TUNE REVIEW / Man in Pasta è il nuovo singolo dei Sud Sound System

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“Man in pasta” è il Sistema, lo Stato, la criminalità organizzata, i politici incravattati, i padroni delle banche, chi inquina la propria terra, gli imprenditori corrotti. E’ una canzone che parla di “gente senza scrupoli, ca pe lu guadagnu face crimini”. Il videoclip ufficiale di “Man in pasta”, brano tratto da “Sta tornu”, ultimo disco dei Sud Sound System, è da ieri su Youtube.


Il titolo ha una duplice accezione. La prima interpretazione è quella di “Man in pasta” in quanto uomo con le mani sempre  impastate di affari sporchi, colui che “comu a ‘nu petrusine sta intra ogne menescia”, ma con un gioco di parole il titolo potrebbe essere letto anche alla jamaicana  e dunque “Man impostor”, perfetto rappresentante di “Babilonia”, un regno che per i rastafariani indica lo sfruttamento e la corruzione. I Sud Sound System tentano di risvegliare tutti coloro la cui mente è dormiente a causa dell’abbindolamento di “nu sistema suca sangu e prepotente, ca nu pensa mai allu bene della gente, ma ca se arricchisce puru sullu chiu pezzente, ca ole nu populu poveru e ignorante, schiavu de iddrhi dipendente” come canta Don Rico. Nandu Popu la manda a dire ai capitalisti con i soldi nella busta “quiddri ca la datu lu padrone dell’industria”. Il richiamo alla questione Ilva di Taranto è evidente. Terron Fabio fa il resto col suo particolare timbro di voce per dare al ritornello la giusta carica di rabbia e denuncia. Il videoclip, disegnato da Pietro Favorito e Domenico Nagliero, fumettisti foggiani, già autori della celebre miniserie a fumetti “Lady Mafia”, dalle tematiche in comune con l’ultima canzone dei Sud, trasforma i tre veterani salentini in versione cartoon. La produzione invece è a cura della pugliese “Casbah Production Cuore Noir Edizioni”. Un vero e proprio inno di rivolta per il popolo del Sud, firmato SSS.

Eugenia Conti

RECORD REVIEW / Senegalentino il nuovo album dei Ghetto Eden

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Dal 30 settembre è disponibile in tutti gli store digitali e nei migliori negozi di dischi“Senegalentino”: nuovo progetto dei Ghetto Eden, crew leccese-senegalese composta da Khadim Diene, Flavio Montinari, Malick Lo e Dj Zinfo. L’album, arrangiato eccellentemente da Papa Leu e dal Maestro Alessandro Garofalo (Bag a Riddim Band) e prodotto dall’etichetta Salento Sound System dei Sud Sound System di cui i Ghetto Eden sono ottimi allievi ed eredi, fonde i sound tipici dei rispettivi paesi di provenienza a cui i Nostri hanno voluto rendere omaggio. E così si alternano ai ritmi afro, etnici, reggae e rootz, le sonorità tradizionali della pizzica e della taranta. Non mancano le contaminazioni raggamuffin, dancehall con l’aggiunta di un pizzico di hip-hop (specie nella traccia “In this Life” in collaborazione con Guè Pequeno). Le liriche poi spaziano dall’inglese all’italiano, dal dialetto salentino al wolof. Il titolo dell’album è emblematico. “Senegalentino” rappresenta il sodalizio musicale e umano indissolubile tra due caldissime terre, ricche di similitudini. La terra rossa, le coste mozzafiato, le cave di bauxite, lu “sule ca scarfa” e le danze convulsive del Salento si legano e si sposano con le bellezze naturali, i rituali, la spiritualità e le percussioni del Senegal. Un incontro tra popoli che viene suggellato attraverso le note. Non a caso il disco si apre proprio con il brano “African Dance” featuring Sud Sound System, Rankin Lele, Papa Leu e Striunizzu. I più influenti nomi della scena reggae salentina, in una commistione tra old e new generation, celebrano insieme sullo stesso beat lo scambio multidisciplinare e l’integrazione tra culture che contribuiscono ad impreziosire sempre più il patrimonio immateriale del Salento. Il primo singolo estratto è “Summertime”, il cui videoclip è stato girato a ridosso del Bacino di Torre Chianca, località balneare sita vicino Lecce. L’area dall’alto valore naturalistico costituisce lo scenario ideale per supportare le istanze espresse dai Ghetto Eden nei propri testi quali il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente in cui si vive. La location si è prestata a diventare la cornice di una mega dance hall-acquatica. L’impianto a basso impatto ambientale utilizzato durante le riprese rappresenta l’espressione di principi come quello della sostenibilità. Le scene di “Summertime” raccontano come vivere “senegalentinamente” l’estate e conseguentemente la vita. Quanto ai contenuti del cd, i messaggi da estrapolare sono tanti: da quelli anti-lusso e anti-globalizzazione, alla critica del Sistema corrotto di oggi, delle istituzioni che ci rappresentano, del signoraggio e della politica. Tema dominante quello dell’anti razzismo: lo straniero infatti non deve essere osservato con un atteggiamento xenofobo, ma piuttosto come un valore aggiunto per la comunità. I Ghetto Eden con il loro secondo prodotto discografico rompono le barriere dei pregiudizi e dei luoghi comuni per indurre l’ascoltatore alla riflessione, a comprendere i principi di amore universale e a lasciarsi trasportare dalla felicità che ogni colore, immagine o suono può dare.

Eugenia Conti

CONCERT REVIEW / Ultima tappa Mea Culpa Tour a Napoli: Clementino conquista l'Arena Flegrea

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Il “Mea Culpa Tour 2014″del rapper nolano Clementino si è concluso lo scorso sabato 27 settembre a Napoli con una memorabile serata all’Arena Flegrea. La prestigiosa location è stata la giusta cornice per un tour che, tappa dopo tappa, durante tutta l’estate ha riscontrato un grande seguito. E’ stata la prima volta in cui un rapper ha suonato all’Arena Flegrea, ma la Iena White ha superato egregiamente questa sfida esibendosi sullo stesso palco già calcato da artisti come Bennato, Battiato, George Benson, B.B. King, Keith Jarrett, Ennio Morricone, Gotan Project, Carlos Santana, Mark Knopfler, Tori Amos, Nick Cave, Robert Plant, Massive Attack e molti altri. Come si suol dire Clemente ha “chiuso in bellezza”, ospitando al suo concerto importanti nomi dello scenario hip-hop partenopeo e nazionale: dal sardo Salmo, al romano Noyz Narcos, dal dominicano El Koyote, ai napoletanissimi Sangue Mostro, Paura, Dope One e Uomodisu. Una super formazione per rendere l’evento irripetibile. Ai piatti si sono alternati Dj Snatch, Shablo e, come per tutte le date, il fidato dj Tayone. Lo spettacolo si è arricchito dell’inaspettata presenza di Sal da Vinci. Aprire le danze è toccato ai The Rivati, gruppo composto da Marco Cassese e dal fratello minore di Clementino, Paolo. Reduce dal reality Pechino Express insieme allo stesso Paolo, l’Mc ha regalato alle migliaia di fans entusiasti uno show senza precedenti. Pezzo dopo pezzo, non sono mancati i momenti goliardici e divertenti in perfetto stile Clementino, ma anche quelli di consapevolezza e riflessione. Sul palco dell’Arena infatti è intervenuta Antonella Leardi, la mamma del tifoso napoletano Ciro Esposito, vittima della violenza degli scontri avvenuti a Roma.  “Mio figlio era un grande fan di Clementino. Non vogliamo vendetta, ma giustizia e verità per lui”, grida la donna con la dignità e il coraggio che la contraddistinguono. A quel punto il rapper dedica a Ciro il suo brano più bello: “La Luce”. Nei camerini c’è anche la copia del disco d’oro che Clementino ha ricevuto dall’Universal per il suo ultimo album. Dopo ore di live, si giunge all’epilogo. Clementino chiama sul palco tutti i guests, lo staff, regala ad ognuno di loro un piccolo Pulcinella, vero simbolo di napoletanità e conclude: “Dopo aver girato l’Italia, sentivo il dovere di chiudere questo percorso nella mia città: Napoli”. Lo spettacolo termina con la sua famosissima “O vient”, mentre lo stage si riempie di coriandoli colorati che vengono sparati in aria. Un altro successo che si aggiunge alla carriera dell’artista. Per ascoltarlo di nuovo dal vivo però bisognerà aspettare. Adesso il “capocannoniere del flow” prenderà una pausa dai concerti per dedicarsi “anema e core” all’uscita del suo prossimo disco, che comincerà a registrare dal 7 ottobre. Inoltre, Clementino cercherà di partecipare a Sanremo nella categoria Big, a differenza di suo fratello che tenterà l’ammissione nella categoria giovani. Insomma, quel ragazzo di periferia che girava la penisola in lungo e in largo in scomodi treni regionali per partecipare ad ogni contest e per cercare di emergere nel panorama rap del Paese ha toccato davvero la luce.

Eugenia Conti

RECORD REVIEW / One Love of La Pankina Krew (2014)

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Oggi fuori su Youtube il videoclip di “Ritrovarsi”, primo singolo estratto da “One love”, esordio discografico de La Pankina Krew. La crew formata dai due mc Ivanò (Ivan Gallone) e MastrerProd (Nicola Romano) e dalla voce blues femminile, Donix (Donatella Scarpato), proviene dalla VI municipalità di Napoli, che include Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio. I tre vengono da un contesto in cui il rap trova il proprio humus ideale, dove il disagio sociale è tangibile e questo genere musicale è l’unica voce in grado di diventare megafono delle problematiche dei quartieri. “Ritrovarsi” esprime, infatti, sia nel testo, che nel video, il modo di vivere di quella comunità: è la storia autobiografica di tre giovani che formando un gruppo danno un messaggio di fratellanza e di amore a tutti gli altri ragazzi del posto. Il set del videoclip non poteva che essere il luogo d’origine degli artisti: Ponticelli.

Nelle riprese che inquadrano le palazzine, i graffiti, i writers, i passi di break-dance, le battle di freestyle e in cui si susseguono comuni scene di vita quotidiana viene rappresentato lo style-life della periferia orientale partenopea in tutta la sua spontaneità. Il video, curato e montato da Domenico Iannucci, punta a fare una panoramica sulla cultura hip hop, espressione dell’identità in cui si riconoscono i “guagliuni” di quelle case popolari.

Uno specchio sulla realtà, quindi, senza filtri e artifici. D’altronde per La Pankina Krew questo lavoro non nasce perché oggi l’hip hop è la tendenza del momento, ma perché, come sottolinea l’mc Ivanò nella sua strofa, “il rap è pane quotidiano”.

“Ritrovarsi” anticipa l’album One love, disponibile fisicamente il 20 maggio. Già dal titolo le interpretazioni sono tante. One Love rappresenta l’idea di hip hop universale e di amore unico che professavano i rapper “Stars and Stripes” della Golden Age. Così come sorge spontaneo pensare ad un riferimento al King della reggae music Bob Marley e alla sua filosofia. Ma One Love ha molto altro da offrire.

E’ un progetto a cui gli LPK hanno lavorato per dieci anni e, data la loro giovane età, racchiude all’interno l’essenza della propria giovinezza. Le loro liriche spesso hanno una purezza, una trasparenza che soltanto dei ragazzi incontaminati e di strada potevano far venire fuori. Traccia dopo traccia, si alternano stati d’animo, (dalla gioia al dolore, dalla delusione alle illusioni di felicità), a denunce, si succedono racconti di vita vissuta a messaggi immortali come quelli di rispetto e fratellanza. Non mancano featuring d’eccezione, da Valerio Jovine a Dope One, da Valerio Nazo a Oyoshe, concludendo con la GanjaFarm Cru.

Il sound proposto è un nuovo esperimento che mescola il rap hardcore alle sonorità black, spaziando dal blues al funk. La New School napoletana dell’East Suburb scende in campo per dimostrare che l’hip hop può essere versatile, operando una commistione di generi come accadeva negli anni ’90 e può continuare a diffondersi come fenomeno di massa, ma senza diventare necessariamente commerciale. Dunque? Non vi resta che premere Play ed ascoltare One Love.

Eugenia Conti