CRIPTOGRAFIA / Il 10 maggio fuori il nuovo disco della crew salernitana ADTVI

ADTVICRIPTOGRAFIA FRONTE
“Criptografia” sarà il nuovo album del collettivo salernitano ADTVI, ovvero Dober Mann, RamOne, Lambda, Il Drugo e Beefolco, in uscita il prossimo 10 maggio. Il titolo sta a rappresentare un viaggio nella coscienza interiore di ognuno di noi. Siamo esseri umani e come tali imperfetti con le nostre paure, paranoie, visioni, ansie. Come se la nostra esistenza fosse simile a un labirinto sia della mente che dello spirito. Infatti Criptografia letteralmente significa scrittura nascosta. Con questo progetto discografico la crew intende portare alla luce ciò che dovrebbe essere evidente, ma che sia la vista che le orecchie tendono a tenere nascosti. Il Rap viene così inteso come un consiglio di vita, come il frutto di esperienze che hanno segnato e forgiato questa formazione musicale. Attraverso l’hip hop puoi urlare al mondo ciò che provi senza titubanze, mostrando la nostra anima più pura.
L’album è prodotto da D.Ratz e Keemo, due grandi beatmaker e vanta le collaborazioni di P-Rob, LetalLetame, Bizzie, Dj Creolo. E’ stato registrato a “La porta sul retro” di Nocera e poi successivamente missato e masterizzato da Asa Blade a Salerno. I singoli estratti già online sul web sono “Pergamena” e “Kappa”, in cui troviamo a rappare il quartetto al completo.

 Solo pochi giorni quindi e potremo ascoltare l’intero disco dedicandoci a decifrare l’essenza del suo contenuto !
TRACKLIST
1) IntroMissione – Prod. Keemo
2) Pergamena – Feat.P-Rob – Prod.D.Ratz
3) Consciousness – Feat.LetalLetame – Prod.D.Ratz
4) The Sunset Limited – Feat.Bizzie – Prod.D.Ratz
5) Lazar – Feat. Dj Creolo – Prod.Keemo
6) Incastri di seta – Prod.D.Ratz
7) Silenzio – Prod.D.Ratz
8) Kappa – Prod.Keemo
Eugenia Conti

INTERVIEW WITH ROCCO HUNT / "Il sole tra i palazzi: dopo il libro ecco il videoclip"

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Non è notizia di oggi che Rocco Hunt sia diventato anche scrittore. Il Poeta Urbano dopo la vittoria di Sanremo Giovani grazie al suo brano “Nu juorno buono” dedicato alla Terra dei fuochi e il grande successo del suo album “A verità” ha deciso di utilizzare la penna non solo per scrivere versi, ma per pubblicare il suo primo libro. E così lo scorso dicembre è uscito “Il sole tra i palazzi”, un racconto dai risvolti autobiografici ma che partendo dall’esperienza personale ha come scopo fondamentale quello di narrare la città natale dell’autore, Salerno, e i disagi che i ragazzi come lui si trovano ad affrontare quotidianamente. La settimana prossima invece sarà disponibile su Youtube il singolo “Il sole tra i palazzi”, sempre ispirato al libro e interamente girato nei campetti dei salesiani di Salerno. Rocco da rapper a scrittore si racconta per noi in attesa che il suo ultimo disco uscito esattamente il 25 marzo dell’anno scorso da d’oro diventi di platino. Mancano solo 900 copie per raggiungere il traguardo.

Rocco perché “Il sole tra i palazzi” e come mai hai deciso di scriverlo?

“Il sole tra i palazzi” è un libro autobiografico ma a stampo giornalistico, tanto è che al suo interno ci sono degli studi e delle inserzioni del giornalista partenopeo Federico Vacalebre. Le sue pagine parlano del cambiamento della mia vita, ma ho deciso di scriverlo soprattutto perché volevo essere la voce di tutti i ragazzi che come me vengono dalla periferia e vedono il sole di striscio attraverso orrendi palazzoni. Volevo descrivere e far conoscere quei contesti in cui è più facile accorgersi del grigiore piuttosto che lasciarsi incantare da un raggio di sole o da un po’ di colore. Anche perché spesso da noi i giovani, a causa delle difficoltà giornaliere, tendono a camminare a testa bassa e neanche rivolgono lo sguardo al cielo. Attraverso la mia esperienza volevo che i miei coetanei lo leggessero, si rispecchiassero in me e di conseguenza fossero spronati a sorridere e a fare qualcosa per riscattare il territorio. E ad alzare la testa.

In che modo è possibile far si che questo raggio di sole possa prevalere su tutto il grigiore e i problemi dei ragazzi del Sud?

Sicuramente attraverso le eccellenze e i talenti del Sud che fortunatamente sono ancora numerosi nonostante la situazione sia molto più drammatica rispetto ad altre zone di Italia. Dobbiamo puntare sull’impegno delle nuove generazioni per la rivalutazione del territorio.

L’impegno sul territorio dovrebbe essere la prerogativa anche di un rapper. Tu ad esempio hai vinto Sanremo giovani con un brano che parla della Terra dei fuochi. Perché è importante parlarne?

Ritengo che sia utile e importantissimo parlarne ma che non tutti possano farlo. Infatti non tutti hanno l’attendibilità e l’approccio giusto per potersi avvicinare a certe questioni. Sicuramente l’hip hop è un genere musicale che viene dalla denuncia dal basso e credo che ogni rapper del Sud dovrebbe utilizzare il rap come rivalsa sociale per poter essere credibile. Solo chi viene dalle nostre periferie può affrontare determinate tematiche: non chi si spaccia di essere di strada, ma non sa nemmeno cosa questa sia. Non a caso il mio gesto di portare a Sanremo un testo che raccontasse la vicenda della Terra dei fuochi è stato dettato da un bisogno esistenziale. Qui abbiamo il mare, il sole, il caffè ma abbiamo un territorio devastato dove tra l’altro mancano le industrie e non si crea economia.

Questa disparità tra le due parti del Paese è sottolineata anche nella title-track “A verità”. Che verità vuoi svelare tra le righe e in quanti pensi l’abbiano recepita?

‘A verità è un altro testo di denuncia in cui difendo il Sud. Attacco le istituzioni per quanto riguarda l’istruzione, le “scuole fracide”, le strutture, i trasporti, le industrie, l’immondizia nel Meridione. Nonostante tutto, però, non potranno mai toglierci l’arte. Lo Stato quaggiù ci ha abbandonato e per questo aggiungo: “Pe’ mme n’esiste Italia fino a quando esiste ‘a Padania, nun è ca so razzista so mill’anne ca so schiavo,  a gente nun c’a fa cchiù a piglià solo batoste, ‘A colpa è a vosta: nun credimmo dint’a bandiera verde bianca e rossa!“. Nel ritornello cantato dal maestro Avitabile poi viene accusato l’uomo in generale che sta distruggendo la natura, sta abbattendo il polmone verde della Terra, gli alberi, per creare i fogli di carta sui quali poi i vincitori scriveranno la storia a modo loro.

Fin da quando eri solo un ragazzino hai cercato di dire la verità scrivendo anche brani anti-sistemici come “L’occhio del massone”. Il Rocco di oggi continuerà a dire la sua senza censure e condizionamenti?

Quello che ero mi ha portato ad essere ciò che sono oggi e lo porterò sempre con me. Ovviamente sono cresciuto e ho voglia di sperimentare e di affrontare temi nuovi, ma resto sempre lo stesso. L’unico cambiamento è dovuto alla mia maturità personale ed artistica avvenuta soprattutto grazie agli insegnamenti dei miei maestri tra cui in primis annovero Pino Daniele. L’hip-hop non è solo scrivere versi anti-sistemici e rappare, ma è una cultura da diffondere. Personalmente ho portato il mio rap nelle carceri piuttosto che nei reparti oncologici degli ospedali. Dunque abbiamo divulgato questa musica a una fascia di utenti che ascoltava tutt’altro o addirittura proprio niente. A prescindere dal disco d’oro che attendiamo diventi di platino, per me è questo il vero compito di un Mc”.

Eugenia Conti

FESTIVAL DI SANREMO 2014 / Domani tocca a Rocco Hunt: un appello per difendere la Terra dei Fuochi

ROCCO-HUNT a sanremo

“La strage dei rifiuti, L’aumento dei tumori, Siamo la terra del sole, Non la terra dei fuochi!” Rocco Hunt, domani, canta a Sanremo, in un’edizione del tutto scarna e ingenerosa con il Sud. E canta un brano intriso sì di denuncia, ma anche di speranza e soprattutto di voglia di riscatto per la propria terra.

Un inno che difende un Sud, sputtanato gratuitamente anche sul palco di Sanremo, come accaduto ieri, durante la prima serata.

La musica, a Sanremo, però, domani cambia: il rapper salernitano Rocco Pagliarulo, detto Rocchino, vuole rompere proprio questi schemi. Nonostante i suoi soli 19 anni, venendo da una realtà difficile, ha già molto da insegnare, anche all’immarcescibile coppia Fazio-Littizzetto. La sua scelta di vita e di artista, infatti, è quella di usare la sua voce come megafono di tutte le voci del Sud, per cantare contro il sistema, raccontando la nostra verità “collettiva” attraverso il suo brano. “Nu juorno buono”, in gara nella categoria giovani di questa 54esima edizione del Festival.

È una delle otto nuove proposte di quest’anno. Assieme a lui sul palco saliranno: Diodato (Babilonia), Filippo Graziani (Le cose belle), The Niro (1969), Veronica De Simone (Nuvole che passano) e Zibba (Senza di te). Bianca (Saprai) e Vadim (La Normalità). Un’edizione, quella del 2014, cominciata in maniera movimentata, con un gesto disperato che dovrebbe far riflettere tutti.

Durante il monologo iniziale di Fazio, infatti, due operai del Consorzio del bacino di Napoli e Caserta sono riusciti a salire, attraverso uno stratagemma, sull’impalcatura dell’Ariston e da lì hanno minacciato di buttarsi giù, se il presentatore non avesse letto pubblicamente una loro lettera.

Fazio, costretto dalle circostanze, ha letto: “Siamo più di 800 operai, non riceviamo lo stipendio da mesi e così sarà per i prossimi mesi. In un anno sono già avvenuti tre suicidi”. 

Un gesto che ha fatto reagire subito Rocco Hunt: “Rapperó per due persone in più. Il mio rap è anche per loro e per tutti gli altri operai. Lo dedico a tutti i lavoratori del Consorzio del bacino di Napoli e Caserta. Li comprendo benissimo. Mio padre è il primo che lavora in una cooperativa e so cosa significa ricevere lo stipendio una volta ogni sei mesi. Con questa mia canzone voglio cercare un cambiamento concreto. Se lo meritano i precari, i disoccupati, tutta la mia gente, la mia terra. Arriverà ‘o juorno buono!”

E con questo messaggio pulito e fiducioso, espressione di un rap positivo, di denuncia e che rispecchia la vera essenza del genere, noi stasera facciamo il tifo per te, Rocchì. Sei l’unico che può difendere Napoli dallo sputtanamento continuo, da quel palco. Perché “questo posto non deve morire, La mia gente non deve partire, Il mio accento si deve sentire” non siano solo note sanremesi ma un modo di vivere Napoli e il nostro Sud.

Eugenia Conti