NO POLITICIAN REVIEW / Dope One e Clementino sulla base contro il Sistema

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Nuovo video online su Youtube per i rapper campani, ormai veterani del genere, Dope One e Clementino. La traccia in questione è “No Politician”, secondo singolo estratto da Dopera ovvero l’album solista di Dope One.

Il brano vanta il featuring di Iena White, l’intro del rapper romano Noyz Narcos e la produzione di Valerio Nazo. Un bel team di lavoro per creare un ottimo prodotto musicale. La regia del videoclip non è da meno. A firmarlo il noto regista napoletano Gianluigi Sorrentino di Incolore Communication, il quale lo scorso inverno ha debuttato nelle sale cinematografiche con il film d’azione “All night long” che vedeva come protagonista lo stesso Clementino e come attori molti altri Mc’s della scena partenopea.

Ma veniamo a “No Politician”. Il titolo già la dice lunga sulle tematiche. Si evince senza lasciare spazio ad altre interpretazioni che ci troviamo dinanzi ad un brano anti-sistemico.

La prima strofa di Dope One è come si dice in gergo una “mazzata di rap”. Quasi in apnea il Nostro critica con il suo micidiale flow il sistema attuale toccando argomenti come l’Unione Europea ormai palesemente governata da una lobby di banchieri, il fascismo, le privatizzazioni eccessive e non si risparmia nel nominare qualche politico che ha contribuito a distruggere il Paese.

“So Meridionalista” afferma Dope One mostrando un orgoglio di appartenenza tipico delle sue canzoni. L’unica politica che il rapper riconosce non è quella dei senatori e dei parlamentari, ma quella dell’Hip Hop di strada.

Continua dicendo che “la musica è denuncia” perché il compito di un Mc dovrebbe essere infatti proprio mettere in luce le falle della società.

Il ritornello alternato in napoletano ed in inglese sta ad indicare quanto gli artisti siano versatili e capaci di cimentarsi anche in altre lingue.

Parte la strofa di Clementino, altrettanto incisiva sulla base. Contro Babylon, contro il male del nostro ordinamento si rivolge a tutte quelle persone che son costrette a portarsi “na croce rint ‘e vic”. Con giochi di parole e virtuosismi tecnici Iena dedica la sua lirica alla gente comune che ogni giorno deve combattere contro il marcio della classe politica che succhia ogni energia ai cittadini.

La speranza di un futuro migliore, il non accontentarsi e il non chinare la testa davanti a questo stato di cose sembra essere il vero messaggio del testo di No Politician.

Speculazione, prepotenze, tangenti, collusione tra Stato e criminalità organizzata, demonizzazione della canapa sono invece i temi della terza strofa di Dope. La soluzione che il rapper individua per sconfiggere la situazione odierna è la resistenza, da sempre sottolineata attraverso la sua musica.

I due rapper ce l’hanno anche contro i “giornalai” che, servi del regime, preparano attacchi mediatici studiati a tavolino e rigirano le notizie per manipolare i cervelli del popolo trattato come un gregge di pecore.

Nel videoclip molto street-style si susseguono le bellissime immagini selezionate dal team Incolore inerenti ai temi affrontati.

Lottare per i propri diritti e realizzare un cambiamento positivo dal basso per i due rapper è ormai una mission !

Produzione musicale : Nazo
Intro : Noyz Narcos
Regia : Gianluigi Sorrentino
Riprese e montaggio : Giovanni De Miccoli
Direttore di produzione : Giuseppe Rosario Esposito
Produzione video e attrezzature cinematografiche : AeGroup Cinema

 

Articolo di Eugenia Conti

 

 

 

 

“Boston 2 Naples”, nuovo progetto di Oyoshe col duo rap americano G.Dot & Born

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“Boston 2 Naples” è il nuovo progetto di Oyoshe, G.DOT & BORN

Napoli e Boston due città unite dalla passione per l’hip hop nel nuovo disco di Oyoshe e G.DOT & BONN.

Il progetto nasce dopo una collaborazione live di Oyoshe e Edo G. nel 2012 in un incontro a Napoli ed è stato presentato lo scorso 26 Aprile all’Agorà Dema con la collaborazione de “Full Heads” e poi il 27 Aprile al Blu Club con il 4 Raw City Sound Studio in un live che ha visto  alternarsi sul palco: Viktor Tilt, Honicidial Familia, Mc Sof, Ekspo, Dope One e ai piatti Dj Snifta.

Il progetto conta 7 track nate dall’incontro tra i due ed Oyoshe e vede quest’ultimo protagonista come producer e beat maker. Il disco coniuga quattro tra le tre discipline dell’Hip hop: mcing con le rime di G.DOT& BONN, Dope One, Ekspo, Akrobati e Edo G. djing con la partecipazione del romano Dj Snifta e i beat di Oyoshe, e il writing con le grafiche realizzate dal Wyz Rebel Label.

Grande sintonia tra le due scene che proviene dallo stesso modo di vivere la strada e la musica hip hop: “Questo progetto rappresenta una grande connessione attitudinale tra Boston e Napoli” racconta Oyoshe nel contributo video che potrete trovare alla fine dell’articolo, mentre Bonn aggiunge che la loro storia artistica ha avuto origine con l’aver iniziato a fare rap e averlo continuato poi per tutta la vita, proprio come il percorso di Oyoshe.

Oggi a partire dalle h.18:00 i tre saranno al London Store di Via Nilo per salutare i due bostoniani di ritorno in patria, dopo un tour che li ha visti esibirsi a Milano e Lecco, sarà possibile acquistare il disco ed ascoltare un po’ di real hip hop!

Elena Lopresti

INTERVIEW WITH DOPE ONE : "Vi presento Dopera, mio primo album da solista"

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Ieri è uscito “Dopera”: primo disco solista di Dope One, crudo e verace come la sua Napoli. Dopo un lungo percorso di formazione fatto di battle, freestyle, scritte sui muri, esperienze di periferia e jam session in giro per la Campania, Dope One, al secolo Ivan Rovati, è arrivato a suonare in giro per l’Italia e a dividere il palco con grandi artisti tra i quali i 99 Posse e Clementino. Ora il “figlio della strada” è pronto per presentare al pubblico un lavoro maturo e curato in ogni minimo particolare. Dal basso, con umiltà e senza mai vendersi a nessuna grande major il rapper ha ottenuto, step by step, la stima di tutti i suoi colleghi e maestri nonché un seguito di fans sempre crescente.

“Cantare un pezzo in collaborazione con i 99 Posse per me è un sogno che si realizza. Da supporter dei miei idoli oggi sono diventato parte integrante della loro famiglia”, ci confida quando gli chiediamo a quale brano di questo progetto sia più legato. Ma non saranno solo ‘O Zulù e Co. ad impreziosire il tutto. L’album si presenta ricco di validissimi featuring sia al microfono che alle produzioni.

Incontriamo Ivan nella sede dell’etichetta indipendente partenopea “Jesce Sole” per intervistarlo. Da napoletano doc ci accoglie in studio con un ottimo caffè zuccherato con la sua solita genuinità e solarità. Entrare in empatia con lui è facile e così Dope One riesce a farci vivere attraverso le sue parole la passione innata che prova da sempre per l’ hip-hop. Quello reale però. Quello fatto di impegno e attaccamento al territorio. Quello professato da Afrika Bambaataa.Quello che non rappresenta erroneamente un mero genere musicale, ma una cultura vera e propria con messaggi e valori da rispettare. Hip hop, no pop!

Ivan presentaci la tua “Dopera d’arte”…

“Dopera” è un cd fatto di versi molto intensi che vengono dal profondo della mia anima e del mio cuore. Tematica predominante è la denuncia sociale, per me importantissima fin dall’inizio della mia carriera. Interessante anche la serie di collaborazioni presenti nel disco sia come beat che come cantati. Invece l’etichetta musicale che ho scelto e a cui mi sono affidato completamente è la label napoletana “Jesce sole”.

Una frase per descriverci ogni traccia del tuo disco…

1. CELEBRATION feat. Wena (Prod. by Fid Mella)- E’ una celebrazione alla vita per eliminare i pensieri negativi.

2. ‘E MMAN ME FRIEN (Prod. by Dj Apoc)- Il titolo è un modo di dire partenopeo che indica quando ti prudono le mani. Le avversità e le difficoltà giornaliere possono portare questo prurito e racconto mie esperienze personali.

3. SVEGLIATI (Prod. by Ice One)- Descrivo la mia visione sul rap e sulla società ed incito tutti ad aprire gli occhi.

4. VIRTU’ CARDINALE (Prod. by BreakStarr)- La mia virtù cardinale è stata non arrendermi. Il messaggio è che non bisogna fermarsi mai qualsiasi cosa accada.

5. CAPOEIRAP (skit)- In questa skit-track assieme al gruppo di capoeira Vulcao faccio un paragone tra questa musica e il rap perché entrambi generi che esprimono ribellione e denuncia. La prima nata dagli schiavi portoghesi, il secondo dai ghetti e dagli emarginati di New York.

6. MOOD DESIGNER feat. Sangue Mostro (Prod. by Frank Sativa)- Similitudine tra l’Mc e il designer. Noi siamo gli architetti del beat.

7. I.O. (Prod. by Oluwong)- Parla semplicemente di me e della mia identità.

8. RIPERCUSSIONI (Prod. by Frank Sativa)- Affronta il tema dei pregiudizi e delle ripercussioni che ha dovuto subire il popolo napoletano nel corso della storia. In questo brano sicuramente esplode la mia anima meridionalista.

9. NO POLITICIAN feat. Clementino- intro Noyz Narcos (Prod. by Nazo)- Il titolo vuole richiamare lo slang del patwa jamaicano. Siamo contro le forze dell’ordine: “Babilonia”. E i politici di questo Sistema non ci servono affatto.

10. ELETTROSHOCK feat. A67- Dedicato in primis a Stefano Cucchi, ma anche a Davide Bifolco e a tutte le altre vittime dello Stato morte per mano della polizia.

11. ESAME (Prod. by Dj Impro)- Pezzo più solare del disco. La nostra vita è un esame costante da quando apriamo gli occhi a quando li chiudiamo per andare a letto. Nessuno ci regala niente e quindi c’è uno stress positivo quotidiano per andare avanti. Ogni nuovo giorno è come se fosse una vera e propria sfida.

12. MUSIC BY STAMINA feat. Musteeno (Prod. by Sonakine)- La musica è in me in maniera staminale. E’ come se facesse da anello tra i miei organi, il mio sangue, le mie ossa. La sento fin dentro al midollo ed è la colonna portante del mio essere.

13. NON TOCCARE IL CANE feat. Dario Sansone dei Foja (Prod. by Oluwong)- Se si prova a toccare un cane quando sta mangiando dalla scodella ti ringhia o ti tira addirittura un morso. La metafora che ho voluto fare è che il cane arrabbiato sono io e devo difendermi da chi mi vuole togliere ciò che mi sono guadagnato.

14. RINT’ A ST’ANEMA (Prod. by Ciccio Merolla)- Viaggio introspettivo che parla dall’amore.

15. LIBERTAD feat. 99 Posse- Canzone bella, forte, incisiva. Nel mondo non vorremmo più schiavi. Siamo nati tutti liberi. Grande esempio di integrazione è Napoli. Nel centro storico partenopeo c’è un meltin’ pot di colori, razze e sapori. Ad esempio i profumi della cucina Sri-lankese si mescolano armonicamente a quelli del ragù tradizionale.

16. YOUR WISH feat Valerio Jovine (Prod. by The Essence)- Momento di riflessione in cui medito e faccio meditare su cosa realmente vogliamo a livello spirituale. Anche chi materialmente possiede tutto può essere depresso. E’ un inno ad essere forti in ogni momento e a combattere per poter far avverare i propri desideri.

17. RING DI ALARM (Prod. by BeatMates)- E’ un rifacimento dell’omonima canzone di Tenor Saw. Mi sono immaginato come il pompiere dell’Hip hop. Noi Mc’s dovremmo suonare l’allarme e spegnere i fuochi di paglia della vita. Chi fa il rapper ha una grande responsabilità: deve essere migliore per portare la massa a progredire.

Hai scelto un’etichetta indipendente e per di più partenopea. Perché Dope One non può accettare le proposte delle grandi major nazionali della discografia?

Ho ricevuto qualche proposta dalle major discografiche italiane, ma non mi interessano. Preferisco essere totalmente libero di dire la mia e prediligere una realtà locale, un’etichetta della mia Terra. Sono un rapper con dei princìpi. Mi sento diverso da quelli che parlano solo di soldi, donne e macchinoni di lusso. I miei valori li ho dentro da quando ero piccolo. Sono cresciuto in strada e questa insieme al rap mi ha reso ancora più sensibile. Infatti racconto spesso le vere storie che succedono nelle vie della mia città, Napoli, e non potrei omettere nulla dai miei rap. Quando ho incontrato la “Jesce Sole” ho deciso di farmi produrre da questo team perché c’è stata fratellanza a prima vista, mi sono sentito a casa e compreso umanamente ed artisticamente. Ma soprattutto perché Done One nei suoi testi non si censurerà mai.

I tuoi testi sono ideologizzati in qualche senso? In una nostra precedente intervista hai dichiarato che la tua unica politica è l’hip hop. Confermi?

Si. Per quanto sia ovviamente più tendente verso un’ideologia di sinistra ritengo che attualmente si sia snaturata e non sia utile a risolvere i problemi concreti . Vorrei solo che si abbattessero le disuguaglianze, le differenze di razza, sesso e classi sociali. Quindi continuo a sostenere che la mia unica fazione è l’hip hop ed i miei “ministri” restano Afrika Bambaataa e Zulu Nation. Politicamente ho lo stesso punto di vista di un verdumaio di Forcella che alla domanda “Quale partito hai votato alle elezioni?” ti risponderebbe “Nessuno perché tanto nessuno si interessa di me”. Il rap invece può essere importante in difesa del territorio contro l’indifferenza dello Stato.

Critichi la scena hip-hop attuale di troppa superficialità in merito?

Più che altro invito tutti a capire realmente cosa sia l’hip-hop. Quando ho iniziato non c’erano tutti questi canali come facebook e i social network. Per apprenderne l’essenza bisognava andare a comprare i dischi nei negozi o dei giornali cartacei specifici. Oggi invece che ci sono molti più mezzi a disposizione per informarsi paradossalmente le basi della cultura hip-hop si stanno perdendo. Non c’è consapevolezza. Prima di essere rapper, bisogna imparare ad essere uomini. E’ facile diventare un personaggio, ma ciò che è fondamentale è avere e mantenere una propria identità. Senza dimenticare che l’hip hop è solidarietà col prossimo, aiutare la propria gente, generare bene, avere il coraggio di restare sul territorio anche se al Nord c’è più lavoro e vengono offerte maggiori opportunità. Se teniamo duro e noi artisti del posto diamo una mano a far crescere le industrie musicali della nostra città potrà arrivare il giorno in cui verranno dal Nord a farsi produrre qua e non sempre il contrario. Abbiamo talenti e tante eccellenze che devono lottare sul campo senza abbandonarlo alla prima occasione. Intanto acquistate il cd e Stay Dope!

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH JOVINE : "Porto il Napulitan Reggae a teatro"

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Valerio Jovine, voce e anima dell’omonima band, figlio della scuola 99 Posse e fratello minore dello storico bassista Massimo, già da giovanissimo ha da sempre seguito certi ideali di vita. Esplosivo e prorompente come il suo Vesuvio, è reduce dal programma televisivo the Voice in cui ha toccato il cuore di milioni di spettatori ed ha in progetto un nuovo disco che uscirà nel 2015.

“Per quanto riguarda the Voice il mio obiettivo era quello di portare il reggae nelle case di tutti attraverso il grande schermo e penso di esserci riuscito”, ci dichiara quando gli chiediamo la ragione per la quale è andato in tv cantando un genere solitamente estraneo a certi salotti. Una scelta particolare quella di Valerio a The voice, almeno quanto quella di portare lo stesso genere in teatro nello spettacolo “Napulitan a Teatro” tenutosi al Bolivar. Due ore di live in cui viene accompagnato da strumenti come il pianoforte, la tromba, la batteria, la chitarra, il basso e in cui riarrangia tanti suoi brani in versione inedita. Come ospiti on the stage l’amico fraterno Dope One Mc, con cui ripropone “Napl sona” in versione acustica, e La Pankina Krew, giovanissimo trio hip-hop di Ponticelli. La special guest invece è sua figlia Emma di soli undici mesi che il cantante prende in braccio per dedicarle la canzone “Vedrò vedrai”. C’è spazio anche per rivisitazioni di canzoni celebri di Rino Gaetano, Gino Paoli e Madonna interpretate in chiave reggae. Lo show è coinvolgente e la spiccata simpatia di Valerio fa il resto. Non a caso a metà spettacolo tutti i presenti si alzano dai propri posti a sedere e cominciano a ballare. Incontriamo Valerio nel back stage non appena terminato il suo live.

 

Valerio soddisfatto del tuo show “Napulitan a teatro”?

Certo, ho trascorso due ore incredibili col mio pubblico. Ma non è stato facile perché era la prima volta che un mio live si teneva all’interno di un teatro. In genere i ragazzi ai miei concerti ballano scatenati come se si trovassero in una dance-hall. L’impresa ardua  è stata quella di rendere lo spettacolo visibile e interessante per tutti e non solo per la fascia più giovane dei miei fans. E’ stato bello vedere seduti nelle prime file i miei genitori con la mia piccola Emma: così non ho resistito e l’ho portata sul palco. Insomma, è stata l’ennesima dimostrazione che il reggae è una musica adattabile ad ogni contesto ed ascoltabile da ogni orecchio.

 

E’ per dimostrare questo che hai partecipato al programma The Voice su Rai 2?

Come giustamente dicevi l’ideologia della musica reggae tende ad essere poco compatibile con i salotti della tv ed è potuto sembrare incoerente che un musicista cresciuto nella 99 Posse family partecipasse a un talent show sulla Rai. Il mio scopo invece era quello di portare il mio stile e la mia musica alle masse. Quindi quel programma non ha rappresentato una rinuncia ai miei principi ed un allineamento al Sistema, ma l’opposto: si è trattato di utilizzare i loro mezzi di diffusione per trasmettere le giuste vibrazioni agli italiani. Comunque l’esperienza è stata molto bella, J-Ax è un grande e da lui ho tanto da imparare, e nonostante tutto oggi sono sempre nella mia Napoli con l’orgoglio immenso di essere Napulitan.

 

Nel tuo conosciutissimo brano “Napulitan” dici di essere profondamente attaccato alla tua identità, ma ti definisci anche cittadino del mondo. Questa non potrebbe apparire una contraddizione in termini?

Assolutamente no. Certamente è insito in me un grande senso di legame con la mia terra e le mie origini, nello stesso tempo trovo che il popolo napoletano sia quello maggiormente idoneo a favorire l’integrazione tra popoli. Noi siamo l’emblema dell’accoglienza della calorosità e indiscutibilmente non siamo xenofobi, ma siamo attratti dal diverso. Per questa ragione ritengo che non ci siano differenze tra un napoletano, un africano o un jamaicano. Specie se il loro cuore è unito dalla passione per la reggae music. Inoltre quando noi partenopei andiamo fuori o ci trasferiamo altrove lo facciamo con grande spirito di adattamento, ci sentiamo cittadini del mondo, ma non dimentichiamo la nostra identità: questa è la qualità che meglio descrive l’indole di tutti noi. “Napulitan” è semplicemente una canzone contro ogni forma di razzismo.

 

Perché restare nella tua città nonostante la popolarità?

Potrei raggiungere qualunque grado di notorietà ma la mia Napoli non la abbandonerei mai. Questa è la mia casa ed ho tutte le persone più importanti della mia esistenza, prima tra tutti la mia adorata figlia. Inoltre attendo il giorno in cui la marijuana verrà legalizzata e potrò coltivarla grazie al fantastico e perfetto clima della città. Sarebbe l’ideale.

 

Oltre a diventare un “ganja-farmer” quali sono i tuoi progetti futuri? (Ridiamo)

Il mio progetto più prossimo è un nuovo disco in uscita per il 2015, ma di cui ancora non posso accennarvi il titolo. Ve lo rivelerò nella prossima intervista. Il primo singolo “Superficiale” però è già stato estratto e potete trovarne il videoclip su Youtube. La traccia è un manifesto contro le apparenze che oggi sembrano il fondamento della nostra società. Il mondo dell’apparire sta facendo perdere  tutti i valori fondamentali del mondo dell’essere e questo fenomeno deve essere combattuto. Il Male della banalità deve essere sconfitto dal Bene assoluto. Il fine del mio album infatti non sarà solo quello di improvvisare parole ed emozioni, di buttare nero sul bianco di un foglio, ma principalmente quello di trasmettere un messaggio che possa aiutare i ragazzi a prendere coscienza, ad interrogarsi  sulle cose per cui valga la pena di lottare, anche per le generazioni future. Il genere sarà vicino al reggae, ma senza “pezzottare” troppo il sound e lo stile dei jamaicani. Ho visto centinaia di quei concerti, seguito con attenzione tutta la scena musicale dell’isola e portato la situazione della dance-hall nella mia città, ma adesso la mia intenzione è quella di unire e sperimentare una pluralità di suoni per creare una musica originale che sia solo mia: uno stile unico firmato Jovine.

 

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH MARIOTTO MC / "Dall'epoca delle Posse militante in note per il mio quartiere Bagnoli"

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In questi giorni è in ruolo un po’ insolito, quello di attore – interpreta un pusher – nel nuovo film di Antonio Capuano, Bagnoli Jungle, le cui riprese finiranno il 30 maggio (nell’immagine una foto del set, con Mariotto e sullo sfondo Capuano). Ma Mariotto Mc è soprattutto musica militante: canta dai primi anni ’90, da ben ventidue anni, e ha vissuto a pieno la scena Posse di allora.

Nominato “erede spirituale” dai 99 Posse, Mariotto racconta nei suoi versi le problematiche e i disagi della classe operaia, tenendo sempre a cuore le sorti della sua Bagnoli e militando concretamente con i ragazzi della zona per combattere le problematiche da cui è afflitta. Tra l’altro, l’mc ha il merito di essere tra i primi a Napoli ad aver portare la situazione della dancehall e ad avvicinarsi a certe sonorità jamaicane e a ritmi reggaeggianti, in un periodo in cui il rock ed il metal dominavano come generi musicali indiscussi. A favore di una mescolanza di generi, come espressione della versatilità che ha sempre contraddistinto la musica napoletana, si riconosce nell’hip hop, ma non nel fenomeno di tendenza che è diventato oggi. “La musica è avere qualcosa di importante da dire, ma solo chi è cresciuto sui marciapiedi può averne”, ci spiega sfoderando subito il suo animo militante-antagonistico.

I 99 Posse ti hanno nominato erede ideale della loro musica. Qual è il tuo rapporto con loro?

Siamo amici da ventidue anni e abbiamo sempre percorso la stessa strada sia ideologica, che musicale. Ciò che più ammiro in loro oltre all’innegabile talento è la costanza che hanno mantenuto in tutti questi anni di carriera. Al di là dell’affetto personale ritengo che il motivo per il quale mi abbiano nominato un erede sia il mio modo di far musica militante-antagonistica, specie col gruppo che avevo nei primi anni ’90, Codice 22. La maggior parte dei miei testi erano rivolti alla classe operaia, soprattutto agli operai di Bagnoli, zona da cui provengo, e che vivevano e vivono la problematica dell’amianto. Essere un’artista, secondo me, significa anche essere un militante. Non a caso vivo a Villa Medusa a Bagnoli, posto occupato, che è diventato la casa del popolo.

Dopo un ventennio che fai musica militante-antagonista a Napoli noti un cambiamento in positivo o in negativo in entrambi i sensi?

Secondo me, oggi a Napoli si sono persi molti valori, tra cui la cultura musicale. Le band scarseggiano sempre più e sembra che tutto debba essere fatto in digitale. C’è il fermento dell’hip hop, ma questo genere non ha ancora scritto niente nelle pagine della storia della città. Ci sono sicuramente dei talenti in quest’ambito, la mia top five è composta da: Dope One, Peste Mc, Capone Mc, Capeccapa e Pepp Oh, però mi sarebbe piaciuto che ci fosse anche oggi un sound più versatile come è sempre accaduto dagli anni ’70, agli anni ‘90. Ai nostri tempi operavamo una commistione di generi e suonavamo accompagnandoci con gli strumenti, vedi gruppi come i 99 Posse o gli Almamegretta. Infine c’era un’amicizia più stretta e più disinteressata tra di noi. Sapevamo il vero significato della parola crew insomma.

Quale è la tua attuale crew e che percorso hai fatto prima?

La Flegrea Black Music, crew composta da una quindicina di elementi. Ci sono alcuni nomi noti come Marcello Colemann (Almamegretta), Valerio Jovine ed altri più conosciuti nella scena rap come Genesi e Matto Mc. Come si evince dal nome, questa crew abbraccia tanti generi che confluiscono più o meno nel black, dall’hip hop al reggae, dal raggamuffin alla dancehall, all’r’n’b. All’epoca delle Posse, noi eravamo tutti un’unica scena Posse, ma ognuno aveva un suo genere di riferimento. Ad esempio, gli Almamegretta facevano Dub; i 99 Posse facevano Old Posse con influenze più jamaicane; i 24 grana facevano dub ma con influenze etniche e sonorità tipiche napoletane; La Famiglia, Speaker Cenzou e i 13 Bastardi facevano hip-hop ed hanno portato questa cultura a Napoli per la prima volta, così come i Sud Sound System hanno avuto il merito di creare un proprio filone musicale raggamuffin in Salento. Il mio gruppo invece era più crossover e suonava una sorta di rock mescolato all’hip-hop. Sono ventidue anni che canto ed ho sempre cercato di raccontare nei miei testi il disagio sociale e la solidarietà verso i deboli. Sono cresciuto in una famiglia proletaria, ho perso mio nonno per una malattia a causa dell’amianto, ho vissuto tutto sulla mia pelle e non potevo non esprimerlo sotto forma di musica.

Hai scritto anche un brano sulla terra dei fuochi insieme alla Flegrea Black Music, che si intitola appunto “Terra dei Fuochi”…

Si. Abbiamo avuto anche delle critiche, ci hanno accusato di aver strumentalizzato un problema per dare una maggiore visibilità e notorietà alla crew. Ma posso garantire che gente come noi ha vissuto la situazione della Terra dei fuochi sulla propria pelle ed in prima linea (si pensi che molti ragazzi della crew sono di Pianura). Le accuse rivolteci sono assolutamente infondate: non sfrutterei mai questioni così delicate per ragioni diverse da quella della necessità, come ho sempre fatto, di raccontare il disagio. E chi mi conosce lo sa. Il pezzo comunque nasce da persone che affrontano problematiche quotidiane nel proprio quartiere di appartenenza e ci è venuto istintivo parlarne. Dai rifiuti tossici disseminati nella Terra dei Fuochi, all’amianto a Bagnoli, alla discarica a Quarto ed a Chiaiano e così via…

Raccontaci del quartiere da cui provieni, Bagnoli.

Bagnoli a differenza di altre periferie di Napoli, come quella Nord o Est, ha una sua cultura e mentalità ben precisa. Il ragazzo di Bagnoli è abituato fin da adolescente a praticare i posti occupati, a militare, a non rimanere muto di fronte alle ingiustizie. E poi qui c’è molto fermento musicale. La scena artistica di Bagnoli è florida ed è sbagliato ridurla alla persona di Bennato. E’ risaputo che c’è il problema dell’amianto e stiamo lottando con tutte le nostre forze perché si bonifichi. Abbiamo instaurato anche un comitato ad hoc per modificare lo stato di cose e per riscattare i 510 morti per amianto che si contano sul territorio. Perciò, riteniamo la ricostruzione di ”Città della Scienza” un problema del tutto secondario. Oltre a queste azioni militanti, abbiamo poi la Casa del Popolo o Villa Medusa Occupata, al cui interno svogliamo un sacco di attività per anziani, adulti, bambini ed in cui non può mancare anche un nostro piccolo studio di registrazione. Detto questo, ritengo che in futuro ci sarà sempre più azione militante antagonistica tra i giovani di Bagnoli.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando al mio secondo disco da solista. Avrò diversi featuring tra cui Francesco Di Bella, ex voce dei 24 Grana, Ciccio Merolla e Marco Zurzolo, fratello del noto bassista di Pino Daniele, Rino, oltre che vari componenti della Fbm come Jovine, Geco e Matto Mc. Con questo disco voglio fare un salto indietro di venti anni, commemorare la scena Posse. Il titolo ancora non è definitivo, ma molto probabilmente sarà “Nisida”, posto che ho avuto modo di vivere a lungo e presente nelle tematiche del disco.

Eugenia Conti

INTERVIEW WITH TUEFF / "Io autore di Fratelli d'Itaglia mi sento rapper e brigante"

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Non solo la strada. Non solo racconti di periferia e disagio. Ma anche verità e storia. Federico Flugi aka Tueff è un rapper brigante. Nella scena hip-hop napoletana ha da poco esordito come solista con il brano “Fratelli d’Itaglia” dove Itaglia sta a indicare quella colonizzazione del Sud per mano del Nord che da sempre denunciamo, anche attraverso queste pagine. Tueff fa rivivere gli eroi del popolo, i briganti. Il singolo vanta la collaborazione di uno dei massimi rappresentanti della musica hip hop italiana, ovvero l’ex Articolo 31, Dj Jad, che lo ha prodotto. Nel videoclip invece appaiono Pino Aprile e la squadra di rugby napoletana Briganti. “Fratelli d’Itaglia” è il primo estratto da “My Raplosphy”, l’album di esordio di Tueff, che uscirà quest’anno. “Ho scritto questo pezzo per il grande legame che mi unisce alla mia terra e per rivendicare una verità storica che viene nascosta da 153 anni – ci spiega infatti Tueff – E’ assurdo che oggi ai ragazzi si propinino bugie sul Risorgimento italiano  come è paradossale che  qui al Sud le stade e le piazze siano dedicate a Mazzini, Garibaldi e Cavour. Ed è inaccettabile che a Torino esista ancora il Museo di Lombroso con i resti dei briganti. Tutto questo mi ha spinto a comporre “Fratelli d’Itaglia” dove, come ribadisco nel testo, “metto da parte il mio dialetto per arrivare a chi si crede perfetto”. Abbandono il napoletano, che comunque mantengo nel ritornello, perché tutti possano recepire il messaggio.

Per te il riscatto del Sud passa necessariamente dalla conoscenza del passato?

La conoscenza reale della nostra storia è fondamentale in questo senso. Non dimentichiamo che il Nord, dopo averci massacrato,  dopo il 1861 ha chiuso le scuole per 15 anni proprio perché certi abomini fossero dimenticati. Sotto il Regno delle Due Sicilie invece le scuole erano gratuite e tutti avevano la possibilità di acculturarsi. Questo anche per smentire il luogo comune che voleva la classe contadina ignorante, quando invece molti agricoltori sapevano leggere, scrivere e fare i conti. E del resto quelli che sui libri di scuola vengono comunemente chiamati briganti, etichettati come fuorilegge, altro non erano che quei contadini, patrioti che difendevano la propria terra dagli invasori con tutti i mezzi a disposizione.

Cosa potrebbe risollevare le sorti del Sud secondo te?

Ci sono due elementi: la cultura e l’unione. Un popolo ignorante e non unito è più facilmente manovrabile. Per me la rivoluzione inizia dalla cultura, dalla storia. Scrivere dei libri come delle canzoni sono atti che possono contribuire a riappropriarsi della propria identità. Il rap poi è il genere più adatto perché tende a dare un messaggio diretto, a raccontare verità. Infatti, sono abituato a comporre versi in cui racconto quello che vivo o quello che osservo nelle persone vicine a me.
 La verità storica sarà argomento anche del tuo nuovo disco?

Il fulcro del disco, tutto in napoletano, dal titolo “My Raplosophy” sarà l’identità a 360 gradi, con incursioni nella storia musicale della mia città. Senza Napoli Centrale, Pino Daniele, il maestro Avitabile, Enzo Gragnaniello, gli Showman e tanti altri oggi non potremmo parlare di hip-hop. La prima traccia del disco sarà appunto “Fratelli d’Itaglia” feat. Dj Jad, l’unica in italiano. Ma ci saranno collaborazioni e produzioni con ShaOne (la Famiglia) sul beat di Sonakine e con gli scratch di Frankie B, ‘O Pecone dei Capeccapa (sia come voce di un ritornello, che come producer), Dope One, Jovine.

Perché “My Raplosophy”?

My Raplosophy perché penso che il rap sia una cosa personale. Non posso avere la presunzione di spiegare agli ascoltatori quale sia la filosofia generale del rap perché significherebbe mettermi su un piedistallo ma voglio far comprendere a tutti cosa rappresenta per me l’hip hop: una cultura che parte da colossi del genere come Dj Kool Herc e Afrika Bambaataa, ma anche una filosofia di vita. Non a caso, è la traccia con ShaOne, per me uno dei più importanti esponenti del rap campano, che darà il nome al disco.

Eugenia Conti