RECORD REVIEW / S.U.N.S.H.I.N.E. EP di Rancore & Dj Mike (2015)

sunshine front cover

“L’inizio è la parte più importante di un lavoro”: così si legge nel dialogo di Platone “La Repubblica”. E allora, tenendo fede a questo monito, per cominciare a parlare di questo disco sarà fondamentale scegliere le parole giuste. E chi più del vocabolario può suggerircele? Così cerchiamo in un comunissimo dizionario online il significato di due termini secondo me perfetti per parlare di S.U.N.S.H.I.N.E. EP. Il primo è “fusione”, termine definito come “unione di più elementi in un tutto unico”. Il secondo è titanismo: “atteggiamento di insofferenza e di ribellione verso tutto ciò che limita le possibilità e gli slanci vitali dell’uomo”. In teoria ci potremmo fermare già qui. Perché sono queste le sensazioni che vengono fuori ascoltando questo album: da una parte si ha l’impressione che le due menti che sono dietro al progetto siano diventate una cosa sola e che ci sia stata quindi una fusione e dall’altra parte si avverte un continuo tentativo di uscire da canoni, da regole, come se fossero argini troppo stretti che opprimono questo fiume di idee.

S.U.N.S.H.I.N.E. EP è il quarto lavoro collaborativo di Rancore e Dj Myke, uscito lo scorso luglio 2015 in free download sul sito www.sunshinemusic.it. L’Ep si apre con un estratto di Togliatti che cita Virgilio e già possiamo comprendere che non siamo davanti a un prodotto tradizionale. Rancore si conferma tra i migliori liricisti (per usare un anglicismo) d’Italia combinando, ancora una volta, incastri metrici precisissimi con una ricchezza di contenuti non usuale. Non è un rapper qualunque e lo si capisce dal linguaggio che usa, dalla ricercatezza dei testi e dalle continue citazioni, che vanno dalla filosofia alla poesia classica passando per la letteratura di Dante. Dj Myke, dal canto suo, gli cuce addosso benissimo un tappeto sonoro, anche questo non proprio convenzionale. Si sente infatti che al produttore romano arrivano grosse influenze non soltanto da sonorità strettamente black, ma anche da generi musicali come il rock’n’roll e questa caratteristica da un taglio assolutamente innovativo ai suoi beat. Qui il link per ascoltare e scaricare l’intero Ep :

 

Le tracce sono cinque. La prima, title-track dell’ep, si porta dietro tutta la musica dei due artisti romani, racchiusa in poco meno di otto minuti. All’interno del brano rinveniamo la loro visione dell’arte e S.U.N.S.H.I.N.E. sta a rappresentare la luce, quella che apre uno “squarcio tra nuvole e poi sbuca un raggio”. Il secondo pezzo è “Tattattira” nel quale Rancore, con la solita ironia, smonta tutte quelle dinamiche di mercato che creano finti bisogni e che ormai impediscono di cogliere l’arte realmente autentica. Dopo “The best of”, pezzo di quasi quattro minuti di scratches e cuts di Dj Myke in cui ripropone un mix di vecchie canzoni insieme a Rancore, quasi come se fosse un greatest hits, c’è una delle tracce più complesse del disco: “Factotum”. Se nella Repubblica Platone disegnava la sua città ideale, qui Rancore “porta in scena” tre personaggi, ma di una città tutt’altro che perfetta. Ogni strofa ha un protagonista diverso: un criminale, un banchiere ed un prete. E in ogni strofa Rancore si immedesima nel personaggio, come un perfetto commediografo. L’ultimo pezzo è “Ulula”, anche questo complesso, ma nella storia del lupo nel bosco che ulula alla luna, si può trovare una similitudine con l’artista nella scena che “ulula” alla sua musica.

 

In apertura abbiamo parlato di titanismo, di voler scavalcare i limiti e liberare le proprie possibilità. S.U.N.S.H.I.N.E. ha tutti i requisiti giusti per imporsi nel rap italiano di oggi. In un momento in cui fare musica originale è sempre più difficile tra artisti che spesso sono “manichini per chi cuce vestiti da ballerine”, un disco del genere si pone come alternativa. E’ un’altra strada da poter seguire, certamente più complicata, ma altrettanto gratificante. A questo punto una domanda sorge spontanea: è possibile per un genere che ha certamente nei ragazzini la sua più grande fetta di pubblico avere anche qualcosa che si elevi, che richieda un’attenzione nell’analisi maggiore, pur rimanendo piacevole e fruibile? La risposta ha otto lettere e si scrive S.U.N.S.H.I.N.E.

Corrado Tesauro

 

 

 

RECORD REVIEW / Orchidee di Ghemon (2014)

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Prima di partire con l’analisi vera e propria del disco credo sia necessario premettere che tra questa recensione e l’uscita dell’album c’è più di un anno e mezzo di distanza. La cosa può sembrare ininfluente ma in realtà è determinante perché quelli che a un primo ascolto del disco potevano sembrare degli spunti ora con il passare del tempo e con l’evolversi della carriera di Ghemon sono diventate delle vere e proprie certezze. Ma andiamo per gradi.

Orchidee è la quarta fatica solista (non contando i due mixtape) di Gianluca Picariello, in arte Ghemon uscita il 27 maggio 2014 per Macro Beats. A un primo approccio il disco già ci mette davanti ad una domanda importante: in quale genere musicale possiamo catalogarlo precisamente. Probabilmente questa nessuna risposta sarebbe completa.

L’aspetto che colpisce di più è relativo ai beat, tutti suonati da musicisti di qualche band: Fabio Rondanini ed Enrico Gabrielli dei Calibro 35, Patrick Benifei dei Casino Royale, Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours, solo per citarne alcuni dei più famosi.  C’è da dire che non è questa la particolarità che allontana Orchidee dall’essere considerato un disco strettamente hip-hop (l’esperimento dei beat infatti era da anni già più che riuscito in America), ma ci sono altri fattori che deviano dalla norma. In primis le produzioni affidate a Marco Oliva e Tommaso Collivi ( anche quest’ultimo Calibro 35) che pur mantenendo una base prettamente hip-hop lasciano comunque intravedere la contaminazione da u panorama musicale diverso. La seconda caratteristica invece riguarda proprio il cantato di Ghemon che non si limita più soltanto a intonare ritornelli più melodici, come era stato in passato, ma a cantare su tutta la traccia fino ad arrivare a un pezzo come Veleno, in cui il rap non c’è proprio.

Analizzando il disco track by track troviamo subito il singolo “Adesso sono qui”, nonché primo pezzo scritto per l’album che fa un po’ da manifesto programmatico per il “new Ghemon”. Con lo sguardo sempre concentrato il cantante è a metà tra il mondo personale di Gianluca e quello artistico di Ghemon, realtà che si compenetrano e che possono creare malinconia (Fuoriluogo ovunque) oppure orgoglio per ciò che si è costruito (Nessuno vale quanto te) accompagnato dall’ansia di fare qualcosa di nuovo (L’ultima linea). Più generalmente al centro dei brani c’è sempre una certa introspezione che a volte si sofferma sull’amore (Crimine, Da lei), altre volte su abitudini e rapporti con gli altri (Quando imparerò, Il mostro, Smetti di parlare). Alcuni brani sembrano scritti guardandosi intorno, anche con una punta d’amaro (Tutto sbagliato, Ogni benedetto giorno), oppure descrizioni di un pomeriggio di noia (Pomeriggi svogliati).

 

Ma riprendendo quello che abbiamo detto all’inizio, quali sono gli “spunti” presenti in questo disco trasformatisi in certezze? Orchidee sembra essere il disco della liberazione di Ghemon che finalmente è riuscito a fare quello che effettivamente gli piace, quello che ha sempre voluto dopo un lungo periodo di crisi. Non a caso in PTS pt.2 diceva “Non ho mai sopportato l’idea di stare fermo, in coda nella stessa fila in eterno” e se quel pezzo preannunciava tanti cambiamenti che poi ci sarebbero stati, questa frase nello specifico rappresenta la maturazione dell’idea di creare proprio l’album Orchidee. Il rapper avellinese ha raggiunto ora una nuova fase in cui è più libero di esprimersi ed in cui è la sua musica a farla da padrona, completamente slegata a canoni già fissati e a cliché ai quali attenersi. Un assaggio di ciò che potrà riservarci in futuro possiamo averlo già dai suoi live che portano sul palco questa evoluzione e questa ricerca di nuovi modi di comunicare al pubblico, senza far dimenticare ai più appassioanti che sul palco c’è  sempre e comunque un Mc che rappa e peraltro benissimo. In Orchidee di rap ce n’è tanto, di soul e blues anche. La bella musica non manca. E va benissimo così.

Tracklist

  1. Adesso sono qui – 4:06
  2. Quando imparerò – 3:26
  3. Da lei (Con lo scudo e la spada) – 3:35
  4. Fuoriluogo ovunque – 3:53
  5. Il mostro – 4:00
  6. Smetti di parlare – 3:44
  7. Tutto sbagliato – 4:00
  8. Nessuno vale quanto te – 3:58
  9. Ogni benedetto giorno – 3:17
  10. Crimine – 4:05
  11. Pomeriggi svogliati – 3:04
  12. Veleno – 3:09
  13. L’ultima linea – 3:18

 

Corrado Tesauro