nella vit.”, grida sul palcoscenico la grintosa e tarantinissima Mama Marjas.
È poi il turno dei Sud Sound System: “Questa è casa mia, terra mia, Tarantu, no, nuh se tocca”. I tre salentini hanno esortato il pubblico a riprendersi la propria terra dalle mani degli impostori.

Standing ovation per i 99 Posse, i quali operano un parallelo tra Taranto e Napoli. Una rappresentanza molto forte, la loro, che hanno accusato potere precostituito e polizia.

Tra un’esibizione e l’altra intervengono diverse realtà e movimenti ecologici nazionali: “No al Carbone Brindisi”, “Coordinamento Acqua Pubblica Abruzzo”, “No Triv Basilicata”, “Via il Carbone La Spezia”, “Terra dei Veleni-Crotone ci mette la faccia”. Ognuno racconta le proprie storie, le proprie problematiche, le proprie battaglie e la folla ringrazia con il proprio calore.

Mentre la “fabbrica della morte” fuma in lontananza con i propri veleni e vapori, a poca distanza c’è una distesa infinita di gente proprio all’interno di un luogo emblematico: il Parco Archeologico delle mura greche. Proprio in quello scenario ricco di storia, i tarantini rivendicano la propria identità, la propria appartenenza e desiderano il ritorno agli antichi splendori, come quando Taranto era una delle colonie più belle e importanti della Magna Grecia. Basta abusi, vogliamo tornare a respirare e a vivere il futuro con speranza. Provincialismo o semplice senso di giustizia?

Eugenia Conti

CONCERTO PRIMO MAGGIO TARANTO 2014 / Ecco il programma della giornata

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Oltre al classico evento del Primo Maggio di Roma c’è un altro concerto sempre nella stessa data: quello del Primo Maggio a Taranto.

E’ stata scelta come location per svolgere l’evento l’antica colonia della Magna Grecia, oggi – a causa dell’Ilva – avvolta nel grigio, nei fumi, nei vapori, scenario perfetto di un genocidio in corso.

In un giorno tanto simbolico come quello della “Festa del Lavoro”, lo scopo della manifestazione, ci spiega uno degli organizzatori, Giuseppe Internò, del “Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto” è ben preciso: lanciare un segnale forte contro chi sta togliendo la vita ai tarantini e sta uccidendo l’ambiente nel falso nome del lavoro. Nasce così l’idea di dar vita a questa iniziativa.

Seguendo oggi la conferenza stampa in diretta da Roma, sono stati anzitutto presentati i temi fondamentali: salute, lavoro, cultura e ambiente, come si può leggere anche qui nel documento politico della manifestazione.

Il concerto in questione quindi sarà il primo gesto simbolico per poter concretamente ed attivamente parlare del futuro della città e della sua riqualificazione, ottenibile attraverso l’immediata bonifica della zona. Sarà anche la giusta vetrina per far conoscere alla massa la campagna R.S.T. (Rischio Sanitario Taranto).

Taranto, infatti, è purtroppo una città ad alto rischio sanitario e i suoi cittadini pretendono un’esenzione ticket speciale per tutti i malati con patologie derivanti dall’inquinamento.

Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti si sta già muovendo in questa direzione con una raccolta firma on-line, dove è importante il contributo di ognuno di noi (potete firmare subito aprendo questo allegato http://liberiepensanti.altervista.org/index.php/campagna-r-s-t.html ). Ma quale è il programma di questo evento tanto atteso? Alle 09,00 del mattino avranno inizio dei convegni, in cui si alterneranno a parlare personaggi del mondo politico e sindacale pugliese e in cui sarà possibile il dibattito diretto col pubblico. Alle 15,00 è prevista l’apertura del concerto con un grande artista locale, ma di fama nazionale: Caparezza, che presenterà il suo nuovo disco “Museica”, uscito ieri. A seguire una dozzina di artisti emergenti, per dar spazio non solo ai più famosi, ma anche alla florida scena giovanile pugliese. Finite le loro esibizioni, torneranno in scena i Big. Fino a mezzanotte sul palco accanto a Michele Riondino, patron dell’iniziativa e musicista, saliranno anche Raf, gli Afterhours, Paola Turci, Francesco Baccini, Luca Barbarossa, Roy Paci, Fiorella Mannoia. E ancora Diodato, Fido Guido accompagnato dalla Rockin’ Roots Band, Idem e Gmac Citylock, Mama Marjas assieme a Don CiccioTre allegri Ragazzi Morti, 99 Posse e Vinicio Capossela. Oltre agli immancabili maestri del reggae salentino: i Sud Sound System“Per noi il Primo Maggio di Taranto è come la nostra canzone “Casa Mia”. E’ un momento di riappropriazione dei diritti, delle tradizioni, delle aspirazioni e  della voglia di cambiare la nostra Terra per i nostri figli”, dichiara il salentinissimo Nandu Popu, che ha dimostrato con l’arte e con i fatti l’immenso amore che nutre per la sua terra, insieme agli inseparabili Don Rico e Terron Fabio.

Un’occasione, dunque, per far arrivare nel cuore della gente determinati messaggi, denunce sociali ed ecologiche, attraverso il canale più bello che possa esistere: la musica.

Eugenia Conti

NANDU POPU PROF PER UN GIORNO / Incontro con gli studenti del Liceo di Cisternino

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Essere un cantante dovrebbe significare trasmettere messaggi forti alla gente attraverso quel canale privilegiato che è appunto la musica. Nandu Popu dei Sud Sound System ne è il modello. Da sempre, infatti, canta l’amore per la sua terra, insieme a Don Rico e Terron Fabio. Stesso amore che l’ha portato a cimentarsi nelle vesti di scrittore ed a scrivere il suo primo libro, “Salento fuoco e fumo”. Per lui, affrontare le problematiche della sua terra è una vera e propria mission di vita.

Così, dopo l’uscita del libro “Salento fuoco e fumo”, avvenuta lo scorso anno, Popu ha deciso di presentarlo anche nelle scuole per divulgare le verità in esso contenute, spesso sconosciute agli studenti: inquinamento, ecomafie, emigrazione, perché per i Sud Sound System sono proprio loro, i giovani l’unica possibilità di rivoluzione.  È questo il primo punto illustrato da Nandu Popu, (introdotto simpaticamente dal suo speciale fan numero 1 Francesco Di Carolo, per tutti Caymano, nella conferenza tenutasi ieri mattina a Cisternino (BR), presso il Liceo Polivalente “Don Quirico Punzi”.

Nandu si rivolge ai ragazzi dicendo di “uccidere”, freudianamente parlando, i genitori. È necessario scardinare mentalità e luoghi comuni, scoprire le verità che ci hanno portato a questo stato di cose, fare meglio delle precedenti generazioni.

Due sono le storie che racconta ai ragazzi, tutti attentissimi e interessati. La prima è quella del salentino Mattia, figlio di ricchi borghesotti, con un papà da sempre in politica in un partito del centro sinistra. Questo ragazzo, dopo aver scoperto tutte le irregolarità commesse dal padre ed inorridito da quel benessere economico familiare ottenuto attraverso il furto di denaro pubblico, decide di ripartire da zero. Si trasferisce in Svizzera e si impiega come lavapiatti, rinunciando così ad una vita di agi assicurati, ma felice della sua integrità morale.

La seconda storia é, invece, quella del figlio di un proletario di una fabbrica pugliese. Il padre, in punto di morte, a causa di un cancro epatico, toccato a quasi tutti gli operai di quello stesso stabilimento, dice al figlio che, come eredità, intende lasciargli il suo posto di lavoro. Quest’ultimo rifiuta sconvolto e decide di emigrare, lontano dagli affetti, dal resto della famiglia, ma anche lontano da una sorte certa: la stessa del padre.

“Oggi qualcosa sta cambiando. C’è voglia di riscatto, di ribellione, desiderio di non essere schiavi dello stesso padrone – afferma Nandu – Bisogna unire le forze per riprenderci la nostra terra.”

Da qui il discorso si sposta sulla storia. Il Sud da 150 anni a questa parte è una colonia del Nord e come se non bastasse è stata inculcata nelle menti di molti meridionali la falsa teoria della superiorità dei settentrionali. Una bugia ripetuta per un secolo e mezzo, a cui in molti hanno creduto.

L’invito di Nandu è di  ripensare alle nostre origini, alle “radici ca tenimu”.

Il ragionamento cade su Taranto, “già grande colonia della Magna Grecia, terra di fiorente cultura, ricca di storia. Ed oggi? Ne parliamo solo per l’Ilva, per l’inquinamento. L’antico splendore della città è stato tramutato in orrore. Taranto, oggi, è lo scenario di un genocidio. Si conta un malato di tumore ogni 18 abitanti, il 65% delle donne è infertile e c’è un tasso di mortalità infantile altissima”.

In aula è commozione generale. Ma c’è tempo per un ultimo racconto, quello sull’associazione tarantina “Ammazza che piazza”, che, tra le sue iniziative, organizza flash-mob. I ragazzi, giovanissimi, armati di zappe e sementi, piantano fiori per la città, con lo scopo di sconfiggere il brutto attraverso il bello. 

Infine un elenco delle sue battaglie, con i No al Carbone di Brindisi, con i No Tap e appena un riferimento all’ambito musicale, ma analizzato sempre in una chiave storica.

I Sud Sound System nascono tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni’90: “La musica – spiega Nandu – in quel momento era per alcuni anche una via di fuga dal boom dell’eroina. All’epoca, quella droga era un vero fenomeno di massa, uccideva ripetutamente ed era difficile riuscire a sottarsene. Noi sentivamo l’esigenza di sperimentare qualcosa di nuovo, di creare un genere diverso. Così avviene l’incontro tra la jamaican reggae music e la Taranta”. 

Ma quale è la vera origine della Taranta? Nandu ci permette di scoprirlo. “Le tarantate erano donne salentine che, nel ‘600, andavano a lavorare in campagna. Li nei campi, erano, spesso, costrette a subire le violenze sessuali del loro padrone, vittime di una società in cui costituivano l’anello debole della catena, buone solo a riprodursi. Quindi, venivano stuprate brutalmente e non potevano neanche gridare la loro disperazione ad alcuno. Affogate totalmente e silenziosamente nel proprio dolore, avevano un’unica valvola di sfogo: la danza. E così nasce quella ballata convulsiva e tormentata”.

Una mattinata diversa per i ragazzi del liceo di Cisternino che si conclude con un augurio di Nandu per tutti gli alunni: “Siete voi la speranza per il futuro. Informatevi, leggete la cronaca, denunciate. Cercate di non abbandonare la vostra terra, ma di trovare il modo per sfruttarla e valorizzarla. Risvegliate le coscienze!”

Eugenia Conti

ARTISTA PASIONARIO / A Nandu Popu il premio annuale del Sing per l'impegno sul territorio

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L’annuale premio pugliese “Arte, sport e territorio”, assegnato dall’oratorio S.I.N.G., durante la tradizionale festa in onore di San Giovanni Bosco, per questo 2014 spetterà ad una delle voci e personalità più belle del territorio, Nandu Popu dei Sud Sound System.

Fernando Blasi sarà premiato il prossimo 31 gennaio ad Oria (BR), oltre che, per il talento vocale ed il successo musicale, soprattutto per la sensibilità e l’impegno mostrati nei confronti della sua terra, il Salento. Terra che difende con le unghie e con i denti, senza perdere mai occasione di denunciarne i soprusi che subisce, sia attraverso i testi delle canzoni, sia durante i live, che nella sua prima esperienza da scrittore.

“Salento fuoco e fumo”, infatti, è il libro in cui Nandu racconta e svela ai meno informati amare verità sulle ecomafie, sugli imbrogli legati allo smaltimento dei rifiuti in Salento, senza far mancare le dettagliate descrizioni dei luoghi e delle tradizioni, raccontate da lui con amore, in sella ad una bicicletta.

Nandu Popu, col suo contributo, ha il grande merito di aver sensibilizzato una gran fascia di persone sulle problematiche ambientali di oggi, sulla drammatica questione dell’inquinamento, oscura ai più, e di aver approfondito tematiche non sempre conosciute. A differenza di tanti altri, ha dimostrato di essere un’artista che scende in campo in prima persona, che non sa restare in silenzio di fronte alle ingiustizie e che incita tutti a lottare come lui.

Tanto è che quest’anno ha condiviso le battaglie dei “No al carbone”di Brindisi, di “Greenpeace” e si è fatto portavoce di ogni istanza che tutelasse il Sud.

Roberto Schifone, presidente dell’oratorio e responsabile regionale del Movimento per l’infanzia, afferma la sua soddisfazione nel premiare proprio questo cantante, definendolo un grande ambasciatore della regione Puglia. Nandu il Sud lo ama tutto ed un riconoscimento che fosse un connubio tra arte ed azione sul territorio non poteva non andare a lui.

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH SUD SOUND SYSTEM / "Ragazzi nun ve scerrate mai delle vostre radici"

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“Se nu te scierri mai delle radici ca tieni, rispetti pure quiddre delli paisi lontani”. (Se non dimentichi mai le tue radici, rispetti anche quelle dei paesi lontani).

A distanza di più di dieci anni dall’incisione di questo brano i Sud Sound System dominano ancora la scena musicale nazionale ed internazionale, con venti anni di carriera alle spalle, otto album incisi, molteplici raccolte e live, migliaia di copie vendute. Considerati la migliore band reggae in Italia, i Sud Sound System sono i pionieri del raggamuffin, genere musicale che mescola i ritmi reggae jamaicani alle ballate salentine di pizzica e taranta. Identità, senso di appartenenza ed attaccamento alle proprie origini sono il fulcro, il cuore pulsante della loro musica. “Noi abbiamo il Sud nel nome del nostro gruppo, cosa altro c’è da aggiungere?” esordisce Nandu Popu, voce del gruppo, insieme a Don Rico e Terron Fabio. I tre artisti cantano, rigorosamente in dialetto salentino, l’amore per la propria terra, con lo scopo di insegnare a tutti, attraverso i testi dei brani, a difenderla, a non piegare mai la testa di fronte ai soprusi e a denunciare chi la deturpa. Li abbiamo incontrati prima al Pummarò festival, a Sant’Antonio Abate e successivamente la nostra conversazione è continuata nel loro “habitat naturale”: lo studio di registrazione, sito in Salento, la Jamaica del Sud Italia.

Avete celebrato il vostro ventesimo anniversario. Ma come si prospetta il presente dei Sud Sound System e l’imminente futuro?

Si, venti anni insieme. Per l’ occasione e’ uscita anche una compilation con i “best of” degli ultimi dieci anni, che presenta due brani inediti ” Vola via” e “Mai come ora” (featuring Rubens), più il remix del nostro brano più celebre “Le radici ca tieni” insieme alla band jamaicana T.O.K. Siamo reduci dal tour estivo, appena terminato, accompagnati dalla Bag a Riddim Band. Un tour che ci ha visto esibirci in tutta Italia ed anche all’estero, dalla Spagna, alla Francia. Abbiamo portato un po’ di Salento in ogni tappa. Ora, dopo questa lunga tournée, abbiamo in porto un nuovo disco, a cui stiamo già lavorando costantemente, dove l’identità sarà ancora una volta il fulcro intorno al quale girerà la nostra musica.

“Gli ulivi di queste brulle e arse pianure posano come divi esibizionisti che ostentano le proprie forme sicuri di essere unici”. E’ un frammento estratto dal libro di Nandu Popu “Salento, fuoco e fumo”(Laterza, 2012). Nando come mai hai pensato di scrivere questo libro e quanto sei legato a quegli alberi?

Salento, fuoco e fumo” é il mio primo libro, un viaggio in mountain bike tra le vie del Salento. Oltre alle precise descrizioni dei posti, il libro è ricco di messaggi. Ad esempio, il racconto su uno sporco affare riguardo ai rifiuti tossici. Quindi, la denuncia all’ abusivismo ed alle ecomafie. Altri argomenti presenti sono la famiglia, l’emigrazione, la questione meridionale. L’ esperienza da scrittore è stata bella e, sicuramente, nuova. Essendo artisti, tutti pensano che sia facile per noi scrivere, in quanto già lo facciamo con i testi delle canzoni. Dal mio punto di vista, posso dire che scrivere un libro è un approccio completamente diverso, ma molto stimolante. La scrittura è una valvola di sfogo che ti permette di buttare giù, nero su bianco, tutto quello che hai dentro. Infatti, non lascerò la penna. Ho cominciato già a scrivere il mio secondo libro, che parlerà di piccoli bulli e Sacra Corona Unita”.

La denuncia della realtà sociale e politica che ci circonda sono temi predominanti nelle vostre canzoni. Esempi pregnanti sono testi come “Casa mia” e ” Le radici ca tieni”. La musica può essere veicolo di sensibilizzazione delle masse e di consapevolezza. Qual è il messaggio rivolto ai vostri giovani supporter?

La storia purtroppo ha insegnato ai figli del Sud che sono inferiori ed ai figli del Nord che sono superiori. Purtroppo, molta gente ci ha creduto. Ma non è vero, siamo come tutti gli altri. Non dico neanche che siamo migliori, ma siamo tutti uguali. Però quest’ uguaglianza viene negata, innanzitutto dalle leggi e dai politici, che hanno trasformato il Sud in una pattumiera. Parlo in primis per i ragazzi della terra dei fuochi, di Taranto: ma come si fa a vivere in quelle terre? Come si fa? Qui non c’è soltanto la mano della mafia, ma sono anche le fabbriche del Nord che ci hanno portato i veleni. Tutto il Sud e’ inquinato. Alle generazioni future sento di dire due cose: per prima cosa riprendetevi la terra vostra e seconda cosa, uniamola insieme!

Eugenia Conti