“Tarantella della Xylella” / Nuovo singolo di Rankin Lele e Papa Leu per denunciare la “pandemia verde” avvenuta in Salento

“Tarantella della Xylella” è il nuovo brano del conosciutissimo duo salentino Rankin Lele e Papa Leu, nonché membri e fondatori di Adriatic Sound, per denunciare il disastro naturale avvenuto in Salento negli ultimi anni. La bellissima porzione di Regione Puglia ha infatti subito un massiccio disboscamento degli antichi alberi di ulivo, che si estendevano numerosi e fittissimi sull’intero territorio, a causa di un fantomatico batterio killer denominato “Xylella”.

Il singolo è un grido di liberazione, un inno di consapevolezza e rinascita, rappresenta la sublimazione del dolore per la perdita forzata delle radici più profonde.

Ovviamente dedicata al Salento, in questa canzone i Nostri riportano l’attenzione su una piaga che ha colpito tutta la popolazione locale. Il c.d. “contagio dimenticato” o “pandemia verde” ha stravolto l’identità paesaggistica, ma anche l’esistenza di tante persone, eredi di una cultura e di una economia secolare che in maniera silente e dolorosa sta gradualmente scomparendo da questa area geografica.

I cantanti di Adriatic Sound hanno collaborato in questo brano con Uccio Aloisi Gruppu, per dar vita ad un nuovo esperimento sonoro che scava più a fondo nel solco della tradizione.

Uccio Aloisi Gruppu è una storica band salentina che interpreta musica popolare ed è stato il giusto quid da abbinare allo stile più dancehall/raggamuffin di Rankin Lele e Papa Leu. A rendere tutto ancora più magico hanno contribuito il mandolino del maestro Antonio Calsolaro, l’organetto del maestro Max Pero ed il tamburello di Paquale Pizzolante.

Il risultato è stato decisamente anti-convenzionale, ma dirompente. L’atmosfera della tune è frizzante e gioiosa, rimandando allo stesso spirito con cui un tempo si esorcizzava la paura per un destino amaro. All’epoca si cantava magari per lenire la durezza di un padrone impietoso, denotando che, ora come allora, la musica alleggerisce il cuore, ma è anche lo strumento più efficace per denunciare abusi ed ingiustizie. Il videoclip, non a caso, è stato girato in un uliveto, colpito dalla malattia e ormai privo di vita, in cui danzatrici di pizzica si dimenano a ritmo di questa melodia al fine di descrivere la passione struggente della gente salentina nei confronti della propria Terra.

“Tarantella della Xylella” è il primo singolo estratto dal nuovo album del duo salentino, registrato e mixato a Trepuzzi (Lecce). Tra i musicisti prestigiosi che hanno partecipato pienamente a questo progetto bisogna menzionare il Maestro Garofalo alle tastiere e Fossa Drummer alle batterie, entrambi componenti della band ufficiale dei Sud Sound System.

Eugenia Conti

RECORD REVIEW / S.U.N.S.H.I.N.E. EP di Rancore & Dj Mike (2015)

sunshine front cover

“L’inizio è la parte più importante di un lavoro”: così si legge nel dialogo di Platone “La Repubblica”. E allora, tenendo fede a questo monito, per cominciare a parlare di questo disco sarà fondamentale scegliere le parole giuste. E chi più del vocabolario può suggerircele? Così cerchiamo in un comunissimo dizionario online il significato di due termini secondo me perfetti per parlare di S.U.N.S.H.I.N.E. EP. Il primo è “fusione”, termine definito come “unione di più elementi in un tutto unico”. Il secondo è titanismo: “atteggiamento di insofferenza e di ribellione verso tutto ciò che limita le possibilità e gli slanci vitali dell’uomo”. In teoria ci potremmo fermare già qui. Perché sono queste le sensazioni che vengono fuori ascoltando questo album: da una parte si ha l’impressione che le due menti che sono dietro al progetto siano diventate una cosa sola e che ci sia stata quindi una fusione e dall’altra parte si avverte un continuo tentativo di uscire da canoni, da regole, come se fossero argini troppo stretti che opprimono questo fiume di idee.

S.U.N.S.H.I.N.E. EP è il quarto lavoro collaborativo di Rancore e Dj Myke, uscito lo scorso luglio 2015 in free download sul sito www.sunshinemusic.it. L’Ep si apre con un estratto di Togliatti che cita Virgilio e già possiamo comprendere che non siamo davanti a un prodotto tradizionale. Rancore si conferma tra i migliori liricisti (per usare un anglicismo) d’Italia combinando, ancora una volta, incastri metrici precisissimi con una ricchezza di contenuti non usuale. Non è un rapper qualunque e lo si capisce dal linguaggio che usa, dalla ricercatezza dei testi e dalle continue citazioni, che vanno dalla filosofia alla poesia classica passando per la letteratura di Dante. Dj Myke, dal canto suo, gli cuce addosso benissimo un tappeto sonoro, anche questo non proprio convenzionale. Si sente infatti che al produttore romano arrivano grosse influenze non soltanto da sonorità strettamente black, ma anche da generi musicali come il rock’n’roll e questa caratteristica da un taglio assolutamente innovativo ai suoi beat. Qui il link per ascoltare e scaricare l’intero Ep :

 

Le tracce sono cinque. La prima, title-track dell’ep, si porta dietro tutta la musica dei due artisti romani, racchiusa in poco meno di otto minuti. All’interno del brano rinveniamo la loro visione dell’arte e S.U.N.S.H.I.N.E. sta a rappresentare la luce, quella che apre uno “squarcio tra nuvole e poi sbuca un raggio”. Il secondo pezzo è “Tattattira” nel quale Rancore, con la solita ironia, smonta tutte quelle dinamiche di mercato che creano finti bisogni e che ormai impediscono di cogliere l’arte realmente autentica. Dopo “The best of”, pezzo di quasi quattro minuti di scratches e cuts di Dj Myke in cui ripropone un mix di vecchie canzoni insieme a Rancore, quasi come se fosse un greatest hits, c’è una delle tracce più complesse del disco: “Factotum”. Se nella Repubblica Platone disegnava la sua città ideale, qui Rancore “porta in scena” tre personaggi, ma di una città tutt’altro che perfetta. Ogni strofa ha un protagonista diverso: un criminale, un banchiere ed un prete. E in ogni strofa Rancore si immedesima nel personaggio, come un perfetto commediografo. L’ultimo pezzo è “Ulula”, anche questo complesso, ma nella storia del lupo nel bosco che ulula alla luna, si può trovare una similitudine con l’artista nella scena che “ulula” alla sua musica.

 

In apertura abbiamo parlato di titanismo, di voler scavalcare i limiti e liberare le proprie possibilità. S.U.N.S.H.I.N.E. ha tutti i requisiti giusti per imporsi nel rap italiano di oggi. In un momento in cui fare musica originale è sempre più difficile tra artisti che spesso sono “manichini per chi cuce vestiti da ballerine”, un disco del genere si pone come alternativa. E’ un’altra strada da poter seguire, certamente più complicata, ma altrettanto gratificante. A questo punto una domanda sorge spontanea: è possibile per un genere che ha certamente nei ragazzini la sua più grande fetta di pubblico avere anche qualcosa che si elevi, che richieda un’attenzione nell’analisi maggiore, pur rimanendo piacevole e fruibile? La risposta ha otto lettere e si scrive S.U.N.S.H.I.N.E.

Corrado Tesauro