INTERVIEW WITH O IANK FUOSSERA / Il nuovo singolo "Terra nostra" per difenderla con l'impegno e la musica

o iank briganti

O’ Iank Fuossera, il Bianco dei Fuossera: questo il nome d’arte di Giovanni De Lisa. Il rapper partenopeo, storico componente della band Fuossera è un meridionalista vero, proveniente da Napoli Nord, quella difficile periferia, troppe volte, però fenomeno di spettacolarizzazione in negativo. Gianni e la sua band, dal 1998 (anno della loro formazione) hanno cercato di raccontare nel modo più autonomo possibile e originale le vicissitudini e le problematiche del loro quartiere.

O’ Iank, Peppe J one e Sir Fernandez, nei loro pezzi, hanno sempre offerto degli spaccati interessantissimi sulla società in cui sono nati e cresciuti: Piscinola. Padri dell’hip-hop campano, assieme agli amici fraterni Co’ Sang, con cui hanno collaborato numerosissime volte, i Fuossera hanno rimarcato nelle loro liriche la ferocia del sistema, sia criminale, che istituzionale. Ma specie nel cuore di Giovanni, negli ultimi anni, si è sviluppato sempre più l’animo brigante. E’ cominciata a crescere in lui la rabbia, la voglia di riscatto per la propria terra, l’odio verso un tricolore che rappresenta solo il simbolo della rovina del Sud. È aumentato a dismisura l’amore per la sua Capitale, Napoli e così il cantante ha deciso di intraprendere la carriera da solista. ‘O Iank denuncia tutto il suo dissenso verso lo Stato italiano in canzoni come “Biancoazzurro”, unici colori in cui si riconosce, ovvero quelli della sua città, regina del Regno delle Due Sicilie, oppure in “1.2.1.3”, numeri cifrati che compongono la sigla ACAB. Fino ad arrivare al suo ultimo brano, “Terra nostra”, un inno per il meridione, fuori da qualche giorni e che anticipa il suo prossimo disco in uscita nel 2014.

 

Gianni, quando hai deciso di scrivere “Terra Nostra” e qual è il messaggio che vuoi trasmettere con questo testo?

Sono solito seguire molto da vicino tutto quello che accade a Napoli ed al Sud da molti anni ormai. Ho troppe cose da dire riguardo alle condizioni ed agli abusi del nostro mezzogiorno. Infatti, in ogni mia canzone, non posso evitare di mettere almeno un accenno sulla nostra terra, anche se si tratta di un classico pezzo skills rap. Il testo di “Terra nostra” l’ho scritto nel febbraio del 2012. È stato uno sfogo, messo nero su bianco, in una notte in cui mandavano in tv il solito servizio su Scampia e lo spaccio di droga. Un servizio di sciacallaggio puro, dove veniva sputato veleno e venivano messe in vetrina le solite cose negative, che non portavano a niente. Allora ho sentito il bisogno di trasmettere tutta la mia rabbia e la mia tristezza nel vedere la mia terra stuprata ed offesa. Ma sottolineando anche che qui, oggi, stiamo prendendo coscienza di chi siamo. E’ una fase in cui sappiamo da dove veniamo ed a chi apparteniamo. Il messaggio è quello di andare alla radice per cercare di tagliarla se il frutto è marcio, di conoscere il perché dello stato di cose che ci circonda, per poter andare incontro al reale cambiamento del Sud.

E la musica che ruolo gioca per andare incontro a questo reale cambiamento?

La musica è molto importante perché è un mezzo che arriva rapidamente ai giovani. Quindi, se una gran parte di questi ultimi apprende il messaggio che si vuole trasmettere, poi lo metterà in pratica in maniera naturale. Prendo come esempio i Sud Sound System, che sono riusciti ad arrivare ad un pubblico vastissimo. Loro cantano: “La terra tua amala e difendila”, ne “Le radici ca tieni”. Questa canzone è stata recepita tantissimo dai giovani. E infatti in Salento c’è un’attaccamento radicato alla propria identità. I salentini hanno un grande senso di appartenenza alla propria terra. Logicamente se, invece, l’artista nei videoclip si mette i medaglioni d’oro, sfreccia a bordo di BMW, con donne ammiccanti, con le chiappe da fuori o se usa terminologie legate alla malavita, sta portando acqua al mulino della distruzione. Inevitabilmente, nel ragazzino attaccato a youtube, comincerà a nascere la convinzione che quel bel culetto ed il macchinone non potrà mai averli facendo un lavoro umile ed onesto. Quindi, comincerà a sdegnare le sue origini.

Le tue origini, invece, sono l’essenza della tua musica. Lasceresti mai la tua terra?

Come ben si può capire le mie origini influenzano totalmente la mia musica, sia nei testi che nella composizione. Non voglio andare via dal Sud, ma sicuramente non riconosco l’Italia come la mia nazione. Quando dicono che al Sud siamo africani è un grande complimento per me. Gli africani sono un popolo evoluto spiritualmente, questi italiani, invece, pensano solo a come devono vestire il loro cane/topo, mentre si fanno le foto da soli con lo smartphone. Cellulare che gli avrà regalato il fidanzato, che lavora in un’azienda, grazie alla raccomandazione dello zio deputato alla Camera.

Dunque, quanto è difficile essere un’artista?

È sicuramente difficile essere un’artista al Sud. In primis mancano le strutture ed oggi, per quanto concerne la musica, si è creato tutto un giro intorno a Milano, che segue una logica precisa. Logica secondo la quale, se un cantante non si butta nel calderone degli “accattoni” nella “città del business”, non va da nessuna parte. Io sono felice di fare le cose come voglio e non me ne frega un cazzo di partecipare alle serate mondane o alle sfilate di chi “lecca” di più dell’altro. Oggi ho quasi paura di mostrare stima verso un altro artista, perché ormai, anche nell’hip hop, tutti sanno che devono mostrarsi dei fratelloni fingendo un quasi amore per poi ottenere qualche seratina in cambio o qualche featuring a costo zero. Il mondo della musica odierno è autentico quanto una banconota da 7 euro, con cui poi “il rapper Made in Italy del momento”, pipperà cocaina.

Dunque, per quest’ipocrisia del mondo rap, hai dichiarato di voler lasciare la scena musicale dopo l’uscita del tuo prossimo ed ultimo album? Di cosa parlerà?

Si, come ho scritto nel mio comunicato ufficiale, abbandono la scena. Finiró il mio album da solista e nel frattempo faremo uscire con i Fuossera una serie di videoclip per celebrare i nostri 15 anni di carriera (già ne è uscito uno, intitolato “Mani in alto”). Il mio disco non sarà altro che un viaggio nella mia sensibilità. La sensibilità ti fa sentire le cose in maniera più chiara, è un amplificatore. Ho composto tutte le musiche con i Dualizm (Alessandro Estranea e Raffaele Marzano), che hanno avuto la pazienza di stare con me chiusi in studio per settimane intere, riuscendo a creare proprio quello che volevamo. In questo cd ci sarà tutto quello che sono e tutto quello che ho e mi rappresenta. Ci saranno l’identità, la mia città: Napoli, “capitale dell’orgoglio, nella repubblica dello scuorno”… Insomma, la nostra terra.

Eugenia Conti

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