INTERVIEW WITH ZAKALICIOUS : "Da Taranto il mio impegno tra note e centri sociali"

zakalicious

“Famuse pe’ le canzoni soje ‘n dialett tarandine” Zakalicious, al secolo Salvatore Friuli, classe ’77 è uno degli artisti militanti più “old school” di Taranto. Il suo percorso nell’ambito musicale comincia nel lontano ’94 quando quell’anno organizza insieme ai suoi compagni il mega concerto dello storico centro sociale “Città Vecchia” a cui partecipano i 99 Posse, i Bisca, i Negrita e molti altri gruppi di militanza antagonista.

Per ampliare il proprio bagaglio culturale e artistico si trasferisce a Bologna appena diciottenne. Ed è proprio la che avviene l’incontro con la musica reggae e le sue sonorità: Zak partecipa alle prime dancehall e si innamora del genere in tutte le sue sfaccettature. Inizia a partecipare attivamente ad eventi e festival reggae nazionali ed internazionali tra cui il celebre “Rototom Sunsplash” ma dopo le moltissime esperienze sente il bisogno di ritornare a casa, nella sua Taranto per diffondere sempre di più il genere e i messaggi ad esso connessi.

Da cittadino della ex Magna Grecia però comprende che i suoi testi devono essere soprattutto di denuncia per la propria Terra.E dopo 10 anni dall’uscita del suo primo demo “La casa della Parrucca”, su riddim jamaicani e particolarmente ironici, Zakalicious è ancora sulla scena per divertire il pubblico con la sua innata simpatia, ma anche per aumentare la consapevolezza dei ragazzi della città, per promuovere nuovi progetti o per collaborarne in altri. Ma chiediamogli di più.

Partiamo dal principio. Come mai vivendo nella Bologna in fermento degli anni ’90 hai scelto di rientrare nella tua Taranto per consolidare la tua carriera artistica?

Sicuramente l’esperienza di vita a Bologna dall’età di 18 anni ha fatto si che crescessi in un ambiente in pieno fermento sia musicale che soprattutto politico: le occupazioni e la vita comunitaria mi hanno insegnato ad essere ciò che sono, a non fermarmi alle apparenze e a lottare per i miei diritti. Però anche in quel periodo appena possibile fuggivo a Taranto per le feste o per l’estate. Ora che sono tornato qui in pianta stabile sebbene un po’ mi manchi la realtà bolognese (pur essendo oggi molto diversa rispetto a quei tempi) sono contentissimo delle mie scelte. Sono felice di vivere vicino ai miei 3 nipoti, alla mia famiglia e alla mia gente. Diciamo che una serie di vicissitudini mi hanno riportato nella mia amata Taranto e nel bene e nel male sono fiero di essere Tarantino!

Raccontaci una giornata tipo della quotidianità tarantina nel bene e nel male come dici tu. Quanto accusate i danni dell’inquinamento?

Purtoppo le luci e le ombre della città si equivalgono. Quasi tutti sono a conoscenza della nostra realtà perché Taranto è balzata agli onori della cronaca per la questione ILVA. Però molti non sanno che questa non è l’unica fabbrica ad inquinare e a uccidere. Noi Tarantini in primis abbiamo acconsentito che fossero alimentate discariche a cielo aperto che hanno avvelenato le nostre campagne e ancora che fossero sporcati il nostro mare e le nostre spiagge così che l’inciviltà facesse da padrona per molto tempo. Anni e anni di soprusi da parte delle grandi industrie e delle amministrazioni locali hanno permesso che le malattie fossero all’ordine del giorno, che tutti noi avessimo almeno un caso di tumore in famiglia e che gran parte dei nostri bambini nascessero affetti da patologie alle vie respiratorie. Si parla tanto di riconversione ma ai più non è chiaro che per prima cosa dobbiamo essere noi a modificare la nostra mentalità. I semplici cittadini devono capire che e’ importante preservare l’ambiente, specialmente per i loro figli e per le generazioni che verranno. Meno male che qualcosa sta cambiando!

In cosa noti questi cambiamenti e nello specifico come combatte la ciminiere Zakalicious insieme a tutte le varie realtà presenti sul territorio? 

I danni sono molteplici e palesi. Quello che proviamo a fare, insieme agli altri artisti del nostro territorio, è sensibilizzare. Da anni ci battiamo perché Taranto torni in auge a livello turistico come lo era prima della grande industrializzazione. In più ogni settimana andiamo in onda con la nostra RWS Radio Web Sensibile dove trattiamo i temi più vari con il solo intento di scuotere le coscienze dei nostri ascoltatori e di dare in nostro contributo affinché si possa vivere in armonia con noi stessi e ciò che ci circonda.

Hai creato anche un progetto a Taranto chiamato Barber Shop. Di cosa si tratta?

L’associazione Barber Shop è nata anni fa da una mia idea insieme a Paco Dj (con il quale organizziamo le feste sulla spiaggia “Jamaica”), ai Pacefatta e ai Fanciulli Pimpeggianti (due gruppi Hip-Hop nostrani) ed è diretta a portare musica e aggregazione in città. Abbiamo coordinato molte serate fra cui mi piace ricordare il concerto di Moddi, Kaos e Trix e il live del jamaicano Konshens in collaborazione con Kalibandulu, oltre alle innumerevoli feste e dancehall in tutta la provincia.

Non a caso sei uno di coloro che ha portato avanti per anni il centro sociale “Taranto Vecchia” organizzando già grandi concerti dai primi anni ’90. Sei orgoglioso oggi di posti come Le Officine Tarantine o l’Archeotower. Che mutamento vedi nei ragazzi di oggi rispetto alla tua generazione? Noti una maggior militanza e consapevolezza nella tua citta?

Assolutamente si! E’ un piacere vedere che realta’ occupate e autogestite come Archeotower, la Biblioteca Popolare e le Officine Tarantine riescano ad aggregare grazie alle loro attività e laboratori centinaia di persone. Sono diventate ormai un punto di riferimento per i giovani e non solo e quando posso cerco di aderire in prima persona alle loro iniziative. Oggi rispetto a qualche anno fa (altrimenti mi sento vecchio) la partecipazione è aumentata e coloro che una volta erano etichettati come sovversivi, per fortuna, sono visti con un occhio diverso anche dalla cittadinanza e dalle famiglie. Basti prendere ad esempio il gruppo spontaneo di “Ammazza Che Piazza”, che tu stessa hai intervistato, che attraverso le loro azioni di recupero e pulizia degli spazi verdi pubblici si sono guadagnati l’appoggio di numerose persone. Purtroppo nel 2015 l’ignoranza non è del tutto eliminata e c’è ancora chi pensa che i ragazzi del movimento dovrebbero essere perseguiti per ciò che fanno… Che assurdità!

A parte sconfiggere l’inconsapevolezza cosa hai in mente per il futuro? 

Quest’anno ricorre il 10° anniversario de “La Casa Della Parrucca”, il mio primo Demo e vorrei festeggiare degnamente con un bel concerto insieme a tutti coloro che hanno collaborato con me in questi anni. In più sto lavorando al nuovo album, “7” e presto usciranno anche un paio di nuovi singoli per l’estate che seguiranno a “Ghetto Girl” il nuovo videoclip che, come saprai, sta girando sui social da qualche mese. Inoltre mi piacerebbe rimettere su una band come la “Rebel Soul” che mi ha accompagnato lungo il mio percorso artistico e non escludo che a breve ci sara’ un nuovo debutto. Stiamo preparando il nuovo live e gia’ ci sono delle date per il tour estivo…Per maggiori informazioni restate collegati alla mia pagina ufficiale su Facebook. Per il resto un grande abbraccio dal vostro Zakalicious Original Delicious!!!

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH MAMA MARJAS / "A lavoro per un nuovo disco mentre a Taranto si combatte ogni giorno"

mama marjas

La terza edizione del Primo Maggio a Taranto è giunta al termine con grandi numeri: circa 200.000 i partecipanti. In città però ci sono artisti che lottano per la propria Terra 365 giorni all’anno, in prima linea e non soltanto durante quest’occasione. Prima tra tutti l’amazzone pugliese, combattente vera e cantante senza filtri: Mama Marjas.

Originaria di Santeramo in Colle, ma residente a Taranto da diversi anni, Maria rappresenta chi nonostante il grande successo e il riconoscimento a livello nazionale da parte dei maggiori artisti del panorama musicale resta tra la sua gente e per la sua gente.

Possiamo vederla esibirsi a Miami in importanti locali, ma allo stesso tempo trovarla alle Officine Tarantine a chiacchierare e a bere la birra con i suoi fans. Insomma Mama Marjas che viene dal basso non dimentica chi c’è laggiù… E sebbene viva problematiche quotidiane legate all’ambiente non è meno determinata nel voler sconfiggere le ciminiere attraverso le note.

Anche quest’anno in moltissimi, compresa me, l’avremmo voluta e l’abbiamo reclamata sul palco dell’evento tenutosi al Parco delle Mura Archeologiche. Perché chi meglio di lei che la vive ogni giorno può parlarci di Taranto? Del resto la Queen del reggae meridionale lancia messaggi contro l’Ilva già da anni. “Ilva is a killer, music is a star” recita il testo di una sua canzone.

La musica può distruggere le fabbriche e le petroliere. E così la super Mama, al secolo Maria Germinario, fin da piccola innamorata dei ritmi africani e delle sonorità caraibiche ha portato con i suoi brani tanto colore e “Negritude” nel grigio dei vapori e dei fumi della sua città. Orgogliosa di essere una “femmena” del Sud ha sempre preteso rispetto e riconoscimento per il suo sesso.“We ladies”, album realizzato con la sua collega salentina Miss Mykela, è l’esempio lampante che rimarca questo concetto. Le donne sono una benedizione. Dalla personalità grintosa e forte tipica della meridionale doc e dalla voce unica nel suo genere Mama Marjas è stata notata anche dai suoi idoli di sempre: i 99 Posse, i quali talmente colpiti del suo talento hanno deciso la scorsa estate di farsi accompagnare durante il tour da Maria come voce femminile del gruppo.

Al momento l’esplosiva “Regina” è in preparazione del suo nuovo disco di cui uscirà il video del primo singolo estratto di stampo dembow “Poco poco” il prossimo 7 maggio. Anche per questo progetto la sua etichetta sarà sempre quella indipendente tarantina “Love University Records”, fondata assieme a Don Ciccio.

Maria, innanzitutto cosa comporta essere una cantante donna e per di più del Sud oggi: ci vogliono gli attributi?

Significa avere molta determinazione, forza, coraggio e amore per se stesse perché cercheranno sempre di distruggere le tue ambizioni.
Da donne è più difficile affermarsi in ogni campo. Devi dimostrare il triplo per ricevere la metà di quello che riceverà un uomo, anche solo in termini di “visibilità” e riconoscenza.
Partire dal Sud è un’ulteriore difficoltà perché viviamo in una realtà dove è dura condurre la propria vita dignitosamente e onestamente, figuriamoci condurre i propri sogni: è quasi impossibile. Ma dico quasi proprio perché niente è impossibile specie se hai gli attributi che abbiamo citato.

Il sodalizio artistico con i 99 Posse è un altro sogno che si realizza per te?

Sì, è un sogno che si realizza davvero! Diventare la loro “sorellina” per me è stata la conferma del fatto che nella vita la coerenza paga sempre prima o poi!
Sono cresciuta con i loro messaggi. ‘O Zulù e gli altri mi hanno formata come persona tramite i versi della loro musica e adesso faccio parte della famiglia. Per me non può che essere un infinito onore e una prova immensa della “verità” della musica indipendente, della musica fatta per dire qualcosa agli altri, fatta col cuore. E’ stato bellissimo essere con loro sul palco per il “Curre Curre Guaglio’ 2.0 Tour” l’estate scorsa ed un’emozione ancora più grande è stata cantare la nuova versione di “Curre curre guaglio’” che vede la partecipazione mia e di Alborosie. Un “premio” che non dimenticherò mai! Voglio troppo bene ai 99 Posse e li auguro lunga vita!

La coerenza paga. Tu hai dimostrato di averne in grande quantità per più di dieci anni. Quali sono i tuoi messaggi e ideali e perché non potresti mai tradirli?

Il mio ideale di sempre è il rispetto. Se ci pensiamo conseguentemente a questo valore vengono tutti gli altri come l’uguaglianza, l’amore, la fratellanza, l’educazione, la libertà, etc….
Non potrei mai tradire certi messaggi perché fanno parte di me, rappresentano ciò che sono e provo ogni giorno sul palco e al di fuori di esso… Venire meno ai miei principi significherebbe perdere la coerenza e perdere matematicamente anche me stessa.

Quindi quale è la missione della musica di Mama Marjas?

La missione della mia musica è da un lato aggregare le persone facendole sentire “fratelli e sorelle” in ogni parte del pianeta, dall’altro unire le musiche di tutto il mondo. Sempre partendo dal presupposto che il mondo, anche dal punto di vista musicale, abbia avuto inizio dalla Nostra Madre Terra ovvero l’Africa. La musica è il mezzo più bello e armonico per conseguire tali obiettivi. Voglio che un mio concerto lo si viva divertendosi e allo stesso tempo come una “terapia” lunga un paio d’ore in cui bisogna “curarsi” e lasciarsi andare assieme a tutti i fratelli e le sorelle.

Nostante il successo sei rimasta nella tua Puglia in una città forte e difficile come Taranto. Come mai?

Grazie per dirmi che ho successo! E che spesso in una scena così maschilista quasi non me ne accorgo!
Scelgo di rimanere in Puglia perché ho provato a stare fuori per un po’ di anni, ma mi sono resa conto che professionalmente non davo nessuna particolare svolta, lavoravo e facevo concerti come se fossi giù. Magari ero più agevolata logisticamente, ma danneggiata dal punto di vista della qualità della vita.
La Puglia, l’odore e i colori del Mio Sud mi mancavano tantissimo, a tal punto che non riuscivo a vivermela bene… In sostanza “chi me la faceva fare di spendere solo un sacco di soldi tra affitti e spesa per essere più infelice di come stavo giù?”… Ho pensato a quanto si viva con poco nel nostro Meridione e sono ritornata.
Non credo che il posto dove stai faccia il tuo successo o almeno vale per chi non può contare sulla bravura.
Se sei bravo e vali puoi fare la musica e affermarti da qualsiasi parte nel Mondo e in Italia, ma la priorità è la qualità della vita.
E’ chiaro che Taranto per qualità della vita non è proprio il massimo dato che il complesso industriale immenso di questa città ci avvelena e soffoca ogni giorno, ma poi basta andare a fare la spesa a un mercato o fare un salto al mare per capire quanto tutto questo non abbia prezzo. Il Sud è Nostro e dovremmo prenderci la responsabilità di viverci per continuare a lottare. Svuotando le città a causa dei loro problemi non facciamo che arrenderci e non è bello scappare davanti alle responsabilità. Io ho sentito le mie di responsabilità come donna e come artista e visto che vivo di questi messaggi sono rimasta “assùd”.

Raccontaci più nello specifico. Come affronti la quotidianità a Taranto? Come gli artisti possono contribuire a risolvere i problemi della città? In un tuo testo dicevi “Ilva is a killer, music is a star”.

Affronto la quotidianità con coraggio, a testa alta, camminando a fianco di tanti giovani che ormai di una Taranto “così” non ne possono più e hanno capito che l’unico modo per risollevarsi è darsi da fare.
Ormai le Officine Tarantine, l’Archeotower, i ragazzi di Ammazza che Piazza, il Comitato dei Cittadini e lavoratori liberi e pensanti sono ormai le realtà di Taranto e camminando con loro, seguendo le iniziative da esse organizzate sicuramente possiamo già fare tanto. Gente come me, Fido Guido, Zakalicious e moltissimi altri colleghi diamo il nostro contributo ogniqualvolta ce ne sia bisogno… Di certo con le nostri canzoni possiamo fare molto per aprire le menti, aumentare la consapevolezza nei ragazzi di Taranto e in tutta quella gente che a Taranto è stufa di non poter respirare senza la paura di morire.
Assolutamente “Ilva is a killer, music is a star” perché la musica serve ad entrare nelle persone tramite il ballo e l’aggregazione. Anche quest’anno la terza edizione del 1° Maggio, i due concerti annuali di “Ammazza che piazza”, le numerose attività alle Officine Tarantine e all’Archeotower serviranno a mettere la musica in primo piano per ricordarci quali sono le nostre priorità e i nostri diritti divertendoci sempre tutti insieme come fratelli e sorelle.

La tua terra, l’Africa e la Jamaica sono le tue influenze e fonti d’ispirazione maggiori. Quanto sei legata alla tua identità?

L’identità è importantissima se vuoi essere originale perché nessuno nel mondo è te ed è come te! Marjas era la bimba che già da piccina con le treccine suonava le percussioni e ballava fino allo svenimento con sorella e cugine su ogni musica “ballabile”. E’ normale che sia cresciuta così! Sono un’appassionata della musica del mondo e della musica col groove… Il ritmo è la base per me, se non sento il ritmo non riesco a muovermi e quindi a cantare. Addirittura quando scrivo un testo ballo e mi muovo sulla musica per trovare la metrica! Ahahah
Sembra una cosa da pazzi, ma è così…. Gli artisti sono pazzi quando ci mettono il cuore!
E a me quando certi sound arrivano dritti all’anima e la fanno vibrare, vengano essi dalla tradizione popolare, dalla classica, dal Sud Italia, dalla Jamaica o dal Mali significa che si tratta della mia musica o meglio dell’Identità della mia musica.

A proposito della tua musica sei a lavoro di un nuovo disco. Cosa puoi anticiparci?

Si, è un lavoro lunghissimo. Solitamente paragono i dischi ai figli. La gestazione del mio quarto disco mi sembra molto più lunga di quella degli altri. Quindi prevedo “un figlio bello cicciottello”! Ahahah
E’ la prima volta che mi occupo in prima persona della completa formulazione dei brani cioè dalla musica ai testi. Chiaramente credendo nel lavoro di squadra ci sono numerosi musicisti e amici di cui ho moltissima stima che ho coinvolto nell’arrangiamento o anche nella scrittura dei brani.
Il filo conduttore di questo disco è MAMA, intesa come Mama Africa, sottolineando quanto questa abbia contaminato la musica del mondo. La “Mama” Marjas del 2015 invece dopo 11 anni di musica, crescita e sperimentazione è arrivata davvero vicino alla follia. Parlo di me in terza persona perché quasi non riesco a credere di aver concepito un disco così! L’uscita è prevista per il prossimo autunno ma ci sarà già un singolo spumeggiantemente dominicano in giro sul web dal 7 maggio, girato a Taranto sotto la regia della Calibro 9 con la presenza di Alevanille, la più importante Dancehall Queen italiana. Le tematiche del disco saranno come sempre variegate perché ogni musica e beat mi ispirano un tema diverso… Certe cose non le decido mai a tavolino. Questo album sarà un omaggio alla Negritude…Alleluuuuuuuia!

L’etichetta sarà sempre quella indipendente Love University Records. Come mai non hai mai cambiato il team di Don Ciccio e Co. con qualche major nazionale?

La Love University è l’etichetta fondata da Don Ciccio e in cui sono subentrata nel 2009 all’uscita di “B-Lady”, mio primo disco.
Mi piace produrre la musica anche per realizzare i dischi degli artisti che stimo e rispetto. Abbiamo questa label con Don Ciccio in quanto ci piace essere indipendenti e da indipendenti raggiungere alti risultati esclusivamente per merito della qualità della nostra musica. Al momento ci sono un sacco di artisti in Love University: chi in uscita col disco (Francisca, Duppy Rockers e Sud Foundation Kriù) e chi in preparazione (Extrabit, Nikaleo, Miss Mykela, Tahnee e Zire).
Non disdegnerei l’esperienza con una major nazionale, ai tempi di oggi è dura come facilissimo entrare nel mainstream. Da indipendente è molto difficile visto l’identità che caratterizza la propria musica, da partecipante ad un Talent-show è semplicissimo entrare in una grande etichetta, ma significa rinunciare ad avere un’identità del tutto incondizionata. Dato ciò che abbiamo detto finora avrai capito o meglio già sai Eugenia che la seconda strada non mi potrebbe mai appartenere. Quindi dovrei riuscire nella prima strada ovvero avvicinarmi al main-stream mantenendo sempre integra la mia identità musicale… Ma ora non mi interessa. In questa fase della mia carriera continuerò ad essere indipendente, a produrre il mio disco con Love University e a dare i messaggi di sempre.

Eugenia Conti

EUROPEAN TOUR / I Sud Sound System portano in tutto il Continente la musica del Salento

ss europe tour

Comincia a maggio un super tour europeo per i Sud Sound System. Dopo un inverno trascorso per lo più nella propria Terra a lottare e a combattere a fianco di agricoltori, cittadini ed esperti per contrastare la questione o per meglio dire la truffa Xylella, adesso è arrivato il momento per i pionieri del raggamuffin salentino di diffondere la loro musica e i loro messaggi oltre i confini nazionali.

“Fuecu intra l’Europa” assicurano. La grande avventura comincerà il 1 maggio a Lugano in Svizzera per poi presentare il loro ultimo lavoro “Sta tornu” in altre tra le più importanti capitali europee. Purtroppo non li avremo con noi per la terza edizione del 1 maggio a Taranto, ma di sicuro ne saranno felici tutti gli emigrati e i supporter in ogni angolo d’Europa. Girare il continente porterà ancora più esperienza e ispirazione negli artisti, così come il loro pensiero potrà avere maggiormente l’opportunità di diventare un manifesto o un esempio per diverse Nazioni.

Non dimentichiamo che il libro dello stesso Nandu Popu nasce a seguito di una chiacchierata post-concerto in Svizzera con un fan salentino emigrato e stabilitosi da quelle parti. Insomma, “Simu salentini de lu munnu cittadini” significa che la musica di Don Rico, Terron Fabio e Nandu Popu per quanto identitaria può unire tutte le culture e favorire l’integrazione tra popoli. Più di venti anni fa esordivano in casa con i primi 12 pollici e la loro popolarità cresceva attraverso passaparola a livello locale, oggi possono asserire di essere ambasciatori del reggae in Europa.

Tour dates:

May 01 FESTA PRIMO MAGGIO
May 02 Club K Dusseldorf, Germany
May 03 Cassiopeia Club Berlin, Germany
May 05 Dingwalls London, UK
May 07 Cabaret Sauvage Paris, France
May 08 Opium Room Dublin, Ireland
May 09 VK Club Brussels, Belgium
May 10 Sugar Factory Amsterdam, Netherlands
May 12 Razzmatazz Barcelona, Spain

 

Eugenia Conti

TUNE REVIEW / Dal Salento esce "Cridime", nuovo brano new rootz degli Adriatic Sound

cridime

Il 16 marzo sarà disponibile in tutti gli store digitale “Cridime”: un inno in versione new rootz rivolto al sentimento più antico del mondo ovvero l’amore. A cantarlo per noi i due veterani della musica reggae salentina Rankin Lele e Papa Leu alias Adriatic Sound. Gli Adriatic Sound sono un marchio di fabbrica rispettato a livello locale e nazionale nel corso degli anni. Nati più di quindici anni fa e cresciuti insieme ai loro maestri Sud Sound System, i due Lele sono entrambi cantanti e musicisti (Papa Leu è chitarrista nella Bag a Riddim Band e selecta ufficiale dei SSS, mentre Rankin Lele si è sempre dilettato alla tastiera), ma sono conosciutissimi anche per aver infiammato con “lu fuecu” delle dancehall e con le vibrazioni positive dei propri live infinite nottate salentine e per aver organizzato nella loro terra i concerti di moltissimi tra i più importanti nomi mondiali del genere (da Sizzla ai Morgan Heritage, da Junior Kelly a David Rodigan).

Fin da ragazzini hanno sempre mostrato la voglia di creare musica insieme chiamandosi nei modi più svariati: i “Due Lele Posse”, la “Trepuzzi Posse”, fino ad essere ribattezzati col proprio nome attuale dal famoso dj jamaicano Ruff Rider. Con diversi dischi alle spalle come “Salento Showcase 2000″, “Comu passione” realizzato assieme alla bellissima voce della loro compaesana Marina, “Salento Showcase 2007″ e innumerevoli collaborazioni, gli Adriatic Sound arrivano ad auto-prodursi l’ultimo lavoro dal titolo “Move Up” nel 2012 che vanta rilevanti featuring internazionali come quello con Miss Tenza e Gappy Ranks.

La lingua utilizzata da sempre per le liriche non può che essere l’amato dialetto salentino così idoneo a trasmettere emozioni e ad essere utilizzato sulle basi reggae e raggamuffin. Il Nostro duo ha sempre alternato tracce più fresh e ritmate, perfette da ballare e per scatenarsi, a brani seri ed impegnati. Nello stesso “Move Up” è evidente la critica al Sistema e all’inquinamento a cui anche il Salento è sottoposto. La canzone “A mera a nui” non a caso ci fa scoprire un Papa Leu in chiave più introspettiva dai toni amareggiati a causa degli effetti catastrofici della centrale a carbone di Cerano che rende l’aria irrespirabile fino alla sua Trepuzzi ed oltre…

Dunque, i poliedrici artisti, peraltro noti per essere alla conduzione del programma radiofonico “Pull up” sempre dedicato all’adorata musica jamaicana, hanno deciso di regalare ai loro supporters una nuova tune e di riconfermarsi come due inconfondibili reggae lovers. Il testo di “Cridime” sarà un classico tutto da ascoltare unitamente alla dolce melodia di sottofondo in grado di colpire dritta al cuore. In maniera spontanea e quanto più senza veli Rankin Lele e Papa Leu ci parlano in note di quella sfera sentimentale tanto nobile ed impetuosa di cui tutti siamo vittime e beneficiari.

Ad arricchire poi il sound sono intervenuti gli inseparabili colleghi della Bag a Riddim Band: Fossa Drummer alla batteria e alle percussioni, Leo Klaus al basso, il Maestro Garofalo alle tastiere e altri famosi musicisti del posto come Luca Manno al sax e Giancarlo Dell’Anno alla tromba. Alle chitarre non poteva che esserci lo stesso Papa Leu assistito da Marcello Leo. Insomma pochi giorni e sintonizzatevi sul web o sulle radio per farvi travolgere dalla passione di “Cridime”.

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH JOVINE : "Porto il Napulitan Reggae a teatro"

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Valerio Jovine, voce e anima dell’omonima band, figlio della scuola 99 Posse e fratello minore dello storico bassista Massimo, già da giovanissimo ha da sempre seguito certi ideali di vita. Esplosivo e prorompente come il suo Vesuvio, è reduce dal programma televisivo the Voice in cui ha toccato il cuore di milioni di spettatori ed ha in progetto un nuovo disco che uscirà nel 2015.

“Per quanto riguarda the Voice il mio obiettivo era quello di portare il reggae nelle case di tutti attraverso il grande schermo e penso di esserci riuscito”, ci dichiara quando gli chiediamo la ragione per la quale è andato in tv cantando un genere solitamente estraneo a certi salotti. Una scelta particolare quella di Valerio a The voice, almeno quanto quella di portare lo stesso genere in teatro nello spettacolo “Napulitan a Teatro” tenutosi al Bolivar. Due ore di live in cui viene accompagnato da strumenti come il pianoforte, la tromba, la batteria, la chitarra, il basso e in cui riarrangia tanti suoi brani in versione inedita. Come ospiti on the stage l’amico fraterno Dope One Mc, con cui ripropone “Napl sona” in versione acustica, e La Pankina Krew, giovanissimo trio hip-hop di Ponticelli. La special guest invece è sua figlia Emma di soli undici mesi che il cantante prende in braccio per dedicarle la canzone “Vedrò vedrai”. C’è spazio anche per rivisitazioni di canzoni celebri di Rino Gaetano, Gino Paoli e Madonna interpretate in chiave reggae. Lo show è coinvolgente e la spiccata simpatia di Valerio fa il resto. Non a caso a metà spettacolo tutti i presenti si alzano dai propri posti a sedere e cominciano a ballare. Incontriamo Valerio nel back stage non appena terminato il suo live.

 

Valerio soddisfatto del tuo show “Napulitan a teatro”?

Certo, ho trascorso due ore incredibili col mio pubblico. Ma non è stato facile perché era la prima volta che un mio live si teneva all’interno di un teatro. In genere i ragazzi ai miei concerti ballano scatenati come se si trovassero in una dance-hall. L’impresa ardua  è stata quella di rendere lo spettacolo visibile e interessante per tutti e non solo per la fascia più giovane dei miei fans. E’ stato bello vedere seduti nelle prime file i miei genitori con la mia piccola Emma: così non ho resistito e l’ho portata sul palco. Insomma, è stata l’ennesima dimostrazione che il reggae è una musica adattabile ad ogni contesto ed ascoltabile da ogni orecchio.

 

E’ per dimostrare questo che hai partecipato al programma The Voice su Rai 2?

Come giustamente dicevi l’ideologia della musica reggae tende ad essere poco compatibile con i salotti della tv ed è potuto sembrare incoerente che un musicista cresciuto nella 99 Posse family partecipasse a un talent show sulla Rai. Il mio scopo invece era quello di portare il mio stile e la mia musica alle masse. Quindi quel programma non ha rappresentato una rinuncia ai miei principi ed un allineamento al Sistema, ma l’opposto: si è trattato di utilizzare i loro mezzi di diffusione per trasmettere le giuste vibrazioni agli italiani. Comunque l’esperienza è stata molto bella, J-Ax è un grande e da lui ho tanto da imparare, e nonostante tutto oggi sono sempre nella mia Napoli con l’orgoglio immenso di essere Napulitan.

 

Nel tuo conosciutissimo brano “Napulitan” dici di essere profondamente attaccato alla tua identità, ma ti definisci anche cittadino del mondo. Questa non potrebbe apparire una contraddizione in termini?

Assolutamente no. Certamente è insito in me un grande senso di legame con la mia terra e le mie origini, nello stesso tempo trovo che il popolo napoletano sia quello maggiormente idoneo a favorire l’integrazione tra popoli. Noi siamo l’emblema dell’accoglienza della calorosità e indiscutibilmente non siamo xenofobi, ma siamo attratti dal diverso. Per questa ragione ritengo che non ci siano differenze tra un napoletano, un africano o un jamaicano. Specie se il loro cuore è unito dalla passione per la reggae music. Inoltre quando noi partenopei andiamo fuori o ci trasferiamo altrove lo facciamo con grande spirito di adattamento, ci sentiamo cittadini del mondo, ma non dimentichiamo la nostra identità: questa è la qualità che meglio descrive l’indole di tutti noi. “Napulitan” è semplicemente una canzone contro ogni forma di razzismo.

 

Perché restare nella tua città nonostante la popolarità?

Potrei raggiungere qualunque grado di notorietà ma la mia Napoli non la abbandonerei mai. Questa è la mia casa ed ho tutte le persone più importanti della mia esistenza, prima tra tutti la mia adorata figlia. Inoltre attendo il giorno in cui la marijuana verrà legalizzata e potrò coltivarla grazie al fantastico e perfetto clima della città. Sarebbe l’ideale.

 

Oltre a diventare un “ganja-farmer” quali sono i tuoi progetti futuri? (Ridiamo)

Il mio progetto più prossimo è un nuovo disco in uscita per il 2015, ma di cui ancora non posso accennarvi il titolo. Ve lo rivelerò nella prossima intervista. Il primo singolo “Superficiale” però è già stato estratto e potete trovarne il videoclip su Youtube. La traccia è un manifesto contro le apparenze che oggi sembrano il fondamento della nostra società. Il mondo dell’apparire sta facendo perdere  tutti i valori fondamentali del mondo dell’essere e questo fenomeno deve essere combattuto. Il Male della banalità deve essere sconfitto dal Bene assoluto. Il fine del mio album infatti non sarà solo quello di improvvisare parole ed emozioni, di buttare nero sul bianco di un foglio, ma principalmente quello di trasmettere un messaggio che possa aiutare i ragazzi a prendere coscienza, ad interrogarsi  sulle cose per cui valga la pena di lottare, anche per le generazioni future. Il genere sarà vicino al reggae, ma senza “pezzottare” troppo il sound e lo stile dei jamaicani. Ho visto centinaia di quei concerti, seguito con attenzione tutta la scena musicale dell’isola e portato la situazione della dance-hall nella mia città, ma adesso la mia intenzione è quella di unire e sperimentare una pluralità di suoni per creare una musica originale che sia solo mia: uno stile unico firmato Jovine.

 

Eugenia Conti

TUNE REVIEW / Man in Pasta è il nuovo singolo dei Sud Sound System

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“Man in pasta” è il Sistema, lo Stato, la criminalità organizzata, i politici incravattati, i padroni delle banche, chi inquina la propria terra, gli imprenditori corrotti. E’ una canzone che parla di “gente senza scrupoli, ca pe lu guadagnu face crimini”. Il videoclip ufficiale di “Man in pasta”, brano tratto da “Sta tornu”, ultimo disco dei Sud Sound System, è da ieri su Youtube.


Il titolo ha una duplice accezione. La prima interpretazione è quella di “Man in pasta” in quanto uomo con le mani sempre  impastate di affari sporchi, colui che “comu a ‘nu petrusine sta intra ogne menescia”, ma con un gioco di parole il titolo potrebbe essere letto anche alla jamaicana  e dunque “Man impostor”, perfetto rappresentante di “Babilonia”, un regno che per i rastafariani indica lo sfruttamento e la corruzione. I Sud Sound System tentano di risvegliare tutti coloro la cui mente è dormiente a causa dell’abbindolamento di “nu sistema suca sangu e prepotente, ca nu pensa mai allu bene della gente, ma ca se arricchisce puru sullu chiu pezzente, ca ole nu populu poveru e ignorante, schiavu de iddrhi dipendente” come canta Don Rico. Nandu Popu la manda a dire ai capitalisti con i soldi nella busta “quiddri ca la datu lu padrone dell’industria”. Il richiamo alla questione Ilva di Taranto è evidente. Terron Fabio fa il resto col suo particolare timbro di voce per dare al ritornello la giusta carica di rabbia e denuncia. Il videoclip, disegnato da Pietro Favorito e Domenico Nagliero, fumettisti foggiani, già autori della celebre miniserie a fumetti “Lady Mafia”, dalle tematiche in comune con l’ultima canzone dei Sud, trasforma i tre veterani salentini in versione cartoon. La produzione invece è a cura della pugliese “Casbah Production Cuore Noir Edizioni”. Un vero e proprio inno di rivolta per il popolo del Sud, firmato SSS.

Eugenia Conti