ROTOTOM SUNSPLASH 2016 / Line up completa della nuova edizione del Festival reggae più famoso d’Europa

rototom sunspash 2016

Tutto pronto per l’Edizione 2016 del Rototom Sunsplash, il festival reggae annoverato ormai tra i più famosi del Mondo e sicuramente riconosciuto come quello più prestigioso d’Europa. Come ogni anno l’evento si terrà nel territorio di Benicassim in Spagna dal 13 al 20 agosto. Quest’anno gli ospiti che si alterneranno sul main stage e sullo showcase stage sono davvero tanti e di altissimo livello. Cominciamo a vedere la line up dei cantanti che si esibiranno sul palco principale ovvero main stage.

13/08 : Marcia Griffiths, Macaco, Assassin aka Agent Sasco

14/08 : Big Mountain, Israel Vibration & the Roots Radics, Green Valley

15/08 : Alborosie, Morgan Heritage, Kabaka Piramid,

16/08 : Damian Marley, Pablo Moses, Jah9 & Dub Treatment, Ziggi Recado & the Force Band Show

17/08 : Dub Inc, Inner Circle

18/08 : Manu Chao, Tarrus Riley ft. Alaine, Gentleman’s Dub Club, Biga Ranx

19/08 : Junior Kelly, Beres Hammond, Wailing Souls, Randy Valentine, Raphael, Jahcoustix, Sud Sound System,                      Iriepathie

20/08 : Freddie Mc Gregor feat Stephen di Genius & Chino, Tiken Jah Fakoli, Max Romeo & Charmax Family Band,                Volodia & Artikal Band, Yaniss Odua & Artikal Band.

Per quanto riguarda invece l’area dancehall i sound system special guests di questa edizione sono i seguenti:

13/08 : Camouflage Sound, Heavy Hammer

14/08 : Jugglerz, Urtica Sound, Yard Beat Sound,

15/08 : Renaissance Disco, Unity Sound

16/08 : Skilly Walks Discoteque, CHRONIC SOUND FT LASAI & NOVATO

17/08 : Skarra Mucci, Freddie Krueger, Balooba Sound

18/08 : Ma Gash Int’l, Sentinel Sound, Warrior Sound, Brixton Heights

19/08 : Bass Odyssey (from Jamaica), Freedom Cry,

20/08 : Jamie Rodigan

Ci saranno inoltre workshop di dancehall gratuiti con alcuni dei dancehall kings e delle dancehall queens più noti della scena mondiale come Alevanille (Italia), Irie Queen (Spagna), Swaggi Maggi (Germania), Ragga Shugo (Giappone) e Rafa Redvolcon (Spagna).

Passiamo al palco secondario, detto anche showcase stage, che quest’anno come non mai sarà animato da artisti assolutamente interessanti :

13/08 : LION SITTE & WISEHOUSECREW, The misty morning, Tianobless

14/08 : RUNKUS & OLD SKL BOND, The Uppertones, Alex Bass & the Same Song band, Rubera Roots Band, Aflora,               Shaian.

15/08 : Shanty, Marla Brown, Yeahman, El Chamuyo

16/08 : Almamegretta, Rebel Rootz, Inna Cantina Sound, Sistah Awa, Attila

17/08 : Jahneration, Auxili, Koers, Dabadub, Paiaka

18/08 : Alerta Kamarada, Dubmarta

19/08 : Jaume Mas & Wagwaan Band, Ganjahr Family, Rootical Foundation, La severa matacera

20/08 : The Skints, Shanti Powa Orchestra, the Soulshiners

Per concludere non mancherà l’area chiamata Dub Academy. Ecco i nomi di chi si occuperà di riempire lo spazio dub:

13/08 : Nish Wadada, Word – Sound & Power ft. Jimmy Ranks, IMPERIAL SOUND ARMY FT FIKIR AMLAK &                       VIOLIN BWOY, Supah Frans ft. Ponchita Peligros

14/08 : Maasai Warrior, Fat Bird Recordings ft Kobo, Evermoor Sound

15/08 : Channel One, THE SPANISH DUB INVASION BY MAD PROFESSOR FT LASAI – GEORGE PALMER & SR.WILSON, Echo Chamber Roots Hifi

16/08 : Manu Digital ft. George Palmer, Greenlight

17/08 : Iration Steppas, Mackie Banton, CHALART58,

18/08 : Jah Shaka, STAND HIGH PATROL FT PUPAJIM – ROOTYSTEP – MACGIVER & MERRY,

19/08 : Jah Observer, Balckboard Jungle, El Indio, ISEO & DODOSOUND FT THE MOUSE HUNTERS

20/08 : Legal Shot, ANTXON SAGARDUI – CRUDOBILBAO

Una line up ricca di tesori artistici insomma. Fino all’inizio del Festival vi racconteremo tramite il nostro portale sempre qualcosa in più sul programma del Festival e su tutte le iniziative organizzate e a cui è possibile participare all’interno del Rototom Village. Stay tuned !

Eugenia Conti

 

CLEMENTINO A SANREMO / "Canterò con la forza degli emigranti nel cuore"

12644915_1694771317404595_6124160896085219994_n

La prossima tappa artistica di Clementino sarà il palco dell’Ariston. “Per me Sanremo non è una vetrina” dichiara il rapper napoletano “Noi le vetrine le spacchiamo! È semplicemente il modo migliore per trasmettere il mio messaggio ad un pubblico più vasto”. Non è comunque la prima volta che Clementino calca il “famoso” palco, infatti era stato già ospite nel 2013 degli Almamegretta e di Marcello Colemann ed aveva cantato con loro una simpatica “versione” de “il Ragazzo della Via Gluck “. Ma quest’anno il nostro è concorrente a tutti gli effetti col brano “Quando sono lontano” dedicato al delicato tema dell’emigrazione. Anche l’Mc è stato costretto ad abbandonare la propria casa e la propria famiglia per inseguire i sogni di una vita migliore, per poi, una volta raggiunta la notorietà, ritornare alla propria amata città, da sempre per lui massima fronte di ispirazione. La location del suo videoclip quindi non poteva essere che il capoluogo campano. Il video firmato Calibro 9 e diretto dalla regia del talentuosissimo salentino Mauro Russo e del suo staff si svolge proprio nelle viscere di Napoli, nella parte più vera, accesa e colorata della città. Non mancano i panorami mozzafiato, la vista del mare e le cornici più degradate. Calibro 9 ha voluto fondere luci e ombre della città ma in maniera limpida e veritiera, senza speculazioni o esagerazioni. Nonostante neanche una settimana fa sia stata bruciata al rapper l’automobile personale fuori dalla propria abitazione a Camposano, continua a cantare e a non mollare proprio per la sua gente, per chi gli ha chiesto di essere più forte e di non far vincere chi ho procurato tutto ciò.

12509153_1694081734140220_6651633226197036179_n  1915297_1694081654140228_1619468791476611833_n

“Canterò con la forza degli emigranti nel cuore” ha detto Clementino alla stampa. In un primo momento dopo l’accaduto Iena White si era lasciato abbattere facendosi prendere dallo sgomento per quel gesto che intimorirebbe chiunque fino ad arrivare addirittura a meditare di lasciare o meno la propria città. Oggi si sente più sereno. Anzi dopo le infinite manifestazioni di affetto e di solidarietà da parte di colleghi, amici e supporters ha acquisito la forza di un leone per continuare ad affrontare tutte le sfide della propria carriera. Ad ogni modo il rapper non sarà l’unico a rappresentare la Campania a Sanremo. Assieme a lui in gara tra i big infatti anche il vincitore di Sanremo Giovani 2014 ovvero Rocco Hunt che, dopo aver vinto all’epoca con il brano “Nu juorno buono”, si ripresenta al pubblico con “Wake up”.

“Quando sono lontano” dopo un primo ascolto risulta un brano di stampo rap col ritornello che va più sul melodico, sulla falsariga di ‘O vient e dal contenuto molto profondo.

Oltre a seguire la diretta di Sanremo su Rai 1 dal 9 al 13 febbraio, il brano sarà acquistabile nel nuovo cd della Iena, terzo e ultimo capitolo della trilogia di Miracolo, fuori il prossimo 19 febbraio. Miracolo 3 conterrà 7 inediti, un nuovo importantissimo featuring che farà finire in lacrime nuovamente molti fans e ovviamente “Quando sono lontano”.

“Dedico questa canzone a tutti quelli che sono lontani da casa e dalla famiglia e sono innamorati della propria terra d’origine. Tutti quelli che nonostante siano lontani da anni dalla propria città mantengono sempre il profumo di strada. ”, conclude Clementino.

Non possiamo che appoggiare Clementino durante il Festival visto che ci parla di un fenomeno che dal XIX secolo in poi ha coinvolto la maggior parte dei nostri nonni qui al Sud e che sembra tutt’oggi non avere fine visto che i più brillanti cervelli “terroni” sono costretti a fuggire al Nord o all’estero date le pochissime opportunità che il territorio offre alle nuove generazioni. Insomma un vero e proprio appello per difendere il Meridione. Essere un personaggio famoso, lottare sul posto e non cedere neanche dinnanzi alle forti intimidazioni ricevute è proprio tutto quello che a nostro avviso merita il più grande supporto.

Forza Iena !

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH MARIOTTO MC / "Dall'epoca delle Posse militante in note per il mio quartiere Bagnoli"

mariotto mc

In questi giorni è in ruolo un po’ insolito, quello di attore – interpreta un pusher – nel nuovo film di Antonio Capuano, Bagnoli Jungle, le cui riprese finiranno il 30 maggio (nell’immagine una foto del set, con Mariotto e sullo sfondo Capuano). Ma Mariotto Mc è soprattutto musica militante: canta dai primi anni ’90, da ben ventidue anni, e ha vissuto a pieno la scena Posse di allora.

Nominato “erede spirituale” dai 99 Posse, Mariotto racconta nei suoi versi le problematiche e i disagi della classe operaia, tenendo sempre a cuore le sorti della sua Bagnoli e militando concretamente con i ragazzi della zona per combattere le problematiche da cui è afflitta. Tra l’altro, l’mc ha il merito di essere tra i primi a Napoli ad aver portare la situazione della dancehall e ad avvicinarsi a certe sonorità jamaicane e a ritmi reggaeggianti, in un periodo in cui il rock ed il metal dominavano come generi musicali indiscussi. A favore di una mescolanza di generi, come espressione della versatilità che ha sempre contraddistinto la musica napoletana, si riconosce nell’hip hop, ma non nel fenomeno di tendenza che è diventato oggi. “La musica è avere qualcosa di importante da dire, ma solo chi è cresciuto sui marciapiedi può averne”, ci spiega sfoderando subito il suo animo militante-antagonistico.

I 99 Posse ti hanno nominato erede ideale della loro musica. Qual è il tuo rapporto con loro?

Siamo amici da ventidue anni e abbiamo sempre percorso la stessa strada sia ideologica, che musicale. Ciò che più ammiro in loro oltre all’innegabile talento è la costanza che hanno mantenuto in tutti questi anni di carriera. Al di là dell’affetto personale ritengo che il motivo per il quale mi abbiano nominato un erede sia il mio modo di far musica militante-antagonistica, specie col gruppo che avevo nei primi anni ’90, Codice 22. La maggior parte dei miei testi erano rivolti alla classe operaia, soprattutto agli operai di Bagnoli, zona da cui provengo, e che vivevano e vivono la problematica dell’amianto. Essere un’artista, secondo me, significa anche essere un militante. Non a caso vivo a Villa Medusa a Bagnoli, posto occupato, che è diventato la casa del popolo.

Dopo un ventennio che fai musica militante-antagonista a Napoli noti un cambiamento in positivo o in negativo in entrambi i sensi?

Secondo me, oggi a Napoli si sono persi molti valori, tra cui la cultura musicale. Le band scarseggiano sempre più e sembra che tutto debba essere fatto in digitale. C’è il fermento dell’hip hop, ma questo genere non ha ancora scritto niente nelle pagine della storia della città. Ci sono sicuramente dei talenti in quest’ambito, la mia top five è composta da: Dope One, Peste Mc, Capone Mc, Capeccapa e Pepp Oh, però mi sarebbe piaciuto che ci fosse anche oggi un sound più versatile come è sempre accaduto dagli anni ’70, agli anni ‘90. Ai nostri tempi operavamo una commistione di generi e suonavamo accompagnandoci con gli strumenti, vedi gruppi come i 99 Posse o gli Almamegretta. Infine c’era un’amicizia più stretta e più disinteressata tra di noi. Sapevamo il vero significato della parola crew insomma.

Quale è la tua attuale crew e che percorso hai fatto prima?

La Flegrea Black Music, crew composta da una quindicina di elementi. Ci sono alcuni nomi noti come Marcello Colemann (Almamegretta), Valerio Jovine ed altri più conosciuti nella scena rap come Genesi e Matto Mc. Come si evince dal nome, questa crew abbraccia tanti generi che confluiscono più o meno nel black, dall’hip hop al reggae, dal raggamuffin alla dancehall, all’r’n’b. All’epoca delle Posse, noi eravamo tutti un’unica scena Posse, ma ognuno aveva un suo genere di riferimento. Ad esempio, gli Almamegretta facevano Dub; i 99 Posse facevano Old Posse con influenze più jamaicane; i 24 grana facevano dub ma con influenze etniche e sonorità tipiche napoletane; La Famiglia, Speaker Cenzou e i 13 Bastardi facevano hip-hop ed hanno portato questa cultura a Napoli per la prima volta, così come i Sud Sound System hanno avuto il merito di creare un proprio filone musicale raggamuffin in Salento. Il mio gruppo invece era più crossover e suonava una sorta di rock mescolato all’hip-hop. Sono ventidue anni che canto ed ho sempre cercato di raccontare nei miei testi il disagio sociale e la solidarietà verso i deboli. Sono cresciuto in una famiglia proletaria, ho perso mio nonno per una malattia a causa dell’amianto, ho vissuto tutto sulla mia pelle e non potevo non esprimerlo sotto forma di musica.

Hai scritto anche un brano sulla terra dei fuochi insieme alla Flegrea Black Music, che si intitola appunto “Terra dei Fuochi”…

Si. Abbiamo avuto anche delle critiche, ci hanno accusato di aver strumentalizzato un problema per dare una maggiore visibilità e notorietà alla crew. Ma posso garantire che gente come noi ha vissuto la situazione della Terra dei fuochi sulla propria pelle ed in prima linea (si pensi che molti ragazzi della crew sono di Pianura). Le accuse rivolteci sono assolutamente infondate: non sfrutterei mai questioni così delicate per ragioni diverse da quella della necessità, come ho sempre fatto, di raccontare il disagio. E chi mi conosce lo sa. Il pezzo comunque nasce da persone che affrontano problematiche quotidiane nel proprio quartiere di appartenenza e ci è venuto istintivo parlarne. Dai rifiuti tossici disseminati nella Terra dei Fuochi, all’amianto a Bagnoli, alla discarica a Quarto ed a Chiaiano e così via…

Raccontaci del quartiere da cui provieni, Bagnoli.

Bagnoli a differenza di altre periferie di Napoli, come quella Nord o Est, ha una sua cultura e mentalità ben precisa. Il ragazzo di Bagnoli è abituato fin da adolescente a praticare i posti occupati, a militare, a non rimanere muto di fronte alle ingiustizie. E poi qui c’è molto fermento musicale. La scena artistica di Bagnoli è florida ed è sbagliato ridurla alla persona di Bennato. E’ risaputo che c’è il problema dell’amianto e stiamo lottando con tutte le nostre forze perché si bonifichi. Abbiamo instaurato anche un comitato ad hoc per modificare lo stato di cose e per riscattare i 510 morti per amianto che si contano sul territorio. Perciò, riteniamo la ricostruzione di ”Città della Scienza” un problema del tutto secondario. Oltre a queste azioni militanti, abbiamo poi la Casa del Popolo o Villa Medusa Occupata, al cui interno svogliamo un sacco di attività per anziani, adulti, bambini ed in cui non può mancare anche un nostro piccolo studio di registrazione. Detto questo, ritengo che in futuro ci sarà sempre più azione militante antagonistica tra i giovani di Bagnoli.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando al mio secondo disco da solista. Avrò diversi featuring tra cui Francesco Di Bella, ex voce dei 24 Grana, Ciccio Merolla e Marco Zurzolo, fratello del noto bassista di Pino Daniele, Rino, oltre che vari componenti della Fbm come Jovine, Geco e Matto Mc. Con questo disco voglio fare un salto indietro di venti anni, commemorare la scena Posse. Il titolo ancora non è definitivo, ma molto probabilmente sarà “Nisida”, posto che ho avuto modo di vivere a lungo e presente nelle tematiche del disco.

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH ENZO AVITABILE / "Ai giovani consiglio solo di seguire l'ispirazione"

Budapest, HUNGARY: Saxsophonist-singer from Naples Enzo Avitabile (R) of Italy presents his programme with his band and the most prestigious percussion rythm band of the area, the 'Bottari di Portico' on the 'World Music' stage at the Island Festival on Hajogyar Island of Budapest late 11 Augustus 2006. The annual Sziget Festival in Hungary, held from 09 to 16 August, will beat all previous records, according to the organisers of the eastern European country's biggest music festival. With 550 concerts on 66 stages over seven days, featuring everything from pop to gypsy music, the 14th Sziget Festival is expecting some 400,000 music lovers to converge on an island in the middle of the Danube river, in the heart of Budapest. AFP PHOTO / ATTILA KISBENEDEK (Photo credit should read ATTILA KISBENEDEK/AFP/Getty Images)

Era il 1986 e lui invitava tutti, nel suo omonimo primo album, a salire sul “soul express”, treno dell’anima e della sua musica, quella che dagli anni ’80 avrebbe segnato una delle pagine più importanti della storia della canzone napoletana.

Oggi è il 2014, sono passati quasi 30 anni, ma il maestro Enzo Avitabile, nonostante la sua fama oseremmo dire mondiale, continua a vivere nella sua Marianella, nell’area Nord di Napoli, nella semplicità e a stretto contatto con la sua gente.

Lo abbiamo raggiunto proprio in periferia, nella sede della sua associazione e studio di registrazione, atmosfera tra blues e jazz: inevitabile, dunque, entrare in un’altra dimensione, quasi in un’altra epoca.

Sulle pareti le foto in bianco e nero di Avitabile in compagnia dei più grandi nomi internazionali, da Tina Turner, a James Brown, parlano di momenti magici della storia della musica. La chiacchierata la facciamo con un microfono, davanti ai ragazzi dell’associazione. Così, con nelle orecchie “Napoli Napoli Napoli” dei 99 posse e “A’Verità” di Rocco Hunt – brani che vedono entrambi la partecipazione di Avitabile – ci sembra importante cominciare proprio dalla storia. Soul express.

Enzo, tra gli artisti di oggi chi porteresti su quel magico treno del soul?

Tutti. La non discriminazione è una cosa fondamentale. Posso suonare e cantare con qualunque artista, ma ad una sola condizione: ci deve essere un’ispirazione tra di noi, un’intesa che ci possa unire su questo treno dell’anima.

Una lunga ispirazione o intesa l’hai avuta con Pino Daniele. Quanto è stata importante per te la collaborazione artistica con lui e il gruppo di allora?

Non si è trattato di una semplice collaborazione artistica: in quel caso abbiamo creato insieme qualcosa. Collaborazioni artistiche importanti sono state quelle con gli Afrika Bambataa o con James Brown, ma con i miei fratelli è stato importante proprio lo stare insieme per generare la nostra musica. Negli anni ’80, volevamo sostituire una melodia tradizionale ed un dialetto stereotipato con un dialetto che oggi definirei d’effetto, uno slang nostro. In questa continua ricerca e lavoro, siamo sempre rimasti vicino alle periferie. Si pensi che nel 1982 portammo gli Afrika Bambataa a Scampia. Questo era il messaggio che volevamo dare io, Pino e gli altri fratelli e che abbiamo cercato di tramandare. Dopo di noi, a suonare secondo queste logiche ci sono stati gli Almamegretta ed i 99 Posse, poi siamo tornati in scena, c’è stato il turno dei CoSang e di nuovo io… Ma l’importante non è il momento, l’anno, ma il ciclo musicale e la tradizioni a cui si è dato vita.

12249667_968627443207778_3520784619277066877_n

Recentemente hai collaborato al vecchio/nuovo album dei 99 posse. Come nasce e perché questo featuring?

Ho voluto partecipare al disco perché tra di noi, appunto, c’è un’ispirazione,  a parte un’eterna amicizia. Mi piaceva rivivere “Napoli, Napoli, Napoli”, con un intervento musicale, una sorta di finto inciso, che fosse quasi un taglio nella tela. Volevo testimoniare che Napoli esiste ancora. Esiste nella parte periferica, nella parte nascosta, dalle case popolari, a Marianella, Ponticelli, San Giovanni. Quello che raccontó ‘O Zulù è ancora vera, è vita vissuta. Oggi, però, la periferia è cambiata ed è diventata città. Anzi, di più.

Trovi Napoli  molto cambiata da quando hai cominciato il tuo percorso artistico?

È cambiata perché c’è una periferia da Est ad Ovest, un asse, dalle grandi risorse artistiche, che hanno reso Napoli più grande. Parlo di quella parte che un tempo era fuori le mura della città e che, da sempre, è stato un faro illuminante per la produzione di musica. Questa zona qui ha avuto innanzitutto Alfonso Maria De’ Liguori, Sant’Alfonso, inventore della musica sacra popolare. Musica che dalla liturgia, diveniva popolare grazie all’utilizzo del dialetto. Poi, posso fare nomi emblematici come gli Showman e Pino Daniele. Per quanto mi riguarda resterò sempre tra Marianella, Piscinola e Miano.

Sei molto legato al tuo essere napoletano, tanto è che hai vinto il premio Tenco più volte. Ma quanto soul c’è nel napoletano?

Io penso in napoletano. Sincronizzare il pensiero con la parola velocemente è il nostro obiettivo nella vita. Il napoletano ti dà proprio la possibilità di raccontare velocemente quello che senti. L’italiano, però, é molto importante perché lo usiamo laddove non possiamo arrivare con il dialetto. Utilizzo la lingua napoletana quando devo parlare più con il cuore, quando voglio esprimere ciò che c’è nel più profondo dell’anima.

A proposito di premi, fosti definito ingestibile dalla Emi perché non partecipasti a Sanremo. Consiglieresti ai giovani di seguire la tua stessa strada di libertà verso certi condizionamenti?

Rifiutai Sanremo perché la EMI mi voleva condizionare troppo, altrimenti se avessi potuto suonare la mia musica senza influenze esterne, l’avrei fatto anche tutti gli anni. Ai giovani non consiglio nulla perché devono essere liberi di fare quello che vogliono. È inutile che una persona più grande stia a dare insegnamenti, perché i ragazzi devono essere se’ stessi. Ad esempio Rocco Hunt, che ormai per me è un figlioccio e col quale c’è una bellissima collaborazione, ha fatto bene ad andare a Sanremo perché si ritrova numero 1 nella classifica dei dischi e nell’opinione pubblica. Dunque, lunga vita ai giovani e che facciano quello che sentano.

Per concludere, hai avuto una carriera eccezionale sia come solista, che in gruppo. Hai duettato con nomi mondiali, dagli Afrika Bambataa, a James Brown, a tantissimi altri. Arrivato ad oggi hai qualche rimpianto o qualche desiderio ancora non avverato?

Non ho rimpianti, ho avuto tantissimo e ringrazio ogni giorno Sant’Alfonso per questo. La vita è fatta comunque di gioie e dolori. Ho avuto un enorme successo, ma allo stesso tempo ho dovuto accettato la morte prematura di mia moglie. Ho capito che la vita come da, così ti toglie. E se dovessi rinunciare a tutto, alla mia brillante carriera, a questi anni, alla fama, per avere indietro la vita di Maria lo farei senza nessun ombra di dubbio. L’unica cosa che desidero ancora fare in questa vita e nella mia carriera è un duetto con Stevie Wonder. Prego Sant’Alfonso perché avvenga.

1919622_713795365357655_5944009767026398924_n

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH LUCARIELLO / Tutta la sua storia: dal Clan Vesuvio fino ad oggi

 

lucariello pistola

Sulla scena musicale dagli anni ‘90, Lucariello è un rapper con profonde radici ancorate a Napoli, città che non ha mai abbandonato nel corso della sua carriera. Artista eclettico, certo non neutro, sempre pronto a denunciare le “storture” della società, già dal ’97, anno in cui fondò il suo gruppo storico Clan Vesuvio, cantava contro il potere costituito e l’Italia matrigna. Lo abbiamo incontrato nel backstage della Casa della musica, durante la tappa napoletana del “Mea Culpa Tour” di Clementino. Dietro le quinte, Luca guarda soddisfatto una nuova generazione dell’hip hop campano che cresce e che si fonde con i vecchi pilastri del genere come lui. Se ne sta quasi in disparte, con l’aria di chi, in quell’occasione, preferisce essere più spettatore, che attore. Tutti coloro che seguono il genere conoscono il suo lungo percorso: dal già citato Clan VesuvioD agli Almamegretta, concludendo con la carriera e gli album da solista, che sembra non voler smettere di “sfornare”. “Ho appena iniziato a lavorare a un nuovo disco, ma è ancora tutto in elaborazione, non c’è ancora qualcosa di pronto – ci racconta – ma posso dirvi che sto cercando di mettere insieme la caratteristica del mixtape, in cui ci saranno più voci”. Nei suoi occhi, mentre ascolta le esibizioni che si susseguono sul palco, si legge l’orgoglio di essere stato un’ispirazione per quella musica, che oggi è così seguita ed apprezzata da tutti.
Canti da quasi venti anni… chi ti piace di questa nuova generazione dell’hip hop campano?

Mi piace molto in generale la scena più giovane dell’hip hop campano: tutti i nuovi rapper che stanno emergendo, in primis Rocco Hunt. I ragazzi, oggi, a differenza nostra, hanno molta più possibilità di fare buona musica hiphop, perché loro sono già cresciuti con questo genere nelle orecchie. Mentre ai miei tempi, la massa ascoltava altra roba ed eravamo un po’ i primi a cimentarci. Non sono mai stato un purista, mi è sempre piaciuta una commistione del rap con altri stili. Già nel ’97, quando creammo il Clan Vesuvio e poi nel corso della mia carriera ho sempre mescolato il rap ad un genere più melodico, che richiamasse la sonorità delle antiche canzoni napoletane. Binomio che viene molto utilizzato anche oggi. Si pensi a pezzi come “O Vient” di Clementino o “Nu juorno buono” di Rocco Hunt. Penso che il rap campano, Old e New School, sia molto forte rispetto alla media nazionale.
Old e New… Che differenze noti nei rapper napoletani di ieri rispetto a quelli di oggi, sia musicalmente, che ideologicamente?
Nel mondo musicale di ieri c’era molta più attenzione tra i giovani rapper alla politica. In quel periodo il rap era strettamente legato al fenomeno dei centri sociali, centri di aggregazione molto forti, come Officina 99. Del resto il palco su cui mi sono esibito per la prima volta era un luogo di pura contestazione, l’habitat ideale per chi volesse fare questo tipo di musica. Oggi, invece, il primo palco di un ragazzo può essere quello di un locale, di un club. Attualmente, in ogni locale della città, in genere, c’è una serata durante la settimana dedicata all’hip hop, dove si fanno anche free-style. Oggi è diventato un fenomeno di massa. Molto ha contribuito il film di Eminem. Per la prima volta, con 8 Miles, sul grande schermo la realtà delle battle diveniva di dominio pubblico. Prima era una cosa veramente per pochi. Ora quando c’è l’esasperazione del genere diventa quasi un karaoke. Non dico di essere contrario alla diffusione del genere perché rispetto a ieri la scena è diventata molto più competitiva, ma gli aspetti negativi ci sono nel momento in cui l’hip hop si va a sciupare di contenuti. Oggi giorno, non vendendosi più tanti dischi quanto prima, trovandoci nell’era del web, ci sono gli sponsor che comandano anche a livello contenutistico. Il rap campano, però, tende sempre a non farsi limitare o censurare.

Rocco Hunt ha portato a Sanremo un pezzo che canta del riscatto del Sud, senza censure. L’hip hop campano moderno può essere ancora un mezzo di denuncia della realtà e di rivendicazione?

Si, riprendendo i vecchi “Cantastorie”, che raccontavano realtà difficili e si contrapponevano a quello che era il potere costituito, oggi l’hip hop può essere ancora un mezzo potente nelle mani di un Mc. I contenuti, poi, sono scelti da chi canta. Tanto puoi parlare soltanto delle parti basse di una donna, tanto puoi parlare di cose spirituali o politiche. In questo momento storico, i temi che sono legati alla situazione del Sud Italia sono presi in considerazione dall’hip hop e possono destare anche un certo interesse. Purtroppo, però, c’è anche molta strumentalizzazione dietro questo roba, non degli spunti concreti che possano smuovere veramente un popolo o delle coscienze. Sento molta retorica, sia in eccesso, che in difetto.
Invece, senza retorica, quale è il tuo punto di vista in merito alla situazione del Sud?

Partiamo dal fatto che scrissi un brano in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, dal titolo “I nuovi mille”. Col mio solito stile, volevo creare una provocazione sul tema. Come già avevo fatto nell’altro mio pezzo: “Cappotto di legno”, che parlava di Saviano, mi ero messo nei panni di un killer, sempre a fini provocatori. Nell’operazione legata a commemorare i 150 anni d’Unità d’Italia, il mio intento era quello di prendere in giro i festeggiamenti. Il messaggio della canzone, però, è stato un po’ travisato. Non è passata la provocazione agli occhi di tutti. Alcuni ci hanno visto, addirittura, la celebrazione. Cosa che non volevo assolutamente. Ritengo che per il Sud non ci fosse e non c’è proprio nulla da festeggiare.

Per te l’Italia unita è stata la tomba del Sud? Quando oggi Grillo ed il movimento 5 stelle arrivano a parlare di secessione la ritieni una giusta soluzione?

Al momento il Movimento a 5 stelle è l’unica realtà che sento vicina. Sebbene abbia grandi limiti e sia senza un’ideologia è la sola realtà che si salva nello scenario politico nazionale odierno. Secessione? Penso che sia necessario risolvere prima il fatto che siano stati uniti forzatamente dei popoli che parlavano lingue diverse, con modi di vivere, usanze, tradizioni completamente diversi e che c’é stata una disparità di trattamento per oltre un secolo e mezzo tra le due parti del Paese, a sfavore del Sud. Oggi, le Regioni, enti che potrebbero avere un ruolo potente ed una forte autorità contro il potere centrale, non sono in grado di gestirsi, di tirare fuori un’identità regionale vera. Quindi, va rivisitato il tutto e poi si potrà decidere in merito ad un’eventuale secessione. Certo è che non si può trattare una città come Napoli, come se fosse una delle tante città d’Italia. Napoli è storicamente una Capitale, una città con un suo fondamento, con una sua cultura leggendaria, da sempre importantissima per il resto di tutto il Meridione. Fin quando sarà discriminata, non si risolverà mai la questione meridionale.

Secondo te hanno colpe anche le istituzioni locali per la mancanza di attenzione alla centralità della cultura?
Le problematiche di Napoli sono le stesse che ha il mondo intero, ma solo perché accadono qui sono ingigantite di diritto. Comunque, la questione dei luoghi comuni non è solamente legata alla disattenzione alla centralità della cultura. Le istituzioni locali, pur avendo le loro colpe, secondo me, non possono fare più di tanto, rispetto a ciò che muove il governo centrale. Quindi non mi sento tanto di criticare più di tanto quello che stanno facendo adesso rispetto a quello che è stato fatto in passato. C’è una situazione molto complicata e questi problemi dovrebbero essere risolti a livello non solo locale. Ma finché siamo in una nazione come questa la vedo dura. Per non parlare dei mass-media nazionali che sono delle pattumiere. Speriamo che internet funga da ancora di salvataggio rispetto a quest’informazione così fuorviante. La disinformazione contro Tg, tv e media deve partire dal basso, da ognuno di noi.

Il contrattacco ai mass-media puó essere sferrato anche attraverso la musica?

Ovviamente. Credo non ci sia modo migliore. Il compito di un’artista è quello di raccontare storie, il proprio modo di vivere. La musica è arte, ti permette di dire ciò che vuoi, ciò che senti, anche cose forti e dure. Bisogna far attenzione a non dare messaggi sbagliati, dato il nostro ruolo pubblico, ma non bisogna mai fingere di essere dei modelli, erigersi ad esempi di moralità o censurarsi in alcun modo… La musica é verità!

Eugenia Conti