Alborosie arriva in tour in Italia con Gentleman e BoomDaBash

unnamed

Sta per arrivare da novembre in Italia un tour esclusivo di Alborosie e della sua fidata Schengen Clan Band accompagnati sullo stesso palco dai BoomDaBash e niente poco di meno che da Gentleman.

Jamaica, Italia e Germania uniti in una serie di concerti da tre personalità artistiche di riferimento dell’intero panorama reggae. Ma andiamo ad approfondire.

Queste date sono state chiuse dopo l’uscita dell’album The Rockers che vede la reggae star Alborosie nelle vesti di producer in questo prodotto discografico dedicato esclusivamente al mercato italiano. Rinomatissimi i featuring presenti nel disco : Jovanotti, Giuliano Sangiorgi, Sud Sound System, Caparezza, Elisa, Apres la classe, 99 Posse, Africa Unite, Vacca, BoomdaBash e molti altri. Il 50% del ricavato di The Rockers sarà devoluto alla onlus “Stand up for Jamaica”.

Un progetto quindi anche a scopo benefico, che viene dopo 20 anni di carriera dell’artista siculo, ormai adottato dall’isola giamaicana e che vuole rimarcare quanto egli si sappia confrontare bene con ogni genere di sonorità.

Come accennavamo prima per la sua tournée autunnale Puppa Albo ha scelto Gentleman che, come già da quest’estate, si riproporrà in una chiave molto più dub e la band salentina dei BoomDaBash che da poco hanno vinto un disco d’oro. Con questi ultimi è online anche il video del brano “Hustlers never sleep”, estratto appunto da The Rockers e girato non casualmente nel quartiere popolare Salinella a Taranto. Un singolo dalle sfumature reggae/rootz che tratta le tematiche del rispetto per l’ambiente e per l’ecologia.

 

TUTTE LE DATE:

24.11.16 ROMA (IT) / ATLANTICO LIVE
26.11.16 JESOLO (IT) / PALA ARREX
27.11.16 POTENZA (IT) / QUARTIERE FIERISTICO
29.11.16 FIRENZE (IT) / OBIHALL
01.12.16 TORINO (IT) / TEATRO DELLA CONCORDIA
02.12.16 TREZZO SULL’ ADDA (IT) / LIVE CLUB
03.12.16 BOLOGNA (IT) / ESTRAGON

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH ZAKALICIOUS : "Da Taranto il mio impegno tra note e centri sociali"

zakalicious

“Famuse pe’ le canzoni soje ‘n dialett tarandine” Zakalicious, al secolo Salvatore Friuli, classe ’77 è uno degli artisti militanti più “old school” di Taranto. Il suo percorso nell’ambito musicale comincia nel lontano ’94 quando quell’anno organizza insieme ai suoi compagni il mega concerto dello storico centro sociale “Città Vecchia” a cui partecipano i 99 Posse, i Bisca, i Negrita e molti altri gruppi di militanza antagonista.

Per ampliare il proprio bagaglio culturale e artistico si trasferisce a Bologna appena diciottenne. Ed è proprio la che avviene l’incontro con la musica reggae e le sue sonorità: Zak partecipa alle prime dancehall e si innamora del genere in tutte le sue sfaccettature. Inizia a partecipare attivamente ad eventi e festival reggae nazionali ed internazionali tra cui il celebre “Rototom Sunsplash” ma dopo le moltissime esperienze sente il bisogno di ritornare a casa, nella sua Taranto per diffondere sempre di più il genere e i messaggi ad esso connessi.

Da cittadino della ex Magna Grecia però comprende che i suoi testi devono essere soprattutto di denuncia per la propria Terra.E dopo 10 anni dall’uscita del suo primo demo “La casa della Parrucca”, su riddim jamaicani e particolarmente ironici, Zakalicious è ancora sulla scena per divertire il pubblico con la sua innata simpatia, ma anche per aumentare la consapevolezza dei ragazzi della città, per promuovere nuovi progetti o per collaborarne in altri. Ma chiediamogli di più.

Partiamo dal principio. Come mai vivendo nella Bologna in fermento degli anni ’90 hai scelto di rientrare nella tua Taranto per consolidare la tua carriera artistica?

Sicuramente l’esperienza di vita a Bologna dall’età di 18 anni ha fatto si che crescessi in un ambiente in pieno fermento sia musicale che soprattutto politico: le occupazioni e la vita comunitaria mi hanno insegnato ad essere ciò che sono, a non fermarmi alle apparenze e a lottare per i miei diritti. Però anche in quel periodo appena possibile fuggivo a Taranto per le feste o per l’estate. Ora che sono tornato qui in pianta stabile sebbene un po’ mi manchi la realtà bolognese (pur essendo oggi molto diversa rispetto a quei tempi) sono contentissimo delle mie scelte. Sono felice di vivere vicino ai miei 3 nipoti, alla mia famiglia e alla mia gente. Diciamo che una serie di vicissitudini mi hanno riportato nella mia amata Taranto e nel bene e nel male sono fiero di essere Tarantino!

Raccontaci una giornata tipo della quotidianità tarantina nel bene e nel male come dici tu. Quanto accusate i danni dell’inquinamento?

Purtoppo le luci e le ombre della città si equivalgono. Quasi tutti sono a conoscenza della nostra realtà perché Taranto è balzata agli onori della cronaca per la questione ILVA. Però molti non sanno che questa non è l’unica fabbrica ad inquinare e a uccidere. Noi Tarantini in primis abbiamo acconsentito che fossero alimentate discariche a cielo aperto che hanno avvelenato le nostre campagne e ancora che fossero sporcati il nostro mare e le nostre spiagge così che l’inciviltà facesse da padrona per molto tempo. Anni e anni di soprusi da parte delle grandi industrie e delle amministrazioni locali hanno permesso che le malattie fossero all’ordine del giorno, che tutti noi avessimo almeno un caso di tumore in famiglia e che gran parte dei nostri bambini nascessero affetti da patologie alle vie respiratorie. Si parla tanto di riconversione ma ai più non è chiaro che per prima cosa dobbiamo essere noi a modificare la nostra mentalità. I semplici cittadini devono capire che e’ importante preservare l’ambiente, specialmente per i loro figli e per le generazioni che verranno. Meno male che qualcosa sta cambiando!

In cosa noti questi cambiamenti e nello specifico come combatte la ciminiere Zakalicious insieme a tutte le varie realtà presenti sul territorio? 

I danni sono molteplici e palesi. Quello che proviamo a fare, insieme agli altri artisti del nostro territorio, è sensibilizzare. Da anni ci battiamo perché Taranto torni in auge a livello turistico come lo era prima della grande industrializzazione. In più ogni settimana andiamo in onda con la nostra RWS Radio Web Sensibile dove trattiamo i temi più vari con il solo intento di scuotere le coscienze dei nostri ascoltatori e di dare in nostro contributo affinché si possa vivere in armonia con noi stessi e ciò che ci circonda.

Hai creato anche un progetto a Taranto chiamato Barber Shop. Di cosa si tratta?

L’associazione Barber Shop è nata anni fa da una mia idea insieme a Paco Dj (con il quale organizziamo le feste sulla spiaggia “Jamaica”), ai Pacefatta e ai Fanciulli Pimpeggianti (due gruppi Hip-Hop nostrani) ed è diretta a portare musica e aggregazione in città. Abbiamo coordinato molte serate fra cui mi piace ricordare il concerto di Moddi, Kaos e Trix e il live del jamaicano Konshens in collaborazione con Kalibandulu, oltre alle innumerevoli feste e dancehall in tutta la provincia.

Non a caso sei uno di coloro che ha portato avanti per anni il centro sociale “Taranto Vecchia” organizzando già grandi concerti dai primi anni ’90. Sei orgoglioso oggi di posti come Le Officine Tarantine o l’Archeotower. Che mutamento vedi nei ragazzi di oggi rispetto alla tua generazione? Noti una maggior militanza e consapevolezza nella tua citta?

Assolutamente si! E’ un piacere vedere che realta’ occupate e autogestite come Archeotower, la Biblioteca Popolare e le Officine Tarantine riescano ad aggregare grazie alle loro attività e laboratori centinaia di persone. Sono diventate ormai un punto di riferimento per i giovani e non solo e quando posso cerco di aderire in prima persona alle loro iniziative. Oggi rispetto a qualche anno fa (altrimenti mi sento vecchio) la partecipazione è aumentata e coloro che una volta erano etichettati come sovversivi, per fortuna, sono visti con un occhio diverso anche dalla cittadinanza e dalle famiglie. Basti prendere ad esempio il gruppo spontaneo di “Ammazza Che Piazza”, che tu stessa hai intervistato, che attraverso le loro azioni di recupero e pulizia degli spazi verdi pubblici si sono guadagnati l’appoggio di numerose persone. Purtroppo nel 2015 l’ignoranza non è del tutto eliminata e c’è ancora chi pensa che i ragazzi del movimento dovrebbero essere perseguiti per ciò che fanno… Che assurdità!

A parte sconfiggere l’inconsapevolezza cosa hai in mente per il futuro? 

Quest’anno ricorre il 10° anniversario de “La Casa Della Parrucca”, il mio primo Demo e vorrei festeggiare degnamente con un bel concerto insieme a tutti coloro che hanno collaborato con me in questi anni. In più sto lavorando al nuovo album, “7” e presto usciranno anche un paio di nuovi singoli per l’estate che seguiranno a “Ghetto Girl” il nuovo videoclip che, come saprai, sta girando sui social da qualche mese. Inoltre mi piacerebbe rimettere su una band come la “Rebel Soul” che mi ha accompagnato lungo il mio percorso artistico e non escludo che a breve ci sara’ un nuovo debutto. Stiamo preparando il nuovo live e gia’ ci sono delle date per il tour estivo…Per maggiori informazioni restate collegati alla mia pagina ufficiale su Facebook. Per il resto un grande abbraccio dal vostro Zakalicious Original Delicious!!!

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH MAMA MARJAS / "A lavoro per un nuovo disco mentre a Taranto si combatte ogni giorno"

mama marjas

La terza edizione del Primo Maggio a Taranto è giunta al termine con grandi numeri: circa 200.000 i partecipanti. In città però ci sono artisti che lottano per la propria Terra 365 giorni all’anno, in prima linea e non soltanto durante quest’occasione. Prima tra tutti l’amazzone pugliese, combattente vera e cantante senza filtri: Mama Marjas.

Originaria di Santeramo in Colle, ma residente a Taranto da diversi anni, Maria rappresenta chi nonostante il grande successo e il riconoscimento a livello nazionale da parte dei maggiori artisti del panorama musicale resta tra la sua gente e per la sua gente.

Possiamo vederla esibirsi a Miami in importanti locali, ma allo stesso tempo trovarla alle Officine Tarantine a chiacchierare e a bere la birra con i suoi fans. Insomma Mama Marjas che viene dal basso non dimentica chi c’è laggiù… E sebbene viva problematiche quotidiane legate all’ambiente non è meno determinata nel voler sconfiggere le ciminiere attraverso le note.

Anche quest’anno in moltissimi, compresa me, l’avremmo voluta e l’abbiamo reclamata sul palco dell’evento tenutosi al Parco delle Mura Archeologiche. Perché chi meglio di lei che la vive ogni giorno può parlarci di Taranto? Del resto la Queen del reggae meridionale lancia messaggi contro l’Ilva già da anni. “Ilva is a killer, music is a star” recita il testo di una sua canzone.

La musica può distruggere le fabbriche e le petroliere. E così la super Mama, al secolo Maria Germinario, fin da piccola innamorata dei ritmi africani e delle sonorità caraibiche ha portato con i suoi brani tanto colore e “Negritude” nel grigio dei vapori e dei fumi della sua città. Orgogliosa di essere una “femmena” del Sud ha sempre preteso rispetto e riconoscimento per il suo sesso.“We ladies”, album realizzato con la sua collega salentina Miss Mykela, è l’esempio lampante che rimarca questo concetto. Le donne sono una benedizione. Dalla personalità grintosa e forte tipica della meridionale doc e dalla voce unica nel suo genere Mama Marjas è stata notata anche dai suoi idoli di sempre: i 99 Posse, i quali talmente colpiti del suo talento hanno deciso la scorsa estate di farsi accompagnare durante il tour da Maria come voce femminile del gruppo.

Al momento l’esplosiva “Regina” è in preparazione del suo nuovo disco di cui uscirà il video del primo singolo estratto di stampo dembow “Poco poco” il prossimo 7 maggio. Anche per questo progetto la sua etichetta sarà sempre quella indipendente tarantina “Love University Records”, fondata assieme a Don Ciccio.

Maria, innanzitutto cosa comporta essere una cantante donna e per di più del Sud oggi: ci vogliono gli attributi?

Significa avere molta determinazione, forza, coraggio e amore per se stesse perché cercheranno sempre di distruggere le tue ambizioni.
Da donne è più difficile affermarsi in ogni campo. Devi dimostrare il triplo per ricevere la metà di quello che riceverà un uomo, anche solo in termini di “visibilità” e riconoscenza.
Partire dal Sud è un’ulteriore difficoltà perché viviamo in una realtà dove è dura condurre la propria vita dignitosamente e onestamente, figuriamoci condurre i propri sogni: è quasi impossibile. Ma dico quasi proprio perché niente è impossibile specie se hai gli attributi che abbiamo citato.

Il sodalizio artistico con i 99 Posse è un altro sogno che si realizza per te?

Sì, è un sogno che si realizza davvero! Diventare la loro “sorellina” per me è stata la conferma del fatto che nella vita la coerenza paga sempre prima o poi!
Sono cresciuta con i loro messaggi. ‘O Zulù e gli altri mi hanno formata come persona tramite i versi della loro musica e adesso faccio parte della famiglia. Per me non può che essere un infinito onore e una prova immensa della “verità” della musica indipendente, della musica fatta per dire qualcosa agli altri, fatta col cuore. E’ stato bellissimo essere con loro sul palco per il “Curre Curre Guaglio’ 2.0 Tour” l’estate scorsa ed un’emozione ancora più grande è stata cantare la nuova versione di “Curre curre guaglio’” che vede la partecipazione mia e di Alborosie. Un “premio” che non dimenticherò mai! Voglio troppo bene ai 99 Posse e li auguro lunga vita!

La coerenza paga. Tu hai dimostrato di averne in grande quantità per più di dieci anni. Quali sono i tuoi messaggi e ideali e perché non potresti mai tradirli?

Il mio ideale di sempre è il rispetto. Se ci pensiamo conseguentemente a questo valore vengono tutti gli altri come l’uguaglianza, l’amore, la fratellanza, l’educazione, la libertà, etc….
Non potrei mai tradire certi messaggi perché fanno parte di me, rappresentano ciò che sono e provo ogni giorno sul palco e al di fuori di esso… Venire meno ai miei principi significherebbe perdere la coerenza e perdere matematicamente anche me stessa.

Quindi quale è la missione della musica di Mama Marjas?

La missione della mia musica è da un lato aggregare le persone facendole sentire “fratelli e sorelle” in ogni parte del pianeta, dall’altro unire le musiche di tutto il mondo. Sempre partendo dal presupposto che il mondo, anche dal punto di vista musicale, abbia avuto inizio dalla Nostra Madre Terra ovvero l’Africa. La musica è il mezzo più bello e armonico per conseguire tali obiettivi. Voglio che un mio concerto lo si viva divertendosi e allo stesso tempo come una “terapia” lunga un paio d’ore in cui bisogna “curarsi” e lasciarsi andare assieme a tutti i fratelli e le sorelle.

Nostante il successo sei rimasta nella tua Puglia in una città forte e difficile come Taranto. Come mai?

Grazie per dirmi che ho successo! E che spesso in una scena così maschilista quasi non me ne accorgo!
Scelgo di rimanere in Puglia perché ho provato a stare fuori per un po’ di anni, ma mi sono resa conto che professionalmente non davo nessuna particolare svolta, lavoravo e facevo concerti come se fossi giù. Magari ero più agevolata logisticamente, ma danneggiata dal punto di vista della qualità della vita.
La Puglia, l’odore e i colori del Mio Sud mi mancavano tantissimo, a tal punto che non riuscivo a vivermela bene… In sostanza “chi me la faceva fare di spendere solo un sacco di soldi tra affitti e spesa per essere più infelice di come stavo giù?”… Ho pensato a quanto si viva con poco nel nostro Meridione e sono ritornata.
Non credo che il posto dove stai faccia il tuo successo o almeno vale per chi non può contare sulla bravura.
Se sei bravo e vali puoi fare la musica e affermarti da qualsiasi parte nel Mondo e in Italia, ma la priorità è la qualità della vita.
E’ chiaro che Taranto per qualità della vita non è proprio il massimo dato che il complesso industriale immenso di questa città ci avvelena e soffoca ogni giorno, ma poi basta andare a fare la spesa a un mercato o fare un salto al mare per capire quanto tutto questo non abbia prezzo. Il Sud è Nostro e dovremmo prenderci la responsabilità di viverci per continuare a lottare. Svuotando le città a causa dei loro problemi non facciamo che arrenderci e non è bello scappare davanti alle responsabilità. Io ho sentito le mie di responsabilità come donna e come artista e visto che vivo di questi messaggi sono rimasta “assùd”.

Raccontaci più nello specifico. Come affronti la quotidianità a Taranto? Come gli artisti possono contribuire a risolvere i problemi della città? In un tuo testo dicevi “Ilva is a killer, music is a star”.

Affronto la quotidianità con coraggio, a testa alta, camminando a fianco di tanti giovani che ormai di una Taranto “così” non ne possono più e hanno capito che l’unico modo per risollevarsi è darsi da fare.
Ormai le Officine Tarantine, l’Archeotower, i ragazzi di Ammazza che Piazza, il Comitato dei Cittadini e lavoratori liberi e pensanti sono ormai le realtà di Taranto e camminando con loro, seguendo le iniziative da esse organizzate sicuramente possiamo già fare tanto. Gente come me, Fido Guido, Zakalicious e moltissimi altri colleghi diamo il nostro contributo ogniqualvolta ce ne sia bisogno… Di certo con le nostri canzoni possiamo fare molto per aprire le menti, aumentare la consapevolezza nei ragazzi di Taranto e in tutta quella gente che a Taranto è stufa di non poter respirare senza la paura di morire.
Assolutamente “Ilva is a killer, music is a star” perché la musica serve ad entrare nelle persone tramite il ballo e l’aggregazione. Anche quest’anno la terza edizione del 1° Maggio, i due concerti annuali di “Ammazza che piazza”, le numerose attività alle Officine Tarantine e all’Archeotower serviranno a mettere la musica in primo piano per ricordarci quali sono le nostre priorità e i nostri diritti divertendoci sempre tutti insieme come fratelli e sorelle.

La tua terra, l’Africa e la Jamaica sono le tue influenze e fonti d’ispirazione maggiori. Quanto sei legata alla tua identità?

L’identità è importantissima se vuoi essere originale perché nessuno nel mondo è te ed è come te! Marjas era la bimba che già da piccina con le treccine suonava le percussioni e ballava fino allo svenimento con sorella e cugine su ogni musica “ballabile”. E’ normale che sia cresciuta così! Sono un’appassionata della musica del mondo e della musica col groove… Il ritmo è la base per me, se non sento il ritmo non riesco a muovermi e quindi a cantare. Addirittura quando scrivo un testo ballo e mi muovo sulla musica per trovare la metrica! Ahahah
Sembra una cosa da pazzi, ma è così…. Gli artisti sono pazzi quando ci mettono il cuore!
E a me quando certi sound arrivano dritti all’anima e la fanno vibrare, vengano essi dalla tradizione popolare, dalla classica, dal Sud Italia, dalla Jamaica o dal Mali significa che si tratta della mia musica o meglio dell’Identità della mia musica.

A proposito della tua musica sei a lavoro di un nuovo disco. Cosa puoi anticiparci?

Si, è un lavoro lunghissimo. Solitamente paragono i dischi ai figli. La gestazione del mio quarto disco mi sembra molto più lunga di quella degli altri. Quindi prevedo “un figlio bello cicciottello”! Ahahah
E’ la prima volta che mi occupo in prima persona della completa formulazione dei brani cioè dalla musica ai testi. Chiaramente credendo nel lavoro di squadra ci sono numerosi musicisti e amici di cui ho moltissima stima che ho coinvolto nell’arrangiamento o anche nella scrittura dei brani.
Il filo conduttore di questo disco è MAMA, intesa come Mama Africa, sottolineando quanto questa abbia contaminato la musica del mondo. La “Mama” Marjas del 2015 invece dopo 11 anni di musica, crescita e sperimentazione è arrivata davvero vicino alla follia. Parlo di me in terza persona perché quasi non riesco a credere di aver concepito un disco così! L’uscita è prevista per il prossimo autunno ma ci sarà già un singolo spumeggiantemente dominicano in giro sul web dal 7 maggio, girato a Taranto sotto la regia della Calibro 9 con la presenza di Alevanille, la più importante Dancehall Queen italiana. Le tematiche del disco saranno come sempre variegate perché ogni musica e beat mi ispirano un tema diverso… Certe cose non le decido mai a tavolino. Questo album sarà un omaggio alla Negritude…Alleluuuuuuuia!

L’etichetta sarà sempre quella indipendente Love University Records. Come mai non hai mai cambiato il team di Don Ciccio e Co. con qualche major nazionale?

La Love University è l’etichetta fondata da Don Ciccio e in cui sono subentrata nel 2009 all’uscita di “B-Lady”, mio primo disco.
Mi piace produrre la musica anche per realizzare i dischi degli artisti che stimo e rispetto. Abbiamo questa label con Don Ciccio in quanto ci piace essere indipendenti e da indipendenti raggiungere alti risultati esclusivamente per merito della qualità della nostra musica. Al momento ci sono un sacco di artisti in Love University: chi in uscita col disco (Francisca, Duppy Rockers e Sud Foundation Kriù) e chi in preparazione (Extrabit, Nikaleo, Miss Mykela, Tahnee e Zire).
Non disdegnerei l’esperienza con una major nazionale, ai tempi di oggi è dura come facilissimo entrare nel mainstream. Da indipendente è molto difficile visto l’identità che caratterizza la propria musica, da partecipante ad un Talent-show è semplicissimo entrare in una grande etichetta, ma significa rinunciare ad avere un’identità del tutto incondizionata. Dato ciò che abbiamo detto finora avrai capito o meglio già sai Eugenia che la seconda strada non mi potrebbe mai appartenere. Quindi dovrei riuscire nella prima strada ovvero avvicinarmi al main-stream mantenendo sempre integra la mia identità musicale… Ma ora non mi interessa. In questa fase della mia carriera continuerò ad essere indipendente, a produrre il mio disco con Love University e a dare i messaggi di sempre.

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH DOPE ONE : "Vi presento Dopera, mio primo album da solista"

dopera

Ieri è uscito “Dopera”: primo disco solista di Dope One, crudo e verace come la sua Napoli. Dopo un lungo percorso di formazione fatto di battle, freestyle, scritte sui muri, esperienze di periferia e jam session in giro per la Campania, Dope One, al secolo Ivan Rovati, è arrivato a suonare in giro per l’Italia e a dividere il palco con grandi artisti tra i quali i 99 Posse e Clementino. Ora il “figlio della strada” è pronto per presentare al pubblico un lavoro maturo e curato in ogni minimo particolare. Dal basso, con umiltà e senza mai vendersi a nessuna grande major il rapper ha ottenuto, step by step, la stima di tutti i suoi colleghi e maestri nonché un seguito di fans sempre crescente.

“Cantare un pezzo in collaborazione con i 99 Posse per me è un sogno che si realizza. Da supporter dei miei idoli oggi sono diventato parte integrante della loro famiglia”, ci confida quando gli chiediamo a quale brano di questo progetto sia più legato. Ma non saranno solo ‘O Zulù e Co. ad impreziosire il tutto. L’album si presenta ricco di validissimi featuring sia al microfono che alle produzioni.

Incontriamo Ivan nella sede dell’etichetta indipendente partenopea “Jesce Sole” per intervistarlo. Da napoletano doc ci accoglie in studio con un ottimo caffè zuccherato con la sua solita genuinità e solarità. Entrare in empatia con lui è facile e così Dope One riesce a farci vivere attraverso le sue parole la passione innata che prova da sempre per l’ hip-hop. Quello reale però. Quello fatto di impegno e attaccamento al territorio. Quello professato da Afrika Bambaataa.Quello che non rappresenta erroneamente un mero genere musicale, ma una cultura vera e propria con messaggi e valori da rispettare. Hip hop, no pop!

Ivan presentaci la tua “Dopera d’arte”…

“Dopera” è un cd fatto di versi molto intensi che vengono dal profondo della mia anima e del mio cuore. Tematica predominante è la denuncia sociale, per me importantissima fin dall’inizio della mia carriera. Interessante anche la serie di collaborazioni presenti nel disco sia come beat che come cantati. Invece l’etichetta musicale che ho scelto e a cui mi sono affidato completamente è la label napoletana “Jesce sole”.

Una frase per descriverci ogni traccia del tuo disco…

1. CELEBRATION feat. Wena (Prod. by Fid Mella)- E’ una celebrazione alla vita per eliminare i pensieri negativi.

2. ‘E MMAN ME FRIEN (Prod. by Dj Apoc)- Il titolo è un modo di dire partenopeo che indica quando ti prudono le mani. Le avversità e le difficoltà giornaliere possono portare questo prurito e racconto mie esperienze personali.

3. SVEGLIATI (Prod. by Ice One)- Descrivo la mia visione sul rap e sulla società ed incito tutti ad aprire gli occhi.

4. VIRTU’ CARDINALE (Prod. by BreakStarr)- La mia virtù cardinale è stata non arrendermi. Il messaggio è che non bisogna fermarsi mai qualsiasi cosa accada.

5. CAPOEIRAP (skit)- In questa skit-track assieme al gruppo di capoeira Vulcao faccio un paragone tra questa musica e il rap perché entrambi generi che esprimono ribellione e denuncia. La prima nata dagli schiavi portoghesi, il secondo dai ghetti e dagli emarginati di New York.

6. MOOD DESIGNER feat. Sangue Mostro (Prod. by Frank Sativa)- Similitudine tra l’Mc e il designer. Noi siamo gli architetti del beat.

7. I.O. (Prod. by Oluwong)- Parla semplicemente di me e della mia identità.

8. RIPERCUSSIONI (Prod. by Frank Sativa)- Affronta il tema dei pregiudizi e delle ripercussioni che ha dovuto subire il popolo napoletano nel corso della storia. In questo brano sicuramente esplode la mia anima meridionalista.

9. NO POLITICIAN feat. Clementino- intro Noyz Narcos (Prod. by Nazo)- Il titolo vuole richiamare lo slang del patwa jamaicano. Siamo contro le forze dell’ordine: “Babilonia”. E i politici di questo Sistema non ci servono affatto.

10. ELETTROSHOCK feat. A67- Dedicato in primis a Stefano Cucchi, ma anche a Davide Bifolco e a tutte le altre vittime dello Stato morte per mano della polizia.

11. ESAME (Prod. by Dj Impro)- Pezzo più solare del disco. La nostra vita è un esame costante da quando apriamo gli occhi a quando li chiudiamo per andare a letto. Nessuno ci regala niente e quindi c’è uno stress positivo quotidiano per andare avanti. Ogni nuovo giorno è come se fosse una vera e propria sfida.

12. MUSIC BY STAMINA feat. Musteeno (Prod. by Sonakine)- La musica è in me in maniera staminale. E’ come se facesse da anello tra i miei organi, il mio sangue, le mie ossa. La sento fin dentro al midollo ed è la colonna portante del mio essere.

13. NON TOCCARE IL CANE feat. Dario Sansone dei Foja (Prod. by Oluwong)- Se si prova a toccare un cane quando sta mangiando dalla scodella ti ringhia o ti tira addirittura un morso. La metafora che ho voluto fare è che il cane arrabbiato sono io e devo difendermi da chi mi vuole togliere ciò che mi sono guadagnato.

14. RINT’ A ST’ANEMA (Prod. by Ciccio Merolla)- Viaggio introspettivo che parla dall’amore.

15. LIBERTAD feat. 99 Posse- Canzone bella, forte, incisiva. Nel mondo non vorremmo più schiavi. Siamo nati tutti liberi. Grande esempio di integrazione è Napoli. Nel centro storico partenopeo c’è un meltin’ pot di colori, razze e sapori. Ad esempio i profumi della cucina Sri-lankese si mescolano armonicamente a quelli del ragù tradizionale.

16. YOUR WISH feat Valerio Jovine (Prod. by The Essence)- Momento di riflessione in cui medito e faccio meditare su cosa realmente vogliamo a livello spirituale. Anche chi materialmente possiede tutto può essere depresso. E’ un inno ad essere forti in ogni momento e a combattere per poter far avverare i propri desideri.

17. RING DI ALARM (Prod. by BeatMates)- E’ un rifacimento dell’omonima canzone di Tenor Saw. Mi sono immaginato come il pompiere dell’Hip hop. Noi Mc’s dovremmo suonare l’allarme e spegnere i fuochi di paglia della vita. Chi fa il rapper ha una grande responsabilità: deve essere migliore per portare la massa a progredire.

Hai scelto un’etichetta indipendente e per di più partenopea. Perché Dope One non può accettare le proposte delle grandi major nazionali della discografia?

Ho ricevuto qualche proposta dalle major discografiche italiane, ma non mi interessano. Preferisco essere totalmente libero di dire la mia e prediligere una realtà locale, un’etichetta della mia Terra. Sono un rapper con dei princìpi. Mi sento diverso da quelli che parlano solo di soldi, donne e macchinoni di lusso. I miei valori li ho dentro da quando ero piccolo. Sono cresciuto in strada e questa insieme al rap mi ha reso ancora più sensibile. Infatti racconto spesso le vere storie che succedono nelle vie della mia città, Napoli, e non potrei omettere nulla dai miei rap. Quando ho incontrato la “Jesce Sole” ho deciso di farmi produrre da questo team perché c’è stata fratellanza a prima vista, mi sono sentito a casa e compreso umanamente ed artisticamente. Ma soprattutto perché Done One nei suoi testi non si censurerà mai.

I tuoi testi sono ideologizzati in qualche senso? In una nostra precedente intervista hai dichiarato che la tua unica politica è l’hip hop. Confermi?

Si. Per quanto sia ovviamente più tendente verso un’ideologia di sinistra ritengo che attualmente si sia snaturata e non sia utile a risolvere i problemi concreti . Vorrei solo che si abbattessero le disuguaglianze, le differenze di razza, sesso e classi sociali. Quindi continuo a sostenere che la mia unica fazione è l’hip hop ed i miei “ministri” restano Afrika Bambaataa e Zulu Nation. Politicamente ho lo stesso punto di vista di un verdumaio di Forcella che alla domanda “Quale partito hai votato alle elezioni?” ti risponderebbe “Nessuno perché tanto nessuno si interessa di me”. Il rap invece può essere importante in difesa del territorio contro l’indifferenza dello Stato.

Critichi la scena hip-hop attuale di troppa superficialità in merito?

Più che altro invito tutti a capire realmente cosa sia l’hip-hop. Quando ho iniziato non c’erano tutti questi canali come facebook e i social network. Per apprenderne l’essenza bisognava andare a comprare i dischi nei negozi o dei giornali cartacei specifici. Oggi invece che ci sono molti più mezzi a disposizione per informarsi paradossalmente le basi della cultura hip-hop si stanno perdendo. Non c’è consapevolezza. Prima di essere rapper, bisogna imparare ad essere uomini. E’ facile diventare un personaggio, ma ciò che è fondamentale è avere e mantenere una propria identità. Senza dimenticare che l’hip hop è solidarietà col prossimo, aiutare la propria gente, generare bene, avere il coraggio di restare sul territorio anche se al Nord c’è più lavoro e vengono offerte maggiori opportunità. Se teniamo duro e noi artisti del posto diamo una mano a far crescere le industrie musicali della nostra città potrà arrivare il giorno in cui verranno dal Nord a farsi produrre qua e non sempre il contrario. Abbiamo talenti e tante eccellenze che devono lottare sul campo senza abbandonarlo alla prima occasione. Intanto acquistate il cd e Stay Dope!

Eugenia Conti

ADDIO PINO DANIELE / Il ricordo di amici e figliocci: da James Senese a Tullio De Piscopo

pino-daniele-napoli-centrale

Un pezzo di storia della città ci ha lasciato, una pietra miliare che ha fatto cantare assieme figli e genitori di diverse generazioni oggi ci abbandona per sempre: il nostro amato Pino Daniele. Una notizia che ha choccato tutti quanti nel mondo della musica e non, ma che in primis ha colpito i fans della sua patria, della sua Napule dai mille culure. Milioni di persone, me compresa, hanno vissuto questo lutto come la perdita di una persona molto prossima o di famiglia. Il secondo duro colpo è stato inferto al cuore della città dopo la prematura scomparsa di Massimo Troisi avvenuta nel 1994. Piange anche chi non l’aveva mai conosciuto o nemmeno avvicinato semplicemente perché Pino era un manifesto, era un punto di riferimento essenziale nelle vite di tutti coloro che lo stimavano e supportavano. Ma soprattutto con la sua voce, la sua chitarra e la sua musica sapeva perfettamente come toccare le corde più profonde dell’anima umana. Per ricordarlo al meglio, ci sembrava giusto riportare di seguito gli ultimi saluti al cantante di alcuni tra i suoi colleghi più vicini, tra i suoi fratelli di Napoli Centrale e tra i suoi allievi più cari:

James Senese – Con lui se ne va una parte di me. Ho sempre dedicato una parte della mia musica a lui e sarà sempre così”

Tullio De Piscopo – Non mi sento tanto bene adesso. Sto aspettando il dottore. L’ho sentito tre giorni fa. Era più che un fratello per me. Non me lo aspettavo.

Enzo Avitabile – Pubblicando su Fb il suo brano con Pino Daniele “E’ ancora tiempo”: “…E coccheccosa nun more ma resta…” R.I.P.”

Teresa De Sio – Tra i maggiori artisti che hanno portato Napoli da un’epoca a un’altra, è stata un traghettatore. Le sue canzoni rimarranno nelle mura delle case, nell’aria, resteranno per sempre”

Clementino – “Non ci voglio credere… Maestro mio, porterò con me i preziosi consigli che mi hai dato , terrò custodito con cura quel regalo che mi hai fatto così le parole delle tue canzoni saranno trasmesse da generazione in generazione ancora di più …Terrò vivo il tuo ricordo nella mia musica…per sempre… Ora riposa in pace Zio Pino ! By quel “disgraziato mascalzone” come mi chiamavi tu.”

Rocco Hunt – Il mattino non è mai stato così amaro. Ci incontrammo a Radio Deejay la prima volta, mi presentai e tu dicesti: “Guaglió sei fortissimo a scrivere!”… Io saltellavo dalla gioia, Pino mi aveva fatto i complimenti! Poi la promessa di un concerto insieme nella tua Napoli… Mai avrei voluto immaginare che fosse stato l’ultimo. Zio Pino ci ha lasciati qua! Fiero di averti conosciuto maestro… Quella promessa che mi avevi fatto non la dimenticherò mai. Ossaje comm’ fa o Core!”

Edoardo Bennato  – sul suo profilo privato condividendo la versione di Napule è di Pino Daniele ed Eric Clapton:”Hai Inventato il Blues Partenopeo, Hai detto allo Stato nel 1977 Come la Pensavi , con il Tuo Verismo ci Hai Fatto Vibrare l’ Anima , ADDIO PINO ADDIO BLUES 19 / 3 / 1955 4 / 1/ 2015 R.I.P……………COMBAT ROCK …….”

Sempre Edoardo, sulla sua pagina pubblica: “Due anni fa avremmo dovuto tenere insieme un concerto allo Stadio San Paolo per l’addio al calcio di Fabio Cannavaro; sarebbe stato un bellissimo momento per suonare insieme, ma purtroppo i problemi per il campo hanno impedito questo nostro progetto… Sul cellulare ho ancora i messaggi che ci siamo scambiati una settimana fa per le feste e ora questo enorme dolore e rimpianto per un grande amico e un grande musicista napoletano. Ciao Pino.”

Enzo Gragnaniello –  Quante emozioni abbiamo provato in questo momento, tante ne abbiamo trasmesse ai nostri amici del pubblico. Grazie Pino.

Lucariello – E cu ‘e spall’ sott ‘e casce nun se sente cchiù l’addore ‘e mare… R.I.P.

Nino D’Angelo – I mille colori di Napoli hanno perso la loro voce, ciao Pino

99 Posse – (riferito a Pino e a Massimo Troisi) ci piace pensare che adesso vi state prendendo ‘na tazzulella ‘e cafè assieme


Un fiume di pianto o una valle di lacrime non basteranno mai a colmare il vuoto che il Maestro per antonomasia ha lasciato dentro ognuno di noi e all’interno dello scenario musicale del Paese. Perdiamo il “Blues Man” più forte di tutti i tempi e la sua assenza già manca troppo. E’ come un’epoca che finisce. Ma il vero patrimonio che ci resta nelle mani e che appartiene a tutti quanti è la sua musica, la sua fantastica discografia. Un tesoro che contribuiremo sempre a diffondere e a trasmettere alle nuove generazioni affinché il già immortale Mascalzone Latino possa continuare a vivere in eterno.

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH JOVINE : "Porto il Napulitan Reggae a teatro"

valerio-jovine-con-like-a-virgin-a-the-voice-of-italy-2

Valerio Jovine, voce e anima dell’omonima band, figlio della scuola 99 Posse e fratello minore dello storico bassista Massimo, già da giovanissimo ha da sempre seguito certi ideali di vita. Esplosivo e prorompente come il suo Vesuvio, è reduce dal programma televisivo the Voice in cui ha toccato il cuore di milioni di spettatori ed ha in progetto un nuovo disco che uscirà nel 2015.

“Per quanto riguarda the Voice il mio obiettivo era quello di portare il reggae nelle case di tutti attraverso il grande schermo e penso di esserci riuscito”, ci dichiara quando gli chiediamo la ragione per la quale è andato in tv cantando un genere solitamente estraneo a certi salotti. Una scelta particolare quella di Valerio a The voice, almeno quanto quella di portare lo stesso genere in teatro nello spettacolo “Napulitan a Teatro” tenutosi al Bolivar. Due ore di live in cui viene accompagnato da strumenti come il pianoforte, la tromba, la batteria, la chitarra, il basso e in cui riarrangia tanti suoi brani in versione inedita. Come ospiti on the stage l’amico fraterno Dope One Mc, con cui ripropone “Napl sona” in versione acustica, e La Pankina Krew, giovanissimo trio hip-hop di Ponticelli. La special guest invece è sua figlia Emma di soli undici mesi che il cantante prende in braccio per dedicarle la canzone “Vedrò vedrai”. C’è spazio anche per rivisitazioni di canzoni celebri di Rino Gaetano, Gino Paoli e Madonna interpretate in chiave reggae. Lo show è coinvolgente e la spiccata simpatia di Valerio fa il resto. Non a caso a metà spettacolo tutti i presenti si alzano dai propri posti a sedere e cominciano a ballare. Incontriamo Valerio nel back stage non appena terminato il suo live.

 

Valerio soddisfatto del tuo show “Napulitan a teatro”?

Certo, ho trascorso due ore incredibili col mio pubblico. Ma non è stato facile perché era la prima volta che un mio live si teneva all’interno di un teatro. In genere i ragazzi ai miei concerti ballano scatenati come se si trovassero in una dance-hall. L’impresa ardua  è stata quella di rendere lo spettacolo visibile e interessante per tutti e non solo per la fascia più giovane dei miei fans. E’ stato bello vedere seduti nelle prime file i miei genitori con la mia piccola Emma: così non ho resistito e l’ho portata sul palco. Insomma, è stata l’ennesima dimostrazione che il reggae è una musica adattabile ad ogni contesto ed ascoltabile da ogni orecchio.

 

E’ per dimostrare questo che hai partecipato al programma The Voice su Rai 2?

Come giustamente dicevi l’ideologia della musica reggae tende ad essere poco compatibile con i salotti della tv ed è potuto sembrare incoerente che un musicista cresciuto nella 99 Posse family partecipasse a un talent show sulla Rai. Il mio scopo invece era quello di portare il mio stile e la mia musica alle masse. Quindi quel programma non ha rappresentato una rinuncia ai miei principi ed un allineamento al Sistema, ma l’opposto: si è trattato di utilizzare i loro mezzi di diffusione per trasmettere le giuste vibrazioni agli italiani. Comunque l’esperienza è stata molto bella, J-Ax è un grande e da lui ho tanto da imparare, e nonostante tutto oggi sono sempre nella mia Napoli con l’orgoglio immenso di essere Napulitan.

 

Nel tuo conosciutissimo brano “Napulitan” dici di essere profondamente attaccato alla tua identità, ma ti definisci anche cittadino del mondo. Questa non potrebbe apparire una contraddizione in termini?

Assolutamente no. Certamente è insito in me un grande senso di legame con la mia terra e le mie origini, nello stesso tempo trovo che il popolo napoletano sia quello maggiormente idoneo a favorire l’integrazione tra popoli. Noi siamo l’emblema dell’accoglienza della calorosità e indiscutibilmente non siamo xenofobi, ma siamo attratti dal diverso. Per questa ragione ritengo che non ci siano differenze tra un napoletano, un africano o un jamaicano. Specie se il loro cuore è unito dalla passione per la reggae music. Inoltre quando noi partenopei andiamo fuori o ci trasferiamo altrove lo facciamo con grande spirito di adattamento, ci sentiamo cittadini del mondo, ma non dimentichiamo la nostra identità: questa è la qualità che meglio descrive l’indole di tutti noi. “Napulitan” è semplicemente una canzone contro ogni forma di razzismo.

 

Perché restare nella tua città nonostante la popolarità?

Potrei raggiungere qualunque grado di notorietà ma la mia Napoli non la abbandonerei mai. Questa è la mia casa ed ho tutte le persone più importanti della mia esistenza, prima tra tutti la mia adorata figlia. Inoltre attendo il giorno in cui la marijuana verrà legalizzata e potrò coltivarla grazie al fantastico e perfetto clima della città. Sarebbe l’ideale.

 

Oltre a diventare un “ganja-farmer” quali sono i tuoi progetti futuri? (Ridiamo)

Il mio progetto più prossimo è un nuovo disco in uscita per il 2015, ma di cui ancora non posso accennarvi il titolo. Ve lo rivelerò nella prossima intervista. Il primo singolo “Superficiale” però è già stato estratto e potete trovarne il videoclip su Youtube. La traccia è un manifesto contro le apparenze che oggi sembrano il fondamento della nostra società. Il mondo dell’apparire sta facendo perdere  tutti i valori fondamentali del mondo dell’essere e questo fenomeno deve essere combattuto. Il Male della banalità deve essere sconfitto dal Bene assoluto. Il fine del mio album infatti non sarà solo quello di improvvisare parole ed emozioni, di buttare nero sul bianco di un foglio, ma principalmente quello di trasmettere un messaggio che possa aiutare i ragazzi a prendere coscienza, ad interrogarsi  sulle cose per cui valga la pena di lottare, anche per le generazioni future. Il genere sarà vicino al reggae, ma senza “pezzottare” troppo il sound e lo stile dei jamaicani. Ho visto centinaia di quei concerti, seguito con attenzione tutta la scena musicale dell’isola e portato la situazione della dance-hall nella mia città, ma adesso la mia intenzione è quella di unire e sperimentare una pluralità di suoni per creare una musica originale che sia solo mia: uno stile unico firmato Jovine.

 

Eugenia Conti