“Boston 2 Naples”, nuovo progetto di Oyoshe col duo rap americano G.Dot & Born

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“Boston 2 Naples” è il nuovo progetto di Oyoshe, G.DOT & BORN

Napoli e Boston due città unite dalla passione per l’hip hop nel nuovo disco di Oyoshe e G.DOT & BONN.

Il progetto nasce dopo una collaborazione live di Oyoshe e Edo G. nel 2012 in un incontro a Napoli ed è stato presentato lo scorso 26 Aprile all’Agorà Dema con la collaborazione de “Full Heads” e poi il 27 Aprile al Blu Club con il 4 Raw City Sound Studio in un live che ha visto  alternarsi sul palco: Viktor Tilt, Honicidial Familia, Mc Sof, Ekspo, Dope One e ai piatti Dj Snifta.

Il progetto conta 7 track nate dall’incontro tra i due ed Oyoshe e vede quest’ultimo protagonista come producer e beat maker. Il disco coniuga quattro tra le tre discipline dell’Hip hop: mcing con le rime di G.DOT& BONN, Dope One, Ekspo, Akrobati e Edo G. djing con la partecipazione del romano Dj Snifta e i beat di Oyoshe, e il writing con le grafiche realizzate dal Wyz Rebel Label.

Grande sintonia tra le due scene che proviene dallo stesso modo di vivere la strada e la musica hip hop: “Questo progetto rappresenta una grande connessione attitudinale tra Boston e Napoli” racconta Oyoshe nel contributo video che potrete trovare alla fine dell’articolo, mentre Bonn aggiunge che la loro storia artistica ha avuto origine con l’aver iniziato a fare rap e averlo continuato poi per tutta la vita, proprio come il percorso di Oyoshe.

Oggi a partire dalle h.18:00 i tre saranno al London Store di Via Nilo per salutare i due bostoniani di ritorno in patria, dopo un tour che li ha visti esibirsi a Milano e Lecco, sarà possibile acquistare il disco ed ascoltare un po’ di real hip hop!

Elena Lopresti

NEWROZ OFF CON NTO E SANGUE MOSTRO / A Mezzocannone jam session della scena rap campana sulle note di “Int o Rione”

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Il Newroz Festival è stato creato lo scorso anno dai ragazzi partenopei del collettivo di Insurgentia. Una rassegna a cavallo tra ottima musica e interessanti dibattiti con tematiche relative all’ambiente, alla resistenza e all’accoglienza dei migranti. L’evento è stato dedicato interamente a Kobane e al popolo curdo che combatte sul territorio per mantenere la propria auto-determinazione. Ormai è praticamente avvenuto il gemellaggio tra i curdi e i napoletani proprio grazie alla rappresentanza di compagni che si è addirittura recata sul posto, a Nord della Siria, per offrire solidarietà ed aiuto ai resistenti. Nella prima edizione 2015 sul palco dell’area Sound Garden della Mostra d’Oltremare (Napoli) si sono susseguiti importanti artisti come Jovine, Mama Marjas, James Senese e niente poco di meno che Sir David Rodigan, il selecta londinese che infuoca le dancehall di tutto il Mondo.

La seconda edizione 2016 si terrà a giugno e la line-up artistica sta per essere definita del tutto.  Al momento i nomi già confermati sono i 99 Posse e i Subsonica che quest’anno si esibiranno nella suggestiva location delle Terme di Agnano. Gli altri cantanti presenti li conosceremo a breve.

L’organizzazione si è però premurata durante l’anno trascorso di fare delle date extra in attesa della tappa estiva ufficiale denominate “Newroz Off”. Lo scorso 19 marzo nello scenario di Mezzocannone Occupato protagonisti della data del “Newroz Off” dedicata all’hip-hop sono stati i Sangue Mostro, veri veterani del genere costituenti la sintesi di formazioni storiche come 99 Posse, 13 Bastardi e Tck Clan, che hanno conquistato il pubblico col loro live concert insieme ad Ntò, ex leader dei Co-Sang e massimo rappresentante di quella che è stata definita la “Golden Age napoletana”. Il generale Ntò ha concluso il suo show cantando “Int o rion”, pezzo considerato una vera pietra miliare del rap campano. Al suono di “Int o Rion” allora tutti i rapper presenti nel back-stage sono saliti sul palco per improvvisare una strofa su quella celebre base creando così una mega jam session. Si sono alternati i big della Old e New School ai ragazzi più emergenti ed underground. Da Ekspo a Speaker Cenzou, da Ale Zin a Oyoshe, da Pepp-oh a Maik Brain, dai giovanissimi rapper dei collettivi di Shotgun Studio ai Moderup. Il risultato, come potrete constatare in video, è stato dei più belli !

Eugenia Conti

 

MIRACOLO DI CLEMENTINO / Esce Luna, ispirata al Kalimba di Tony Esposito : generazioni unite dal rap

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Mancano solo 18 giorni per gridare al “Miracolo”. Si chiamerà così il nuovo doppio cd di Clementino in uscita il 28 aprile nei migliori negozi di dischi e store digitali. Disponibile in versione standard di 14 tracce e in quella deluxe di addirittura 28, “Miracolo” fa venire subito in mente la celebre gag di Massimo Troisi e Lello Arena tratto dal film cult “Ricomincio da tre”. “Esiste ‘o miracolo miracolo e ‘o miracolo sulamente”, affermava in quella scena l’indimenticabile attore di San Giorgio a Cremano simbolo della nostra identità.

Tra pochissimo potremo renderci conto di che tipo di prodigio caratterizzi il prossimo album del rapper nolano e di quanto possa considerarsi degno del suo titolo. Oggi invece si potrà ascoltare in tutte le radio il singolo “Luna”, terzo estratto da “Miracolo” e di cui possiamo vedere il trailer in attesa che esca il videoclip girato ad Ibiza la settimana prossima. Prodotto dal suo veterano dj Tayone, il singolo è un campionamento della famosissima canzone degli anni ’80 “Kalimba di Luna” del cantautore partenopeo Toni Esposito. Successo molto noto anche per aver vinto il “Disco per l’estate” del 1984.

Ma veniamo alla tracklist e ai featuring:

          MIRACOLO CD 1

  1. Lo strano caso di Iena White
  2. Strade superstar
  3. Cos cos cos
  4. Da che parte stai? feat. Pino Daniele
  5. Voceanima
  6. Fumo
  7. El senor
  8. Luna
  9. Oracolo del sud feat. Mama Marjas & Boomdabash
  10. Notte
  11. Sotto le stelle
  12. Inchiostro
  13. Solo un giorno nel quartiere feat. TheRivati
  14. Selvaggi feat. James Senese

          MIRACOLO CD 2 JAM!

  1. Boom feat. Guè Pequeno & Fabri Fibra
  2. Dal centro all’hinterland feat. Marracash & Noyz Narcos
  3. Top Player feat. Salmo
  4. Ghiacciai feat. Ntò
  5. Woodstock feat. Rocco Hunt
  6. Electro cage feat. Gemitaiz & MadMan
  7. Spari di parole feat. Ensi & Francesco Paura
  8. Spiriti & show feat. Coez & Luchè
  9. Obbe feat. Sangue Mostro
  10. È tritolo feat. Mouri
  11. Giordano Bruno feat. Rame
  12. L’oro di Napoli feat. Op Rot of Ganjafarm
  13. Profumo di strada feat. Tonico ’70, Patto MC & Morfuco
  14. Messaggeri del Vesuvio II

Come avevamo preannunciato il disco 1 dalla copertina rossa è già contraddistinto dall’unicità perché vanta la collaborazione con il grande Pino Daniele nel brano “Da che parte stai?”, realizzata pochi giorni prima che quest’ultimo venisse a mancare e che affronta la tematica della guerra e dei conflitti armati. Clemente ha quindi l’onore e il dovere di donare al pubblico l’ultima composizione del nostro Blues Man, di cui soprattutto i fans napoletani non sono ancora in grado di accettarne la morte. Altro importante sodalizio artistico è quello col maestro “James Senese”. Non è un caso che l’Mc abbia dato molta rilevanza a Napoli Centrale e alla musica creata da quel gruppo che in un certo qual modo è stato predecessore del movimento Hip hop partenopeo. Senza le sonorità funk e blues dell’epoca oggi non ci sarebbero state neanche le basi perché il rap divenisse un fenomeno così diffuso. Per migliorare nel futuro c’è bisogno di apprendere dal passato e di conoscere la propria storia e la missione del nuovo progetto discografico della Iena è proprio quella di aumentare la consapevolezza musicale anche tra i suoi supporters più giovani. Infine nella standard version troviamo spazio per guests dalla Puglia come la tarantina Mama Marjas e i salentini BoomdaBash nonché per la band emergente dei “The Rivati”, sempre più popolare nelle zone di Napoli e provincia. “Miracolo 2″ dalla copertina blu invece è una jam con parecchi dei rappers più famosi del panorama attuale. Clementino ha privilegiato quasi tutti colleghi della sua Terra: da Rocco Hunt ai Sangue Mostro, dai salernitani Patto Mc e Tonico 70 al suo compaesano Rametto. Tanto che ha sentito il bisogno di concludere il disco con “Messaggeri del Vesuvio II”, seconda parte di una bonus-track presente nel suo precedente lavoro “Mea Culpa” e su cui si intrecceranno nuovamente sul beat i maggiori esponenti campani del genere. Sul web sono già disponibili due videoclip: “Lo strano caso di Iena White”, di stampo autobiografico e girato interamente nel cuore del centro storico napoletano a Via dei Tribunali e “Strade superstar”, brano che mette a paragone due culle dell’hip hop nazionale e internazionale come Napoli e New York City e le cui riprese sono state effettuate direttamente nella Grande Mela.

Eugenia Conti

CONCERT REVIEW / Ultima tappa Mea Culpa Tour a Napoli: Clementino conquista l'Arena Flegrea

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Il “Mea Culpa Tour 2014″del rapper nolano Clementino si è concluso lo scorso sabato 27 settembre a Napoli con una memorabile serata all’Arena Flegrea. La prestigiosa location è stata la giusta cornice per un tour che, tappa dopo tappa, durante tutta l’estate ha riscontrato un grande seguito. E’ stata la prima volta in cui un rapper ha suonato all’Arena Flegrea, ma la Iena White ha superato egregiamente questa sfida esibendosi sullo stesso palco già calcato da artisti come Bennato, Battiato, George Benson, B.B. King, Keith Jarrett, Ennio Morricone, Gotan Project, Carlos Santana, Mark Knopfler, Tori Amos, Nick Cave, Robert Plant, Massive Attack e molti altri. Come si suol dire Clemente ha “chiuso in bellezza”, ospitando al suo concerto importanti nomi dello scenario hip-hop partenopeo e nazionale: dal sardo Salmo, al romano Noyz Narcos, dal dominicano El Koyote, ai napoletanissimi Sangue Mostro, Paura, Dope One e Uomodisu. Una super formazione per rendere l’evento irripetibile. Ai piatti si sono alternati Dj Snatch, Shablo e, come per tutte le date, il fidato dj Tayone. Lo spettacolo si è arricchito dell’inaspettata presenza di Sal da Vinci. Aprire le danze è toccato ai The Rivati, gruppo composto da Marco Cassese e dal fratello minore di Clementino, Paolo. Reduce dal reality Pechino Express insieme allo stesso Paolo, l’Mc ha regalato alle migliaia di fans entusiasti uno show senza precedenti. Pezzo dopo pezzo, non sono mancati i momenti goliardici e divertenti in perfetto stile Clementino, ma anche quelli di consapevolezza e riflessione. Sul palco dell’Arena infatti è intervenuta Antonella Leardi, la mamma del tifoso napoletano Ciro Esposito, vittima della violenza degli scontri avvenuti a Roma.  “Mio figlio era un grande fan di Clementino. Non vogliamo vendetta, ma giustizia e verità per lui”, grida la donna con la dignità e il coraggio che la contraddistinguono. A quel punto il rapper dedica a Ciro il suo brano più bello: “La Luce”. Nei camerini c’è anche la copia del disco d’oro che Clementino ha ricevuto dall’Universal per il suo ultimo album. Dopo ore di live, si giunge all’epilogo. Clementino chiama sul palco tutti i guests, lo staff, regala ad ognuno di loro un piccolo Pulcinella, vero simbolo di napoletanità e conclude: “Dopo aver girato l’Italia, sentivo il dovere di chiudere questo percorso nella mia città: Napoli”. Lo spettacolo termina con la sua famosissima “O vient”, mentre lo stage si riempie di coriandoli colorati che vengono sparati in aria. Un altro successo che si aggiunge alla carriera dell’artista. Per ascoltarlo di nuovo dal vivo però bisognerà aspettare. Adesso il “capocannoniere del flow” prenderà una pausa dai concerti per dedicarsi “anema e core” all’uscita del suo prossimo disco, che comincerà a registrare dal 7 ottobre. Inoltre, Clementino cercherà di partecipare a Sanremo nella categoria Big, a differenza di suo fratello che tenterà l’ammissione nella categoria giovani. Insomma, quel ragazzo di periferia che girava la penisola in lungo e in largo in scomodi treni regionali per partecipare ad ogni contest e per cercare di emergere nel panorama rap del Paese ha toccato davvero la luce.

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH 99 POSSE / Curre curre guagliò 2.0: i guagliuni oggi corrono di più

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Sono passati più di venti anni da quando hanno iniziato, ma di smettere di correre i mitici “guagliuni” non ne vogliono proprio sapere. E così “Curre, curre Guagliò”, primo album dei 99 Posse, si fa 2.0. Uscito martedì in tutta Italia e presentato in anteprima alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli, lo storico pezzo che dà il titolo anche a quest’album torna arricchito da novità e numerose collaborazioni. Da Alborosie ai Sangue Mostro, da Clementino a Mama Marjas, da Francesco di Bella a Enzo Avitabile con i successi più famosi riproposti in moderni ricampionamenti, da “Ripetutamente” a “O documento”, da “Rigurgito antifascista” e “Rappresaglia”. Tutto da ascoltare, tutto da recepire, tutto da ballare.

I 99 Posse sono stati artisti fondamentali per la Napoli degli anni ’90 e per quella gioventù. Capostipiti del fenomeno delle posse, pietre miliari di una generazione e di un genere musicale definito da loro stessi “bastardo”, precursori dell’attuale musica raggamuffin e rap napulitana, oggi non smettono di sorprendere e di far parlare di loro.

Militanti nell’anima, hanno fatto bruciare, accendendoli di passione, i cuori di tanti ragazzi e “non un passo indietro”  vogliono fare, come suggerisce il sottotitolo sdi “Curre Curre Guagliò 2.0”.

“Non rimpiangiamo e non neghiamo nulla di tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi”, ci racconta, infatti, ‘O Zulù con la consueta grinta da combattente.

Dopo essersi sciolti agli inizi del 2000 e essersi ritrovati nel 2009, per l’estrema felicità di tutti i seguaci della band, Luca Persico, al secolo ‘O Zulù, ci fa rivivere in questa intervista la sua carriera ed il percorso insieme a Massimo Jovine, Marco Messina e Sasha Ricci, durante questi due lunghi decenni.

“Curre Curre Guagliò 2.0”. Perché riproporre oggi il vostro primo disco? Cosa rappresenta per i 99 Posse? E cosa rappresentano per voi gli artisti che avete scelto per i featuring?

“Curre Curre Guagliò è il nostro primo disco e ce lo siamo portati dietro dal primo all’ultimo concerto, inserendo in scaletta nei live buona parte dei brani che c’erano al suo interno. Dunque, dopo venti anni che continuavamo a suonarli e a modificarli un po’, remixandoli, riarrangiandoli e così via, in occasione del ventesimo compleanno dei 99 Posse, abbiamo pensato di risuonarlo e di ristamparlo. Venti anni fa era un disco che si rivolgeva solo al nostro piccolo pubblico, ai nostri compagni di lotte e di occupazioni, era un po’ il manifesto del nostro Centro Sociale, Officina. Era apprezzato anche da chi era un po’ ai margini, da chi si sentiva solo in periferia, da chi non riuscivano a trovare qualcuno che li rappresentasse: il nostro album era un mezzo per identificarsi, il megafono dei loro pensieri.

E oggi?

Oggi, lo abbiamo aggiornato musicalmente, nei contenuti. Ma anche con moltissime collaborazioni, spaziando tra vari artisti sia all’interno della nostra area, come la Banda Bassotti, che in aree contigue. Tutti i cantanti presenti, però, sono stati, chi più e chi meno, influenzati dalla nostra musica. Quindi, arricchire l’album con una loro testimonianza crediamo lo abbia reso nuovamente unico. Come sempre ci siamo espressi in napoletano, la nostra lingua, perché le nostre canzoni hanno il macro-obiettivo di descrivere chi siamo. E farlo in una lingua differente da quella che parliamo sarebbe stato strano, specie a distanza di venti anni.

Ora lo porterete in giro, come allora. Ma oggi, più di allora, si parla maggiormente di liberalizzazione delle droghe leggere, specie a fini terapeutici. Il tuo modo di stare sul palco, da allora, è cambiato? Te le fai ancora le fumate nei live?

Non ho mai smesso. Proprio la settimana scorsa durante un deejay set me ne hanno passate due. (Ride) E’ una mia costante. La battaglia è importante e non cambierei mai rotta, per piccole minacce o avvisi ricevuti da gente del Sistema. La canapa, aldilà degli effetti ludici, ha tanti effetti importanti: è un combustibile alternativo, ha scopi terapeutici, è un prodotto tessile molto resistente, vi si possono costruire i mattoni. Quindi la canapa, da sola, metterebbe in crisi tre delle lobby che governano il pianeta, cioè del petrolio, del mattone e delle case farmaceutiche. Solo per questo la marijuana è illegale e combattuta con tanta rabbia, non certo perché quando la fumi ti sale una piccola “capata”. Sicuramente, la “capata” è uguale o minore a quella data da una bottiglia di whisky, sulla quale lo Stato mette il suo bel marchio.

Torniamo al disco e al ricambio generazionale. Cosa è cambiato in questi venti anni per i 99 Posse?

Per i 99 Posse è cambiata solo l’età anagrafica. Certo, un po’ di angoli sono stati smussati, ma non abbiamo avuto nessun ripensamento sulle posizioni fondamentali che abbiamo preso in questi anni. Nessun ripensamento neanche sulla collocazione: restiamo nelle periferie da cui siamo partiti, perché il nostro obiettivo non è mai stato guadagnare un posto al centro, ma portare il centro nelle periferie. E siamo orgogliosi di essere di periferia e di rappresentare l’alteritá, la diversità.

E Napoli e la sua gioventù per Zulu in questi 20 anni sono cambiate?

Napoli in questi venti anni è cambiata tantissimo ed a primo acchitto sembrerebbe cambiata in peggio. Ma guardandola da un altro punto di vista non è necessariamente così. Oggi, dal punto di vista dello stimolo dal basso della cultura e della politica, il quadro è molto più ricco rispetto all’inizio degli anni ’90. Ad esempio, solo analizzando l’aspetto delle occupazioni: adesso ci sono più di 15 case occupate a Napoli, nel ’91/’92, prima di noi, non ce n’era nemmeno una. E se oggi entro nei centri sociali, mi accorgo di non conoscere quasi più nessuno. Quindi il ricambio generazionale c’è stato. Ció che è diverso sono i riflettori: non più puntati verso le parti ribelli della città. Perció, attualmente, può sembrare che, dopo i 99 Posse, non ci sia stato più nulla di concreto e che sia tutto fermo, ma in realtà non è così. C’è fermento.

Questo ricambio generale e fermento di cui parli, c’è stato, ovviamente, anche in ambito musicale. Sono molti gli artisti che hanno preso le mosse da voi. Chi considerate il vostro erede musicale, che possa rappresentare oggi la voce della città, a Napoli?

Volendo filosofeggiare ci sarebbe più di un erede, ma non riesco a trovare un vero e proprio prosecutore di quello che abbiamo iniziato. Se proprio devo rispondere con dei nomi, posso fartene alcuni di nostri coetanei come i Sangue Mostro o Mariotto. Poi, riguardo ai nuovi, la scena è ampia ed ho notato che si intrecciano tutti gli uni con gli altri. Fanno tantissimi featuring, quasi non si capisce più un pezzo stia sul disco di uno, piuttosto che dell’altro con cui si è collaborato. Espressione di una volontà di base di fare gruppo. La grande differenza con noi è questa. Oggi i giovani artisti fanno gruppo, noi invece facevamo collettivo. Per questo, spesso, manca la consapevolezza della propria identità di classe. Nel complesso, però, sono positivo ed ottimista nei confronti della nuova generazione napoletana, sia musicale, che militante.

Addirittura, ieri c’erano più ventenni, che quarantenni alla Feltrinelli a Napoli alla presentazione del disco. Cosa significa? Non sarà per il featuring con Clementino? (Ridiamo)

Significa semplicemente che qualcosa sta cambiando. I giovani oggi hanno voglia di imparare, di confrontarsi, vanno alla ricerca dei contenuti. Siamo di fronte a una mutazione, non ho dubbi: non tanto nei gusti musicali, quanto nelle aspettative che si hanno nella musica, nella cultura, nella politica, nella società. Vent’anni non sono passati invano.

Ma oggi, nel 2014, dove è la Sinistra a Napoli, al Sud? Serve ancora seguire delle ideologie politiche o piuttosto bisognerebbe unire le forze sane per riscattare la città ed il meridione?

Per noi l’ideologia resta importante e ci sono nozioni da cui non possiamo separarci. Ma, detto questo, è certo che il nostro Sud, che ha una marcia in più, dovrebbe essere valorizzato anziché versare in queste condizioni di sfruttamento. Ogni classe del Sud, dalla più povera a quella dirigente, è vittima delle storture che derivano dall’Unità d’Italia. Unità che non è stata un’unificazione popolare, venuta dal basso ma che in realtà altro non è stata che un’annessione di uno Stato che ha perso da parte di uno Stato che ha vinto. Oggi assistiamo al colonialismo del meridione. Per fortuna ci sono anche i mezzi per comprendere e rifiutarsi di sottostare a certi poteri. Dico sempre scherzando che qui a Napoli affrontiamo bene la crisi perché siamo in crisi da 150 anni… È una battuta, ma poi sono convinto, oggi come vent’anni fa, che bisogna combattere per il nostro riscatto.

 Eugenia Conti

INTERVIEW WITH SANGUE MOSTRO / L'unica scuola da seguire è la True School. Così nasce CuoRap

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Ekspo, Ale Zin, Speaker Cenzou e Dj Uncino. Nomi che gli appassionati del genere hip-hop non possono non ricordare. Quattro artisti partenopei storici, con radici lontane, ex componenti di gruppi  epici come i 13 Bastardi, che hanno creato la storia del genere rap a Napoli, quando questo tipo di musica era ancora un fenomeno di nicchia, “underground” e non un fenomeno di massa, come oggi. Ma i quattro, non ancora appagati da venti anni di carriera sulle spalle, con esperienze anche come solisti, decidono di reinventarsi, di ricrearsi, di evolversi: i Sangue Mostro nascono così. Dove il sangue allude palesemente a quello del miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, messaggio di speranza e di magia per tutti i devoti. Un miracolo sia per i veri e propri fedeli, che per coloro che, semplicemente, vogliono crederci, inteso in una dimensione non meramente religiosa, ma piuttosto tradizionale e popolare.

“Il miracolo di San Gennaro è parte integrante della nostra cultura, ci crediamo in quanto napoletani, non in quanto cattolici o cristiani”, ci racconta Ekspo nel backstage del Palapartenope, in occasione della tappa napoletana del Mea Culpa Tour del collega Clementino. Li abbiamo conosciuti li i quattro pilastri del rap campano, vestiti con i loro felponi ed i “cazoni” larghi cascanti, completando il look da Mc con il tipico cappellino a visiera con su il proprio logo. Sembrano proprio i writer di una volta, quelli che con le bombolette “imbrattavano” di street-art i muri della città. Old School nell’anima, hanno l’aria saggia di chi ha vissuto e ne ha tante da raccontare, come di chi sa di essere il maestro, ma non per questo diventa meno umile o simpatico.

Ekspo, infatti, detto ‘O Tedesc, per gli amici Sandrone, scherza tutto il tempo con Speaker Cenzou dietro alle quinte, in attesa dell’esibizione sul palco. Canteranno, di li’ a breve, “Rinascimento”, il brano featuring la Iena, estratto dal loro recentissimo,“CuoRap”. Dodici mesi fa, avevano dichiarato: “Stamm’ arrivann!” e, dopo un anno di distanza, il disco, attesissimo da fans e cultori della materia, finalmente è uscito. Noi li abbiamo intervistati per voi.

E finalmente è CuoRap. Cosa rappresenta l’uscita dell’album in questo momento della vostra vita e dopo un lungo percorso artistico. I Sangue Mostro chi sono oggi?

In quest’album abbiamo voluto comunicare e riportare un messaggio che partisse dal cuore: il nostro batte per la musica rap. Quindi Cuorap. Dopo venti anni di carriera, in cui ognuno di noi ha percorso la propria strada con deviazioni diverse e, a volte, intersecate, volevamo descrivere oggi al meglio ciò che è stata la nostra crescita sia personale che artistica. Il disco è una sorta di rhyme-book fotografico, dove ogni fotogramma rappresenta un tassello della nostra vita. E’ un lavoro più maturo. Alterniamo le canzoni di puro “pariamento”, a quelle riflessive. Non c’è solo spensieratezza ma c’è anche la visione di persone ormai adulte che si pongono amari dubbi, domande. Lo abbiamo creato dando voce oltre che alla nostra anima, anche alla nostra città. Perciò, ci siamo espressi in napoletano, cioè nella maniera più naturale, viscerale ed a noi consona. Una dedica a Napoli, insomma.

Voi per Napoli siete i pionieri, i padri di un genere. E Napoli per i Sangue Mostro perché è motivo di dedica?

Perché è una città che si può anche lasciare, ma mai abbandonare. Anche se, ad esempio, per causa di forze maggiore, un domani si dovesse partire verso altri porti, alla ricerca dei famosi tre punti, possiamo metterci la mano sul fuoco che, dopo, sicuramente, faremmo ritorno qui a casa e con la vittoria in tasca. Napoli è la nostra terra è tutto e non potevamo non usarla come fonte di ispirazione per i brani di CuoRap.

Brani come 71, primo estratto da CuoRap, feat. Francesco Villani, ha per ispirazione Napoli?

A chi è rivolto questo numero della tradizionale smorfia napoletana, ragazzi? (ridono).  Per i lettori che non lo sapessero, il numero 71 nella smorfia napoletana rappresenta “l’omm ‘e merda”, cioè una persona senza scrupoli, meschina ed arrivista. Ed ora, per rispondere rigiriamo la domanda. Chi non ne conosce almeno uno di 71? Nel pezzo, analizziamo vari casi e menzioniamo i comportamenti, gli usi ed i costumi del perfetto “gentlemerd”. Non è rivolto a qualcuno in particolare. Diciamo che, come nel galateo del Monsignor Della Casa, questo brano elenca un po’ le regole dell’ineccepibile personaggio in questione, con la collaborazione del bravissimo Francesco Villani.

CuoRap è ricco di collaborazioni con artisti e colleghi rapper napoletani. Ritenete che l’hip hop campano rispecchi più la vera essenza del genere rispetto a quello italiano?”

Si, sul disco ci sono featuring con tantissimi amici e colleghi. Da Clementino, a ‘Ntò (ex Co’ Sang), da ‘O Zulù dei 99 Posse, a Valerio Jovine. In “Napoli pt.3”, poi, c’è buona parte della vecchia e nuova scuola della nostra città (nomi del calibro de La Famiglia o di Kimikon Twinz). In questo momento storico, a noi più che fare una distinzione tra Old e New School, ci piace molto più “classificare” ed identificarci in quella che è la vera scuola. E tutti gli ospiti presenti in “CuoRap” sanno di fare parte della “True School”. Detto questo, il concetto di True School non appartiene solo alla Campania. Dipende certamente da un fattore di appartenenza locale, ma è anche un’astrazione del tutto individuale, che caratterizza l’essere. Diciamo che, però, qui a Napoli c’è una lista lunghissima di mc bravi, vecchi e nuovi. La scena rap attuale partenopea è vivissima e c’è un perfetto intreccio tra le diverse generazioni. Commistione non sempre facile, ma che noi riusciamo a realizzare: perché facendo tesoro del passato, non ci limitiamo a quello, ma tendiamo sempre al futuro ed al nostro miglioramento.

Quindi, non preferite etichette come Old e New School, anche se il rap di oggi è accusato di diventare sempre più commerciale?

Ci piace pensare al panorama rap odierno come un grandissimo supermercato dove al suo interno puoi trovare varie marche nei diversi scaffali con i prodotti che più soddisfano ogni singolo ascoltatore. Ad esempio, puoi trovare una bottiglia di ottimo Lacryma Christi ed allo stesso tempo un Tavernello in tetra pak… Dobbiamo aggiungere altro?

Scoppiano a ridere sonoramente, lasciando questo quesito nella mente dei lettori. Nell’immaginario Market del Rap i Sangue Mostro si identificheranno con l’eccellente bottiglia di Lacryma Christi del Vesuvio? Noi, riconoscendo il primato dell’hip hop campano, diciamo di sì… A voi non resta che ascoltare CuoRap!

Eugenia Conti