NEWROZ OFF CON NTO E SANGUE MOSTRO / A Mezzocannone jam session della scena rap campana sulle note di “Int o Rione”

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Il Newroz Festival è stato creato lo scorso anno dai ragazzi partenopei del collettivo di Insurgentia. Una rassegna a cavallo tra ottima musica e interessanti dibattiti con tematiche relative all’ambiente, alla resistenza e all’accoglienza dei migranti. L’evento è stato dedicato interamente a Kobane e al popolo curdo che combatte sul territorio per mantenere la propria auto-determinazione. Ormai è praticamente avvenuto il gemellaggio tra i curdi e i napoletani proprio grazie alla rappresentanza di compagni che si è addirittura recata sul posto, a Nord della Siria, per offrire solidarietà ed aiuto ai resistenti. Nella prima edizione 2015 sul palco dell’area Sound Garden della Mostra d’Oltremare (Napoli) si sono susseguiti importanti artisti come Jovine, Mama Marjas, James Senese e niente poco di meno che Sir David Rodigan, il selecta londinese che infuoca le dancehall di tutto il Mondo.

La seconda edizione 2016 si terrà a giugno e la line-up artistica sta per essere definita del tutto.  Al momento i nomi già confermati sono i 99 Posse e i Subsonica che quest’anno si esibiranno nella suggestiva location delle Terme di Agnano. Gli altri cantanti presenti li conosceremo a breve.

L’organizzazione si è però premurata durante l’anno trascorso di fare delle date extra in attesa della tappa estiva ufficiale denominate “Newroz Off”. Lo scorso 19 marzo nello scenario di Mezzocannone Occupato protagonisti della data del “Newroz Off” dedicata all’hip-hop sono stati i Sangue Mostro, veri veterani del genere costituenti la sintesi di formazioni storiche come 99 Posse, 13 Bastardi e Tck Clan, che hanno conquistato il pubblico col loro live concert insieme ad Ntò, ex leader dei Co-Sang e massimo rappresentante di quella che è stata definita la “Golden Age napoletana”. Il generale Ntò ha concluso il suo show cantando “Int o rion”, pezzo considerato una vera pietra miliare del rap campano. Al suono di “Int o Rion” allora tutti i rapper presenti nel back-stage sono saliti sul palco per improvvisare una strofa su quella celebre base creando così una mega jam session. Si sono alternati i big della Old e New School ai ragazzi più emergenti ed underground. Da Ekspo a Speaker Cenzou, da Ale Zin a Oyoshe, da Pepp-oh a Maik Brain, dai giovanissimi rapper dei collettivi di Shotgun Studio ai Moderup. Il risultato, come potrete constatare in video, è stato dei più belli !

Eugenia Conti

 

RECORD REVIEW / MEA CULPA – Clementino (2013)

mea culpa

“Mea Culpa” è il terzo disco solista dell’artista datato maggio 2013. Ovvio che dai tempi di Napoli Manicomio e del Cazone Largo, non solo l’abbigliamento, ma anche lo stato di cose siano cambiati un po’.

Clementino è cresciuto, ha avuto l’incontro con situazioni e dinamiche diverse che l’hanno portato a scrivere i versi di Mea Culpa. Con questo lavoro va più incontro al grande pubblico, contamina il rap underground con ritornelli più melodici, ma senza mai snaturarsi.

L’album che vanta collaborazioni e produzioni d’eccezione si apre da subito sul beat di Fritz Da Cat con Amsterdam, racconto personale dell’mc in cui viene fuori l’importanza del rap in questi tempi duri e la necessità di dover scrivere sempre come valvola di sfogo.

E’ il turno di ‘O vient, grande hit della scorsa estate, cantata a squarciagola dal più piccoli ai più grandi. Ma in quanti hanno recepito il vero senso del testo? Clemente ripercorre la storia e trova in quest’ultima la causa dell’emigrazione da Sud a Nord.

Una canzone in cui il rapper diventa brigante e si esprime senza filtri e remore. Tema dell’emigrazione richiamato anche nella traccia numero 4 “Aquila reale”. Accanto a tematiche più impegnative, considerando la solarità del nostro artista nascono anche i pezzi più a “pariamento” come “Che hit” o “Alto livello”, che diventano suoi cavalli di battaglia durante i live, interpretandoli con la teatralità che lo contraddistingue, permettendogli di dominare il palco come gladiatore dentro un’arena.

Anche Giovanni Falcone e Peppino Impastato trovano il loro posto all’interno del cd nella traccia”Mea Culpa” feat. Meg, bellissima ex voce femminile dei 99 Posse, che da il nome all’intero album. Clementino parla col suo linguaggio hip hop di fatti così delicati senza però risultare mai retorico, come è dimostrato in un altro brano: “Pianoforte a vela”, dedicato alle vittime della camorra. Qui racconta tre agguatii realmente avvenuti nelle strade di Napoli e a cui egli stesso ha assistito in prima persona.

La base con quelle note di pianoforte in lontananza, le parole cruente e forti che si susseguono una dietro l’altra e che ti aprono un sipario su quelle realtà, per me lo rendono uno dei brani più belli. Sipario aperto su certi scenari anche nel brano “Dalle Palazzine”, la cui ratio è quella di far rendere conto che tutte le periferie sono uguali ed hanno proprie problematiche, da Scampia a Quartoggiaro.

E qui non potevano mancare colleghi come Ntò, ex Cosang, from Marianella (periferia di Napoli) o Marracash from Barona (periferia di Milano). Gli ospiti sono tanti comunque: da Paura a Noyz Narcos, da Fibra a Rocco Hunt, Jovanotti e Negrita. Fratello (feat.Jovanotti) e Buenos Aires-Napoli (feat. Negrita) dimostrano che il rap può essere versatile e che le citazioni col parlato possono essere la base ideale per creare una nuova canzone. Giungla, col fratellino Rocco Hunt, racconta poi della loro musica. “Tra mille tradizioni, Clementino, Rocco Hunt, sona hardcore a musica terrona”. Il gran finale per me c’è nella Bonus Track del disco: “Messaggeri del Vesuvio”, sul cui beat rappa una buona fetta della scena campana, compresi i nomi più storici. Speaker Cenzou, Ale Zin, Ekspo, ShaOne, Polo.

Quelli che una volta venivano chiamati La Famiglia o 13 bastardi e senza i quali oggi nella città partenopea non ci sarebbe neanche un graffito, un ragazzo col cappellino da mc ed una battle di freestyle. Ciò che trapela è forte: Clemente per quanto sia potente ormai a livello nazionale non dimentica le sue origini. Sa di essere bravo in italiano, ineguagliabile in napoletano. Si considera un messaggero del Vesuvio, un pò come quelli della Dopa del primo Neffa.

Eugenia Conti

 

INTERVIEW WITH DOPE ONE / "Vi racconto le mie esperienze di periferia in attesa del mio primo disco da solista"

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Figlio della strada ama definirsi il rapper napoletano Ivan Rovati De Vita, al secolo Dope One MC. Classe ’83 e nativo di San Giorgio a Cremano, Dope One rappa da quando aveva solo 12 anni ascoltando soprattutto i dischi del grande Krs One e rispettandone i messaggi. Trasferitosi in più contesti popolari, da San Giovanni a Teduccio a Forcella, da Casalnuovo ad Acerra, ha vissuto le strade di periferia e ha fatto di queste un valore aggiunto alla sua arte. Non a caso il primo palco che calca nella sua vita è uno storico di periferia: quello di Officina, nel periodo in cui i 99 Posse e gli “Skillz Delector” danno ai giovani la possibilità di esprimersi per la prima volta attraverso il freestyle. Tra tutti, però, il giovane Ivan spicca particolarmente, tanto è che da quel momento molti artisti fanno a gara per collaborare con lui o per averlo nelle proprie crew, da Jovine a Clementino, da Speaker Cenzou, suo mentore, agli stessi 99 Posse (che lo hanno “adottato” facendosi accompagnare da lui nell’ultimo tour).

Dopo molta formazione e la partecipazione a diverse crew, dai K.I.C. ai Free Style Concept (in compagnia di OXROC,BEREAKSTARR E AFRO) e dopo aver inciso diversi dischi in compagnia di altri colleghi, come Armageddon feat. Clementino e Oluwong, Dope One sta per tirar fuori il suo primo disco solista, atteso da tanti e che ci racconta in anteprima in quest’intervista.

Come nasce questo progetto e come si chiamerà?

Questo progetto nasce con un concept ben preciso: mescolare campioni di musica diversa, che spaziano dal soul, al rock, dal reggae, alla dancehall. Dopo aver realizzato i beat, ho cominciato ad invitare nel mio disco alcuni tra i migliori musicisti napoletani, come quelli di Jovine e dei 99 Posse. Il risultato è stato l’amalgama tra il rap classico e la musica suonata. Il senso di tutto è far capire che il rap è un genere versatile, melodioso anche se fatto a cappella o con un semplice assolo di chitarra o di sassofono di sottofondo. Riguardo al titolo ho un po’ di idee, ma voglio pensarci bene perché trovarne uno giusto è come farsi un tatuaggio. Sai che rimarrà un segno indelebile nella tua vita.

Le tematiche che hai scelto, invece?

Ci tengo a fare una piccola premessa in merito. Ho avuto delle proposte da parte di alcune major discografiche italiane ma volevano impormi delle tematiche e dei sound che non mi rispecchiavano assolutamente. Di conseguenza ho rifiutato le offerte e ho preferito autoprodurmi il disco. Non potevo parlare di come si comporta lo Stato con le persone, delle cose assurde che ascolto durante i telegiornali, di ciò che i miei stessi occhi vedono in mezzo alla strada in maniera soft, come vorrebbero le grandi etichette. Va bene rappare solo per far divertire il pubblico, rispetto le canzoni solari di altri colleghi, ma non è la mia concezione di rap. Per me scrivere versi è una questione seria, è una valvola di sfogo, è come l’allenamento costante di un pugile che prende a pugni il saccone. Detto questo il mio cd parlerà di diversi argomenti: dalla lotta alla criminalità organizzata del Sud (mafia, camorra, Sacra Corona Unita e ‘Ndrangheta) all’orgoglio di essere napoletano a delle vere e proprie celebrazioni alla vita. Per quanto riguarda il tema importante della politica ho sempre sostenuto che la mia sia quella hip hop. Ritengo che sia una delle migliori politiche esistenti e per rendercene conto è sufficiente ascoltare un qualsiasi discorso di Afrika Bambaataa, gruppo tra le mie principali fonti di ispirazione musicale.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione musicale partenopee?

La mia principale fonte di ispirazione napoletana è Speaker Cenzou, nonché il mio mentore. Ritengo il suo primo album “Bambino cattivo” dei primi anni ’90 ancora incredibilmente attuale. Attraverso Cenzou sono arrivato ad ascoltare i 99 Posse, che rappresentano la storia di Napoli. Sono cresciuto con i loro testi nelle orecchie. La voce e l’ideologia di Zulù hanno influenzato molti di noi in tutti questi anni. Infine, l’incontro con Jovine ed i suoi musicisti mi hanno portato ad essere ciò che sono oggi. Infatti, sia i 99 Posse che Jovine saranno ospiti nel mio prossimo disco. Confesso che tutt’oggi mi capita ancora di non capacitarmi di accompagnare i 99 Posse in tour. A volte non ci credo che condividiamo il palco insieme, se penso a quando ero solo un ragazzo come tanti e facevo freestyle per le prime volte nella mia vita ad Officina, nella periferia di Gianturco.

Nella tua vita hai abitato quasi sempre in case popolari. Quanto le esperienze di periferia hanno contaminato la tua musica?

Molto. Cito il grande maestro Enzo Avitabile che dice nel disco dei 99 Posse all’interno del brano “Napoli, Napoli, Napoli”: “E cas’popolari m’assumegliano, sono l’aria e ‘a distanza che m’ fa viaggiá”. Solo chi è cresciuto in certi ambienti può comprendere il vero valore di questa frase. Nelle case popolari c’è un clima di grande umanità e visceralitá che si manifesta dallo scambio di cibo allo scambio di confidenze via balcone. Vivere la periferia e i sobborghi di Napoli mi ha sempre aiutato nella vita e nel rap. Mi sono sempre sentito allo stesso livello delle persone comuni che non arrivano neanche a fine mese e la mia musica è dedicata soprattutto a loro, che chiamo in causa denunciando  ciò che subiscono. Di questi tempi, possiamo ritrovarci tutti in mezzo ad una strada. Perciò siamo molto vicini ai ragazzi di San Modestino (Benevento) che rimanendo senza niente hanno occupato le case popolari della zona. Abbiamo suonato per loro con Jovine ed è stata un’esperienza molto bella perché c’era una vera immedesimazione personale nella situazione. La periferia comunque continua ad essere una grande fonte d’ispirazione per me contro i luoghi comuni: il napoletano non può essere etichettato solo come camorrista, così come il genere rap non può limitarsi a parlare solo di donne e automobili sportive. Questa è un po’ la filosofia di tutti i ragazzi rapper figli della strada.

Hai scelto altri rapper figli della strada per collaborare nei tuoi quattro dischi? Quanto i tuoi precedenti lavori hanno influenzato il tuo disco solista?

I miei precedenti dischi sono stati “Equalizer” con Oluwong, “FreeStyle Concept” con i BreakStarr, “Underground Science” con TuEff e Sonakine e “Armaggedon” con Clementino e Oluwong. I rapper ed i beatmakers che hanno partecipato a questi lavori sono sicuramente dei grandi amici che come me hanno vissuto certi tipi di situazioni. Ad esempio Clementino viene dal rione Gescal di Cimitile, Sonakine da Villaricca, BreakStarr da Barra e così via. Siamo cresciuti negli ambienti più popolari ed anche questa cultura ha unito ancor più me e i miei colleghi. Oggi gente frustrata scrive sui social-network che nel rap è morto il concetto di fratellanza. Non sono affatto d’accordo, per me questo è un riflesso di chi passa troppo tempo davanti ad una macchina virtuale che fa attivare il cervello, ma non il cuore. Nei dischi in compagnia delle mie crew viene dimostrato l’esatto contrario: c’è tanto cuore e fratellanza. Con i miei fratelli ci siamo divisi tutto, anche un pezzettino di pane e per questo li porto sempre dentro me. Dopo quattro esperimenti del genere, oggi però sento proprio il bisogno di scendere il campo a 360 gradi e mettermi in gioco come solista. È arrivato il momento giusto!

Fai un piccolo freestyle per i lettori di Insorgenza…

“E pure se teng’ nu sottofondo assurd e na canzone ca nun ‘a sacc’// ‘O Stesso spaccio robb’ ro Sud//

Chesta è robba ca vene da Napule, comm’ a Enzo Avitabile// ‘O saje ‘o facc tutte e juorne, tutt’ e semmane, tutt’e mise//

E tutt o mese stong ‘ncopp a nu microphone// Comm ‘ncopp ‘o sassofon, ie stong ‘ncopp o microfon//

James Senese rind’a cervella, Napoli central, rime c’a pal// Insieme a Fratmo TuEff nun simm’ nu bleff//

Rapresentamm Napoli, Chist’ è ‘O Sud, Chist’ è ‘O Sud// Napoli va cercann ‘e miracole, ma nun è Lourdes//

Stamm’ ancora cca’ pure se sto facenne ‘o rap ncopp a ‘nu piezz ‘e Vasco Ross, ca nun c rappresent//

‘A gente pienz ca ‘o Sud ce stanno ‘e boss, ma nuje simm’ gent’ tranquill, se vuò facce ‘nu squill//

simm gente arzill ca cantamm’ come ‘e cardill// Stamm ‘ncopp ‘e marciapiede, pe’ chi conosce chesta fede// Napoli, Dope One è l’erede//

Rappresent’ come e 99 Poss// Legalize come Peter Tosh, quann m’o ffumo e me vene ‘a toss//

Chest’è Napule, ‘O Sud e arèt’ e vic nascost//

‘Nu saluto a tutt quant, pure a Sorema ca m’ sta affianc// Napule, nuje simm ‘nu branc, nun simm’ mai stanc…”

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH SANGUE MOSTRO / L'unica scuola da seguire è la True School. Così nasce CuoRap

Sangue-Mostro

Ekspo, Ale Zin, Speaker Cenzou e Dj Uncino. Nomi che gli appassionati del genere hip-hop non possono non ricordare. Quattro artisti partenopei storici, con radici lontane, ex componenti di gruppi  epici come i 13 Bastardi, che hanno creato la storia del genere rap a Napoli, quando questo tipo di musica era ancora un fenomeno di nicchia, “underground” e non un fenomeno di massa, come oggi. Ma i quattro, non ancora appagati da venti anni di carriera sulle spalle, con esperienze anche come solisti, decidono di reinventarsi, di ricrearsi, di evolversi: i Sangue Mostro nascono così. Dove il sangue allude palesemente a quello del miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, messaggio di speranza e di magia per tutti i devoti. Un miracolo sia per i veri e propri fedeli, che per coloro che, semplicemente, vogliono crederci, inteso in una dimensione non meramente religiosa, ma piuttosto tradizionale e popolare.

“Il miracolo di San Gennaro è parte integrante della nostra cultura, ci crediamo in quanto napoletani, non in quanto cattolici o cristiani”, ci racconta Ekspo nel backstage del Palapartenope, in occasione della tappa napoletana del Mea Culpa Tour del collega Clementino. Li abbiamo conosciuti li i quattro pilastri del rap campano, vestiti con i loro felponi ed i “cazoni” larghi cascanti, completando il look da Mc con il tipico cappellino a visiera con su il proprio logo. Sembrano proprio i writer di una volta, quelli che con le bombolette “imbrattavano” di street-art i muri della città. Old School nell’anima, hanno l’aria saggia di chi ha vissuto e ne ha tante da raccontare, come di chi sa di essere il maestro, ma non per questo diventa meno umile o simpatico.

Ekspo, infatti, detto ‘O Tedesc, per gli amici Sandrone, scherza tutto il tempo con Speaker Cenzou dietro alle quinte, in attesa dell’esibizione sul palco. Canteranno, di li’ a breve, “Rinascimento”, il brano featuring la Iena, estratto dal loro recentissimo,“CuoRap”. Dodici mesi fa, avevano dichiarato: “Stamm’ arrivann!” e, dopo un anno di distanza, il disco, attesissimo da fans e cultori della materia, finalmente è uscito. Noi li abbiamo intervistati per voi.

E finalmente è CuoRap. Cosa rappresenta l’uscita dell’album in questo momento della vostra vita e dopo un lungo percorso artistico. I Sangue Mostro chi sono oggi?

In quest’album abbiamo voluto comunicare e riportare un messaggio che partisse dal cuore: il nostro batte per la musica rap. Quindi Cuorap. Dopo venti anni di carriera, in cui ognuno di noi ha percorso la propria strada con deviazioni diverse e, a volte, intersecate, volevamo descrivere oggi al meglio ciò che è stata la nostra crescita sia personale che artistica. Il disco è una sorta di rhyme-book fotografico, dove ogni fotogramma rappresenta un tassello della nostra vita. E’ un lavoro più maturo. Alterniamo le canzoni di puro “pariamento”, a quelle riflessive. Non c’è solo spensieratezza ma c’è anche la visione di persone ormai adulte che si pongono amari dubbi, domande. Lo abbiamo creato dando voce oltre che alla nostra anima, anche alla nostra città. Perciò, ci siamo espressi in napoletano, cioè nella maniera più naturale, viscerale ed a noi consona. Una dedica a Napoli, insomma.

Voi per Napoli siete i pionieri, i padri di un genere. E Napoli per i Sangue Mostro perché è motivo di dedica?

Perché è una città che si può anche lasciare, ma mai abbandonare. Anche se, ad esempio, per causa di forze maggiore, un domani si dovesse partire verso altri porti, alla ricerca dei famosi tre punti, possiamo metterci la mano sul fuoco che, dopo, sicuramente, faremmo ritorno qui a casa e con la vittoria in tasca. Napoli è la nostra terra è tutto e non potevamo non usarla come fonte di ispirazione per i brani di CuoRap.

Brani come 71, primo estratto da CuoRap, feat. Francesco Villani, ha per ispirazione Napoli?

A chi è rivolto questo numero della tradizionale smorfia napoletana, ragazzi? (ridono).  Per i lettori che non lo sapessero, il numero 71 nella smorfia napoletana rappresenta “l’omm ‘e merda”, cioè una persona senza scrupoli, meschina ed arrivista. Ed ora, per rispondere rigiriamo la domanda. Chi non ne conosce almeno uno di 71? Nel pezzo, analizziamo vari casi e menzioniamo i comportamenti, gli usi ed i costumi del perfetto “gentlemerd”. Non è rivolto a qualcuno in particolare. Diciamo che, come nel galateo del Monsignor Della Casa, questo brano elenca un po’ le regole dell’ineccepibile personaggio in questione, con la collaborazione del bravissimo Francesco Villani.

CuoRap è ricco di collaborazioni con artisti e colleghi rapper napoletani. Ritenete che l’hip hop campano rispecchi più la vera essenza del genere rispetto a quello italiano?”

Si, sul disco ci sono featuring con tantissimi amici e colleghi. Da Clementino, a ‘Ntò (ex Co’ Sang), da ‘O Zulù dei 99 Posse, a Valerio Jovine. In “Napoli pt.3”, poi, c’è buona parte della vecchia e nuova scuola della nostra città (nomi del calibro de La Famiglia o di Kimikon Twinz). In questo momento storico, a noi più che fare una distinzione tra Old e New School, ci piace molto più “classificare” ed identificarci in quella che è la vera scuola. E tutti gli ospiti presenti in “CuoRap” sanno di fare parte della “True School”. Detto questo, il concetto di True School non appartiene solo alla Campania. Dipende certamente da un fattore di appartenenza locale, ma è anche un’astrazione del tutto individuale, che caratterizza l’essere. Diciamo che, però, qui a Napoli c’è una lista lunghissima di mc bravi, vecchi e nuovi. La scena rap attuale partenopea è vivissima e c’è un perfetto intreccio tra le diverse generazioni. Commistione non sempre facile, ma che noi riusciamo a realizzare: perché facendo tesoro del passato, non ci limitiamo a quello, ma tendiamo sempre al futuro ed al nostro miglioramento.

Quindi, non preferite etichette come Old e New School, anche se il rap di oggi è accusato di diventare sempre più commerciale?

Ci piace pensare al panorama rap odierno come un grandissimo supermercato dove al suo interno puoi trovare varie marche nei diversi scaffali con i prodotti che più soddisfano ogni singolo ascoltatore. Ad esempio, puoi trovare una bottiglia di ottimo Lacryma Christi ed allo stesso tempo un Tavernello in tetra pak… Dobbiamo aggiungere altro?

Scoppiano a ridere sonoramente, lasciando questo quesito nella mente dei lettori. Nell’immaginario Market del Rap i Sangue Mostro si identificheranno con l’eccellente bottiglia di Lacryma Christi del Vesuvio? Noi, riconoscendo il primato dell’hip hop campano, diciamo di sì… A voi non resta che ascoltare CuoRap!

Eugenia Conti