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“Salento fuoco e fumo dub novel” / Connubio tra musica e narrazione tratto dal romanzo di Nandu Popu

“Salento fuoco e fumo “è il primo romanzo scritto da Fernando Blasi, in arte Nandu Popu, pubblicato da Laterza nel 2012. Narra la storia di un ragazzo alle prese con le contraddizioni della sua terra: il Salento degli ulivi secolari, del Barocco e delle spiagge, ma anche dell’inquinamento e dei traffici illeciti orditi da politici e dalla Sacra Corona Unita.
Il romanzo riscuote successo soprattutto tra gli ambientalisti, i movimenti militanti, nelle scuole. Ben presto i giovani meridionali si identificano nella lotta e nelle aspirazioni del protagonista Mattia.
Nel 2014 Nandu Popu trasforma il libro in Unplugged Show, un monologo arrangiato da musiche e brani dei Sud Sound System che viene presentato in scuole, teatri e nel corso di molteplici eventi. Da questo incontro live tra musica e narrazione nasce l’idea del progetto “SALENTO FUOCO E FUMO DUB NOVEL”. Nella dub novel, già disponibile su tutte le piattaforme, gli 8 capitoli del libro vengono raccontati dalla voce dell’artista e accompagnati da musiche inedite arrangiate dai musicisti salentini: Marco Rollo alle tastiere, Luca Manno al sax, Papa Leu e Emanuele Pezzuto alla chitarra. Le tracce sono state registrate sotto la supervisione di Luca Bandirali al Mad Vibes Studio Recording e mixate da Altipiani.

SANREMO 2016 / Clementino tra i favoriti della classifica. Tra poco terza serata dedicata alle cover

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Si conclude così la seconda serata del sessantaseiesimo Festival di Sanremo: con Clementino nella classifica dei primi sei della puntata grazie alla sua “Quando sono lontano”, una canzone molto profonda legata al tema dell’emigrazione forzata da Sud a Nord. 

 Ieri sera durante lo show il rapper nolano ha trasmesso a tutti noi l’emozione forte che aveva negli occhi: “Mi sono cagato addosso dalla paura, temevo di scivolare o di cadere dal palco e quando ho iniziato a cantare sentivo la voce che mi tremava. Sono contento che voi lo abbiate avvertito e che vi stia piacendo il testo ed il messaggio di Quando sono lontano”. La Rapstar ha dimostrato che possa essere considerato la voce di tutti gli emigranti, di tutti i ragazzi che sperano, che ci credono sempre nonostante le mille sconfitte e porte in faccia ! Non possiamo che definirlo orgoglio campano e meridionale ! Stasera invece dopo l’esibizione delle giovani promesse in gara per Sanremo Giovani la serata dei big sarà dedicata alle cover. Verranno riproposte delle vere e proprie perle della canzone classica. Ecco le performance in questione:
1° Gruppo
Dear Jack – Un bacio a mezzanotte (Quartetto Cetra)
G. Caccamo e D. Iurato – Amore senza fine (Pino Daniele)
Noemi – Dedicato (Loredana Bertè)
Zero Assoluto – Goldrake (Actarus)
2° Gruppo
Patty Pravo – Tutt’al più (Patty Pravo)
Alessio Bernabeu – A mano a mano (Riccardo Cocciante)
Dolcenera – Amore disperato (Nada)
Clementino – Don Raffaè (Fabrizio De Andrè)
3° Gruppo
Arisa – Cuore (Rita Pavone)
Rocco Hunt – Tu vuo’ fa l’americano (Renato Carosone)
Francesa Michielin – Il mio canto libero (Lucio Battisti)
Elio e le Storie Tese – Quinto ripensamento (Walter Murphy, tratto dalla sound-track della Febbre del Sabato Sera)4° Gruppo
Neffa – ‘O Sarracino (Renato Carosone)
Valerio Scanu – Io vivrò (senza te) (Lucio Battisti)
Irene Fornaciari – Se perdo anche te (Gianni Morandi)
Bluvertigo – La lontananza (Domenico Modugno)5° Gruppo
Lorenzo Fragola – La donna cannone (Francesco De Gregori)
Enrico Ruggeri – ‘A canzuncella (Alunni del Sole)
Annalisa – America (Gianna Nannini)
Stadio – La sera dei miracoli (Lucio Dalla)Ospiti speciali oggi sul Palco dell’Ariston saranno i Pooh, complesso tanto in voga negli anni 60, il cantautore made in Irlanda Hozier ed il regista belga Marc Hollogne. Certo è che a parte i nomi storici e gli special guests internazionali del calibro di Elton John non preferiamo il Festival per la qualità artistica dei suoi concorrenti ma supportiamo chi porta ancora un po’ di black music in questo programma, in prima serata ed in diretta nazionale, essendo stanchi dei soliti prodotti pop che il Mercato discografico nazionale propone a profusione e che sembrano essere fatti con lo stampino.
Eugenia Conti 

CLEMENTINO A SANREMO / "Canterò con la forza degli emigranti nel cuore"

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La prossima tappa artistica di Clementino sarà il palco dell’Ariston. “Per me Sanremo non è una vetrina” dichiara il rapper napoletano “Noi le vetrine le spacchiamo! È semplicemente il modo migliore per trasmettere il mio messaggio ad un pubblico più vasto”. Non è comunque la prima volta che Clementino calca il “famoso” palco, infatti era stato già ospite nel 2013 degli Almamegretta e di Marcello Colemann ed aveva cantato con loro una simpatica “versione” de “il Ragazzo della Via Gluck “. Ma quest’anno il nostro è concorrente a tutti gli effetti col brano “Quando sono lontano” dedicato al delicato tema dell’emigrazione. Anche l’Mc è stato costretto ad abbandonare la propria casa e la propria famiglia per inseguire i sogni di una vita migliore, per poi, una volta raggiunta la notorietà, ritornare alla propria amata città, da sempre per lui massima fronte di ispirazione. La location del suo videoclip quindi non poteva essere che il capoluogo campano. Il video firmato Calibro 9 e diretto dalla regia del talentuosissimo salentino Mauro Russo e del suo staff si svolge proprio nelle viscere di Napoli, nella parte più vera, accesa e colorata della città. Non mancano i panorami mozzafiato, la vista del mare e le cornici più degradate. Calibro 9 ha voluto fondere luci e ombre della città ma in maniera limpida e veritiera, senza speculazioni o esagerazioni. Nonostante neanche una settimana fa sia stata bruciata al rapper l’automobile personale fuori dalla propria abitazione a Camposano, continua a cantare e a non mollare proprio per la sua gente, per chi gli ha chiesto di essere più forte e di non far vincere chi ho procurato tutto ciò.

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“Canterò con la forza degli emigranti nel cuore” ha detto Clementino alla stampa. In un primo momento dopo l’accaduto Iena White si era lasciato abbattere facendosi prendere dallo sgomento per quel gesto che intimorirebbe chiunque fino ad arrivare addirittura a meditare di lasciare o meno la propria città. Oggi si sente più sereno. Anzi dopo le infinite manifestazioni di affetto e di solidarietà da parte di colleghi, amici e supporters ha acquisito la forza di un leone per continuare ad affrontare tutte le sfide della propria carriera. Ad ogni modo il rapper non sarà l’unico a rappresentare la Campania a Sanremo. Assieme a lui in gara tra i big infatti anche il vincitore di Sanremo Giovani 2014 ovvero Rocco Hunt che, dopo aver vinto all’epoca con il brano “Nu juorno buono”, si ripresenta al pubblico con “Wake up”.

“Quando sono lontano” dopo un primo ascolto risulta un brano di stampo rap col ritornello che va più sul melodico, sulla falsariga di ‘O vient e dal contenuto molto profondo.

Oltre a seguire la diretta di Sanremo su Rai 1 dal 9 al 13 febbraio, il brano sarà acquistabile nel nuovo cd della Iena, terzo e ultimo capitolo della trilogia di Miracolo, fuori il prossimo 19 febbraio. Miracolo 3 conterrà 7 inediti, un nuovo importantissimo featuring che farà finire in lacrime nuovamente molti fans e ovviamente “Quando sono lontano”.

“Dedico questa canzone a tutti quelli che sono lontani da casa e dalla famiglia e sono innamorati della propria terra d’origine. Tutti quelli che nonostante siano lontani da anni dalla propria città mantengono sempre il profumo di strada. ”, conclude Clementino.

Non possiamo che appoggiare Clementino durante il Festival visto che ci parla di un fenomeno che dal XIX secolo in poi ha coinvolto la maggior parte dei nostri nonni qui al Sud e che sembra tutt’oggi non avere fine visto che i più brillanti cervelli “terroni” sono costretti a fuggire al Nord o all’estero date le pochissime opportunità che il territorio offre alle nuove generazioni. Insomma un vero e proprio appello per difendere il Meridione. Essere un personaggio famoso, lottare sul posto e non cedere neanche dinnanzi alle forti intimidazioni ricevute è proprio tutto quello che a nostro avviso merita il più grande supporto.

Forza Iena !

Eugenia Conti

MUSIC NEWS / Esce "Fumo nell'anima", la nuova mini-pellicola dei Sud Sound System

SSS FUMO NELL'ANIMA

E’ uscito ieri su Youtube “Fumo nell’anima” il nuovo videoclip dei Sud Sound System. La traccia estratta dall’ultimo album della band salentina “Sta tornu” si è contraddistinta fin dalla prima volta che l’abbiamo ascoltata per la sua profondità e per i forti messaggi contenuti al suo interno. In un Mondo che va all’inverso, in cui non si sa che fine facciano i sogni e in cui le ambizioni vengono soppresse, per i giovani farsi strada e trovare un proprio spazio all’interno della società non è affatto facile. E ciò che ti rimane è l’amaro in bocca dietro i cerchi di fumo da guardare lentamente mentre l’anima viene sempre più dilaniata. Come rendere questi concetti attraverso le immagini? A trovare la soluzione al problema ci ha pensato il talentuoso team made in Gallipoli di Girasudfilm che ha realizzato per la canzone più che un videoclip una vera e propria mini-pellicola. La troupe specializzata nella produzione di cortometraggi, spot e lungometraggi ha prescelto come location per girare le scene in cui cantano Don Rico, Terron Fabio e Nandu Popu il tetto del Castello Angiolino di Gallipoli e la parte più vecchia della città ionica. E così mentre nel video si alternano le bellissime riprese del trio si intreccia la trama della storia che si collega con il testo del brano. Infatti in questa sorta di cortometraggio un ragazzo si innamora di una prostituta fino a sparare il pappone che la sfruttava tenendola sotto il suo potere per arrivare così a salvare la bella e tormentata ragazza. In chiave metaforica la trama di “Fumo nell’anima” indica la difficoltà di oggi nel poter realizzare le proprie aspirazioni in un Sistema ormai malato e tiranno. Le donne a maggior ragione costituiscono l’anello debole di questa catena e spesso sono costrette a vendere il proprio corpo come una merce. Il videoclip drammatico per quasi tutto il tempo si conclude però con un lieto fine che allegoricamente sta ad indicare la voglia di riscatto che sempre più sta emergendo nelle nuove generazioni, soprattutto al Sud. I giovani di oggi, a differenza dei propri genitori e nonni, non hanno più intenzione di sottostare a certi meccanismi imposti dal Sistema come il ricatto occupazionale. Non vogliono essere più una pedina nelle mani dei potenti che fanno di tutto per domare l’intelligenza delle masse e per inculcare nelle menti dei ragazzi solo ciò che vogliono al fine di annientare la consapevolezza e la coscienza critica. La migliore arma per combattere tutto questo è la cultura e la controinformazione. Non a caso nella canzone risuona l’emblematico verso “Presto ancora il sole sorgerà. Presto ancora il sole splenderà”. Insomma un messaggio di speranza per il futuro in perfetta chiave Sud Sound System.

Regia di Francesco Corchia
Sceneggiatura: Andrea Carrozza
Direttore della fotografia: Andrea Bruno
Aiuto regia: Gabriele Sebaste
Segretario di edizione: Davide Pagliara
Attrezzista: Davide Ventura
Operatore Gimbal: Paolo Giuri
Make Up: Dora Paulì, Mariella Calabrese
Costumi: Emanuela Magno

Eugenia Conti

 

 

BOOK REVIEW / La profezia di Clementino è il primo libro per il rapper

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Da rapper a profeta: esce il 5 novembre “La profezia di Clementino”, primo libro per l’artista che ha deciso di mettere nero su bianco le sue emozioni in un racconto autobiografico, il quale sarà pubblicato a giorni dalla nota casa editrice Rizzoli.

“Quel che ho sognato tra Sud e rap” è l’emblematico sottotitolo del libro. Un libro in cui il tema del sogno, del Sud e del rap diventano predominanti per auto-raccontarsi. Perché Cleme è un cantante che, nonostante la fama, non dimentica le sue radici a cui è legato in maniera viscerale. Come racconta tra le pagine del testo non potrebbe mai rinunciare ai lunghissimi pranzi domenicali in compagnia dei suoi infiniti parenti. Le sue origini, la famiglia ed il contesto da cui proviene gli hanno permesso di essere oggi il personaggio famoso che è diventato. Iena White infatti nel libro e nei suoi brani musicali, non si descrive mai come quello che non è. Non racconta della Campania, sua regione natale, in chiave gangsta, ma in maniera vera e cioè facendo trasparire le ombre, ma anche le luci del suo territorio. Non ci narra di un passato tormentato in una famiglia dilaniata, ma di quanto sia fortunato a nascere in una famiglia del meridione dove sono ancora preservati al suo interno antichi valori e tradizioni. Nonché di quanto sia un’ispirazione essere figlio d’arte. Non a caso i suoi genitori sono entrambi attori teatrali ed il fratello ha un complesso blues/funk: tutte influenze presenti nella sua personalità artistica.

Il sogno di volare come il “Gabbiano Jonathan” (protagonista del libro preferito del rapper, peraltro tra i pochissimi che confessa di aver letto) in cerca della libertà e del riscatto personale è una costante sempre presente nella giovinezza di Clemente. Alla fine quel ragazzo che metteva i dischi, “sparava” strofe come una mitraglietta e viaggiava convulsivamente in treni regionali su e giù per la Penisola cercando di vincere le battle di freestyle e di ottenere il rispetto dell’ambiente, riesce a sfondare. Il giovane su cui nessuno avrebbe scommesso del Rione Gescal di Cimitile, cresciuto per strada tra i palazzoni grigi, tra alienazione e monotonia che soltanto un piccolo paesino di provincia dimenticato anche da Dio può darti, una volta che spiega le ali si trasforma in una stella dei riflettori. L’anonimo Clemente Maccaro lascia il posto a Clementino e a Iena White, i suoi alter-ego musicali.

Non è facile gestire il successo improvviso che ti travolge, non lo è per niente. A volte essere una celebrità, l’idolo di tanti ragazzini che pendono dalle tue labbra rappresenta una responsabilità ardua da sostenere. E questo peso è ancora più difficile da trascinare quando devi farlo interamente da solo e confondendoti tra le tue tante identità.

La vita frenetica, le notti senza sonno, l’ansia di salire sul palcoscenico, l’adrenalina dei live ed il tifo dei fans,il non avere più una privacy, l’essere riconosciuto per strada, scattare ogni giorno innumerevoli foto, vittorie, sconfitte, le polemiche e le speculazioni sono solo alcune delle componenti che caratterizzano l’esistenza di una Rapstar.

Gli amici cambiano, le situazioni pure. Sbandarsi e lasciarsi prendere dal richiamo di brutte strade è possibile conducendo questo determinato stile di vita. Specie nei primi tempi. Ma Cleme riesce ad uscirsene dimostrando una forza continua. La stessa tenacia che, durante la sua lunga gavetta, ha fatto si che andasse sempre avanti, oltre le delusioni e sdrammatizzando i brutti momenti con una risata. Tutto questo viene raccontato nel libro.

Il teatrante Mc ha imparato a recitare sul palco e a dominarlo, a mettere espressione e interpretazione in ogni suo contributo. Da rapper ad attore cinematografico, da concorrente di reality show a scrittore novello Clementino sdogana gli schemi classici del genere riuscendo a diventare mainstream attraverso un brano in lingua napoletana e sul tema dell’emigrazione da Sud a Nord come “O vient”.

Apre inoltre le gabbie ideologiche incoronandosi artista a 360 gradi. Come diceva nel vecchio testo di “Lettera al telefono”, brano feat. Oprot contenuto nel suo primo cd del 2006 NapoliManicomio:

“Je pe m’addifennere ra vita so’ costrett a fa ‘o Pullecenella int’a nu teatro, ma pure miezo a via… 

So’ costrett a purtà 7000 maschere diverse p’ m fa capì…”

E con le sue settemila maschere: da Eduardo a San Gennaro, da Pulcinella alla caricatura di Fedez, da poliziotto in una fiction a boss mafioso per “All night Long”, Clementino è arrivato dritto al cuore di molti.

Ogni incontro, ogni conoscenza, ogni esperienza costituisce un fattore insostituibile nella sua vita e fondamentale per arrivare a scrivere questo libro. Lui che ha stretto la mano al suo Dio del calcio Maradona, lui che ha recitato con Siani, lui che ha aperto il concerto in Salento al suo mito hip-hop americano Snoop Dogg, lui che ha vinto il disco d’oro inorgogliendo un territorio tanto grigio come la Terra dei Fuochi, ha avuto come soddisfazione più grande quella di stringere un rapporto d’affetto e professionale col grande Pino Daniele. Un intero capitolo “Fai buon viaggio” è dedicato al suo maestro con cui spesso ha duettato dividendo lo stesso palco.

Come già sapevamo da luglio grazie a una precedente intervista rilasciata da Clementino su Identità Insorgenti, nel libro viene svelato che “Da che parte stai” non è l’unico singolo scritto a quattro mani col suo zio morale Pino, ma c’è anche un’altra canzone composta insieme che parla d’amore: “Attraverso le parole”.

Insomma solo tre giorni e potremo assistere all’esordio di Clemente nella nuova veste di scrittore: d’altronde questo è un periodo in cui sembra che il rapper abbia sempre più voglia di scrivere e di non far cadere mai dalle mani la sua brillante penna.

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH ROCCO HUNT / "Il sole tra i palazzi: dopo il libro ecco il videoclip"

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Non è notizia di oggi che Rocco Hunt sia diventato anche scrittore. Il Poeta Urbano dopo la vittoria di Sanremo Giovani grazie al suo brano “Nu juorno buono” dedicato alla Terra dei fuochi e il grande successo del suo album “A verità” ha deciso di utilizzare la penna non solo per scrivere versi, ma per pubblicare il suo primo libro. E così lo scorso dicembre è uscito “Il sole tra i palazzi”, un racconto dai risvolti autobiografici ma che partendo dall’esperienza personale ha come scopo fondamentale quello di narrare la città natale dell’autore, Salerno, e i disagi che i ragazzi come lui si trovano ad affrontare quotidianamente. La settimana prossima invece sarà disponibile su Youtube il singolo “Il sole tra i palazzi”, sempre ispirato al libro e interamente girato nei campetti dei salesiani di Salerno. Rocco da rapper a scrittore si racconta per noi in attesa che il suo ultimo disco uscito esattamente il 25 marzo dell’anno scorso da d’oro diventi di platino. Mancano solo 900 copie per raggiungere il traguardo.

Rocco perché “Il sole tra i palazzi” e come mai hai deciso di scriverlo?

“Il sole tra i palazzi” è un libro autobiografico ma a stampo giornalistico, tanto è che al suo interno ci sono degli studi e delle inserzioni del giornalista partenopeo Federico Vacalebre. Le sue pagine parlano del cambiamento della mia vita, ma ho deciso di scriverlo soprattutto perché volevo essere la voce di tutti i ragazzi che come me vengono dalla periferia e vedono il sole di striscio attraverso orrendi palazzoni. Volevo descrivere e far conoscere quei contesti in cui è più facile accorgersi del grigiore piuttosto che lasciarsi incantare da un raggio di sole o da un po’ di colore. Anche perché spesso da noi i giovani, a causa delle difficoltà giornaliere, tendono a camminare a testa bassa e neanche rivolgono lo sguardo al cielo. Attraverso la mia esperienza volevo che i miei coetanei lo leggessero, si rispecchiassero in me e di conseguenza fossero spronati a sorridere e a fare qualcosa per riscattare il territorio. E ad alzare la testa.

In che modo è possibile far si che questo raggio di sole possa prevalere su tutto il grigiore e i problemi dei ragazzi del Sud?

Sicuramente attraverso le eccellenze e i talenti del Sud che fortunatamente sono ancora numerosi nonostante la situazione sia molto più drammatica rispetto ad altre zone di Italia. Dobbiamo puntare sull’impegno delle nuove generazioni per la rivalutazione del territorio.

L’impegno sul territorio dovrebbe essere la prerogativa anche di un rapper. Tu ad esempio hai vinto Sanremo giovani con un brano che parla della Terra dei fuochi. Perché è importante parlarne?

Ritengo che sia utile e importantissimo parlarne ma che non tutti possano farlo. Infatti non tutti hanno l’attendibilità e l’approccio giusto per potersi avvicinare a certe questioni. Sicuramente l’hip hop è un genere musicale che viene dalla denuncia dal basso e credo che ogni rapper del Sud dovrebbe utilizzare il rap come rivalsa sociale per poter essere credibile. Solo chi viene dalle nostre periferie può affrontare determinate tematiche: non chi si spaccia di essere di strada, ma non sa nemmeno cosa questa sia. Non a caso il mio gesto di portare a Sanremo un testo che raccontasse la vicenda della Terra dei fuochi è stato dettato da un bisogno esistenziale. Qui abbiamo il mare, il sole, il caffè ma abbiamo un territorio devastato dove tra l’altro mancano le industrie e non si crea economia.

Questa disparità tra le due parti del Paese è sottolineata anche nella title-track “A verità”. Che verità vuoi svelare tra le righe e in quanti pensi l’abbiano recepita?

‘A verità è un altro testo di denuncia in cui difendo il Sud. Attacco le istituzioni per quanto riguarda l’istruzione, le “scuole fracide”, le strutture, i trasporti, le industrie, l’immondizia nel Meridione. Nonostante tutto, però, non potranno mai toglierci l’arte. Lo Stato quaggiù ci ha abbandonato e per questo aggiungo: “Pe’ mme n’esiste Italia fino a quando esiste ‘a Padania, nun è ca so razzista so mill’anne ca so schiavo,  a gente nun c’a fa cchiù a piglià solo batoste, ‘A colpa è a vosta: nun credimmo dint’a bandiera verde bianca e rossa!“. Nel ritornello cantato dal maestro Avitabile poi viene accusato l’uomo in generale che sta distruggendo la natura, sta abbattendo il polmone verde della Terra, gli alberi, per creare i fogli di carta sui quali poi i vincitori scriveranno la storia a modo loro.

Fin da quando eri solo un ragazzino hai cercato di dire la verità scrivendo anche brani anti-sistemici come “L’occhio del massone”. Il Rocco di oggi continuerà a dire la sua senza censure e condizionamenti?

Quello che ero mi ha portato ad essere ciò che sono oggi e lo porterò sempre con me. Ovviamente sono cresciuto e ho voglia di sperimentare e di affrontare temi nuovi, ma resto sempre lo stesso. L’unico cambiamento è dovuto alla mia maturità personale ed artistica avvenuta soprattutto grazie agli insegnamenti dei miei maestri tra cui in primis annovero Pino Daniele. L’hip-hop non è solo scrivere versi anti-sistemici e rappare, ma è una cultura da diffondere. Personalmente ho portato il mio rap nelle carceri piuttosto che nei reparti oncologici degli ospedali. Dunque abbiamo divulgato questa musica a una fascia di utenti che ascoltava tutt’altro o addirittura proprio niente. A prescindere dal disco d’oro che attendiamo diventi di platino, per me è questo il vero compito di un Mc”.

Eugenia Conti